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TERRORISMO, MA NON C’È BERLINGUER

Renzo Trappolini di Renzo Trappolini
04/02/2026
in LEGALITÀ
TERRORISMO, MA NON C’È BERLINGUER
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TE LO LEGGO IO

Antonio Di Pietro – il quale di imputazioni ha esperienza e nella qualificazione dei reati non si può negare che ci azzecchi – fosse ancora magistrato, contesterebbe ai rivoltosi del sabato torinese di Askatasuna l’art. 280 del Codice Penale. Cioè, aver agito in danno di persone e cose, insomma della città di Torino, per finalità di terrorismo. Terrorismo urbano, l’ha definito nell’intervista a Quarta Repubblica di Nicola Porro, ma la norma penale da lui citata aggiunge alla parola terrorismo: “o di eversione dell’ordinamento democratico”.

Saranno i tribunali a giudicare se gli incappucciati che assaltavano non le guardie municipali ma le forze di polizia dello Stato, mentre la folla, lì intorno, scandiva – seppur in francese – “Tutto il mondo detesta la polizia”, intendevano sovvertire l’ordine democratico. Perché alla violenza fisica collettiva intesa a togliere dalle strade del corteo gli agenti e la loro presenza organizzata si accompagnava una dichiarata quanto precisa istigazione contro chi era lì per il principio costituzionale espresso nell’art. 17 della Carta .Il diritto dei cittadini a “riunirsi”, ma “pacificamente senz’armi” – e le armi non sono soltanto pistole, fucili e bombe – senza mettere in pericolo “sicurezza e incolumità pubblica” che le “autorità” – è sempre l’art. 17 a stabilirlo – devono garantire.
Gli incappucciati in tenuta d’ordinanza nel sabato nero di Askatasuna si può pensare che, attraverso gli atti di violenza compiuti, volessero affermare – anzi confermare, visti i precedenti – istanze politiche destabilizzanti, oggetto immediato e diretto delle intenzioni con le quali agivano?
Il “Tout le monde deteste la police” non appare forse in qualche modo dimostrarlo?
Sembra, dunque, nel giusto Di Pietro quando parla di “terrorismo”. Fenomeno già vissuto nella storia del Paese.

“Certo – ha scritto Antonio Padellaro su Il Fatto Quotidiano – il confronto tra le BR e i delinquenti di Torino farà storcere il nasino a qualcuno”, soprattutto ai nostalgici del consolatorio rifugio nella demonizzazione dei “pochi che sbagliano”, senza vedere che la gente, anche tanta di quella che comunque in piazza ci scende, è sempre più sgomenta e tentata da un altro refrain: ”la polizia li arresta e i magistrati li mettono fuori”. Con la conseguenza di un brodo di coltura antistato che cresce in direzione contraria a quella dei rivoluzionari del sabato o delle anime belle, le quali – come i ricchi della vecchia canzone – “sanno anche gustare la drammaticità del canto popolare”.

Terrorismo, eversione, ma, allora,c’era Berlinguer a capo della Sinistra. Fu “molto importante – riconobbe Benigno Zaccagnini, segretario Dc in un’intervista ad Antonio Caprarica su l’Unità – per far risaltare in modo estremamente chiaro l’isolamento dei terroristi”. Sandro Pertini, scrisse che Berlinguer “attribuiva un significato altissimo al tessuto di solidarietà che, al di là delle collocazioni parlamentari, delle divisioni e anche degli scontri tiene insieme …Scudo della nostra democrazia, contro ogni aggressione”.
A Torino, Berlinguer andò il 26 settembre 1980 per incontrare gli operai in lotta davanti ai cancelli della FIAT. Lì, disse lo storico leader CGIL, Luciano Lama: “ha incassato e pagato dei prezzi. Non si è limitato a predicare”.
Anche Lama, non ebbe timore ad andare all’università La Sapienza di Roma, dove gli studenti, proclamatisi “indiani metropolitani”, lo contestarono, costringendolo ad interrompere il discorso.

Il terrorismo fu sconfitto così. Ora Berlinguer non c’è più. Neppure la DC e il PCI e sono sempre meno quelli che a quelle storie parteciparono.

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Prima della sua attuale terza età, ha lavorato in banca. Nella sede centrale di BNL, come Capo dei rapporti istituzionali e poi di quelli finanziari e operativi con le Pubbliche Amministrazioni. Successivamente, Direttore Generale della Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo, Amministratore di Carisap, Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e di Banca dell'Adriatico. E' stato consulente di Artigiancassa e della Regione Lazio. Ha collaborato con Nerio Nesi per il libro "Il codice delle nomine bancarie" (Edizioni Feltrinelli - 1981). Ha scritto per riviste bancarie, un settimanale e un quotidiano a tiratura nazionale, oltreché giornali on line.

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