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LA GUERRA: ALCUNE SUE DEFINIZIONI E CARATTERISTICHE (QUINTA PARTE)

Giuseppe Bodi di Giuseppe Bodi
25/01/2026
in DIFESA
LA GUERRA: ALCUNE DEFINIZIONI E CARATTERISTICHE (PRIMA PARTE)
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La guerra e le componenti “esterne”
Tra le varie “componenti esterne” della guerra vi sono l’ambiente naturale che può influire sull’economia, le tecnologie e le capacità militari di una popolazione. Territori e culture possono predisporre alla bellicosità o meno delle popolazioni. Storicamente, le popolazioni si sono sviluppate anche demandando la difesa e la guerra a fasce più o meno larghe della popolazione, a seconda della ricchezza o della povertà delle terre. Laddove tutti erano impiegati alla ricerca del cibo, od i territori erano dotati di barriere naturali che impedivano al nemico di avvicinarsi e vi era sufficiente abbondanza di cibo in zona, si sono sviluppate culture maggiormente pacifiche.
Alla stessa stregua battaglie e guerre sono state vinte non solo con le armi ma diffondendo, involontariamente, malattie presso popolazioni che non avevano difese organiche ed immunitarie contro alcuni ceppi virali o batteriologici. È il caso degli stermini effettuati da comunissime malattie europee nel centro-sud America con gli sbarchi delle truppe e delle popolazioni provenienti dal vecchio continente. Illuminante è il libro di Jared Diamond, “Armi acciaio e malattie”. Tra il 1500 ed il 1600 gli abitanti del Messico pre-colombiano, a seguito dei contagi di malattie “europee”, passarono da circa 20 milioni a poco più di 1,5 milioni. Diamond annovera il vaiolo, il morbillo, l’influenza, il tifo, la malaria, la difterite, gli orecchioni, la pertosse, la peste, la tubercolosi e la febbre gialla. Molte di esse erano mortali anche in Europa ma erano totalmente sconosciute nelle Americhe. In compenso gli europei importarono la lue.
Gli indigeni non avevano resistenze immunitarie o genetiche. Fu una forma, del tutto inconsapevole, di guerra batteriologica dove il semplice contatto umano decimava gli avversari per loro carenze immunitarie. In misura analoga, ma con perdite umane nettamente inferiori, anche in relazione al progresso scientifico intercorso, le malattie tropicali ostacolarono la colonizzazione europea dell’Africa mietendo vittime tra gli esploratori. La “malattia” come componente di una potenziale vittoria sul campo sarà oggetto di studio nel XX secolo, con forme prima embrionali (le chimiche della prima guerra mondiale) e poi sempre più sofisticate, tanto da rappresentare uno dei segreti maggiormente custoditi dai laboratori scientifici militari degli Stati.
Per quanto attiene alle ricerche segrete in campo militare e lo sviluppo di armi offensive di tipo “segreto” o “coperto” in campo biologico, chimico e nucleare, con particolare riguardo al settore intelligence (omicidi mirati di individui ritenuti nemici), è illuminante quanto riportato – per l’Urss e la Russia – nel libro di Paolo Guzzanti “Il mio agente Sasha”.

La guerra, la tecnologia e l’economia
Esiste un “nesso tra potenza economica ed impegni strategici. L’ascesa ed il declino delle grandi potenze dal 1500 ad oggi risultano legati ad una parabola in cui il consolidamento di interessi economici e territoriali diffusi corrisponde ad un impegno diplomatico e militare il cui peso finisce per intaccare una vitalità produttiva che ne costituiva la premessa”. Paul Kennedy argomenta storicamente la non fondatezza dell’assioma secondo cui la sola spesa militare “possa costituire il volano permanente più efficace dello sviluppo”. Le potenze militari sono sorte, nei secoli passati, in correlazione con la monopolizzazione e la burocratizzazione del potere militare da parte dello Stato centralista, teso alla creazione della Nazione. Parallelamente si sviluppò un sistema finanziario, bancario e creditizio in grado di supportare l’impegno bellico che si concretizzava nelle produzioni e nelle forniture militari. Spesso, nei secoli passati, si ricorreva al credito estero (si pensi ai banchieri olandesi che, argutamente, erano attenti più alla stabilità ed affidabilità finanziaria che non ad aspetti religiosi od ideologici).
Di fatto, senza un apparato industriale, economico e finanziario in grado di sostenere lo sforzo bellico (inteso come produzione di mezzi, logistica, stabilità economica delle popolazioni civili ed altro) mai nessuno Stato è riuscito a vincere una guerra prolungata nel tempo.
Al mutare consistente degli equilibri economici sono mutati gli equilibri di potenza con l’insorgere di nuove potenze militari od il declino di altre. La tesi del Kennedy è che “esiste una dinamica del cambiamento, guidata principalmente dai progressi economici e tecnologici, che influiscono poi sulle strutture sociali, i sistemi politici, la potenza militare e la posizione di singoli Stati ed Imperi. La velocità di questo mutamento economico globale non è stata costante, semplicemente perché il ritmo delle innovazioni tecnologiche e della crescita economica è di per sé irregolare, condizionato dalla situazione del singolo inventore od imprenditore, oltre che dal clima, dalle malattie, dalle guerre, dalla geografia, dalla struttura sociale ed altro. Questo ritmo irregolare di crescita economica ha avuto, a lungo termine, un impatto determinante sulla potenza militare relativa e sulla collocazione strategica dei membri del sistema di stati”.
Le condizioni economiche di uno Stato influiscono in modo determinate sugli eserciti, ovvero sulle forniture e sulla loro efficienza. “La potenza militare si fonda su un’adeguata riserva di ricchezza, che a sua volta deriva da una fiorente base produttiva, da una finanza sana e da una tecnologia superiore. Il benessere economico si traduce sempre ed immediatamente in efficienza militare, poiché questa dipende da molti altri fattori, dalla geografia, dal morale nazionale, dalla competenza tattica e di comando. I principali mutamenti degli equilibri militari e di potenza nel mondo avevano alle spalle delle alterazioni negli equilibri produttivi; l’ascesa e la caduta dei vari Imperi e Stati nel sistema internazionale è stata confermata dagli esiti delle principali guerre tra grandi potenze, nelle quali la vittoria è sempre andata a chi aveva le maggiori riserve materiali. Continuerà ad esistere una dinamica della potenza mondiale, essenzialmente guidata dai mutamenti tecnologici ed economici”.
Il vertiginoso aumento del costo degli armamenti viene alimentato sia dall’elevatissimo costo dei nuovi sistemi d’arma – che hanno componenti tecnologiche dispendiosissime – sia dalla rivalità internazionale. In tale conteso “il problema diventa quello di equilibrare la sicurezza a breve termine fornita da una grande forza di difesa e la sicurezza a lungo termine data dalla crescita di produzione e di reddito. Il compito che si chiede di assolvere ai Governi è triplice: contemporaneamente provvedere alla sicurezza militare per i loro interessi nazionali, soddisfare i bisogni socio-economici dei loro cittadini e garantire una elevata crescita”.

 

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Giuseppe Bodi

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