Iniziamo da un breve, forse necessario, excursus storico in merito alla vendita delle indulgenze.
Papa Giulio II, nato Giuliano della Rovere (1443-1513), venne eletto Papa nel 1503. Tra i più celebri Papi del Rinascimento, patrono di artisti, dette inizio alla costruzione della Basilica di San Pietro, fondò i Musei Vaticani e la Guardia Svizzera.
Gli successe Papa Leone X, nato Giovanni di Lorenzo de’ Medici (1475-1521). Fu Pontefice dal 1513 al 1521. Presso la corte pontificia portò lo splendore ed i fasti delle corti europee rinascimentali. Ben presto si trovò a corto di denaro sia a causa delle guerre contro la Francia, sia per i dispendiosi lavori edilizi in corso a Roma, in particolare per la Basilica di San Pietro.
I due Papi avviarono la vendita delle indulgenze.
Leone X, al fine di reperire fondi, stipulò un accordo con l’Arcivescovo di Magdeburgo e Halberstadt. Il prelato versò la somma di 10.000 ducati ottenendo in contropartita l’arcivescovado di Magonza affinché potesse restituire la somma alla banca dei Fugger, dalla quale aveva ottenuto il prestito. Il Papa gli concesse il privilegio di dispensare l’indulgenza nelle diocesi dei suoi territori per sei anni con la bolla del 31 marzo 1515. Metà del denaro ricevuto sarebbe stato versato al Papa per il finanziamento della fabbrica di San Pietro e l’altra metà ai Fugger in restituzione del prestito ottenuto.
Il frate agostiniano Martin Lutero (1483-1546) criticò e predicò contro la vendita delle indulgenze; nel 1517 affisse le famose 95 tesi nella cattedrale di Wittenberg. Inoltre, nella città tedesca, anche il Principe Federico praticava tale vendita, avendo ottenuto dalla Chiesa di Roma il permesso di esercitarla una volta all’anno nel giorno di Ognissanti.
Papa Leone X, nel giugno 1520, in una bolla, condannò alcune tesi di Lutero minacciandolo di scomunica. Il frate agostiniano ignorò la bolla e il 10 dicembre dello stesso anno, nella piazza di Wittenberg, dette fuoco alla bolla papale. Lutero venne scomunicato il 3 gennaio 1521. Come noto, il teologo Lutero dette luogo alla Riforma protestane.
La vendita delle indulgenze, in sintesi, consisteva nel concedere la remissione delle pene temporali per i peccati in cambio di denaro.
Dopo questa premessa, viene da chiedersi se tale pratica, non in ambito ecclesiastico, ma prettamente laico, sia ancora in essere. Qualcosa potrebbe certamente farcelo pensare. Più di una volta in articoli di questo giornale si sono sottolineate le problematiche della fiscalità italiana: l’evasione. Il rapporto con il fisco del cittadino medio italiano è di profondo e radicato odio. A tal punto che l’onesto contribuente è definito “fesso”, per usare un termine non volgare. L’evasore non solo si sente “furbo” ma spesso se ne vanta, quando può, fermo restando che con barche, macchine di lusso, tenore di vita elevato ed altro piange miseria e si dichiara vittima se chiamato ad assolvere gli obblighi contributivi previsti dalla Costituzione. Parliamoci chiaro, l’evasore “ruba” un qualcosa allo Stato ed a tutti i cittadini onesti. Purtroppo alcuni provvedimenti legislativi, che vengono reiterati nel tempo, favoriscono l’evasione mediante una novella “vendita delle indulgenze”. Questa pratica laica ha vari nomi: “condoni” continui fiscali ed edilizi, “rottamazioni” di cartelle esattoriali, additare lo Stato come un nemico che vuole sottrarre indebitamente denaro al cittadino. Lo Stato dovrebbe provvedere all’esazione dei tributi, non a sostenere che egli stesso è una sorta di “Dracula” che succhia indebitamente denaro al cittadino. Perché tutto questo? Non certo in cambio di denaro ma in cambio di possibili voti elettorali carezzando, blandendo e incoraggiando alcune categorie di cittadini disonesti. Ci vorrebbe un Martin Lutero che predichi l’onestà fiscale e la porti a compimento. Onestà che porterebbe gli onesti a pagare meno tributi.












