Quando ero piccolo i miei genitori mi hanno sempre ricordato quanto fosse importante dare l’esempio. Più da grandicello ho capito cosa fosse l’imprinting e poi come fosse elastica la nostra capacità di assuefazione a quel che ci circonda e di adattamento ad usi e costumi.
Quando i moderni condottieri delle forze politiche urlano come operatori commerciali dei mercati rionali intenti a proporre la loro merce alle migliori condizioni economiche, è difficile che chi li ascolta non trovi desiderio di imitarli.
I giovanissimi e le persone più fragili sotto il profilo culturale e finanziario – vedendo certi personaggi al timone di questa povera barca alla deriva – eleggono a modello queste figure e ne scimmiottano movenze e feroci intenzioni.
Forse è la storia dei cosiddetti “neuroni specchio”, quelli che ci fanno sbadigliare se vediamo qualcun altro che lo fa. Le orecchie, frastornate da veementi dichiarazioni di cose non sempre vere, autorizzano a strillare e ad asserire bugie tanto roboanti quanto infondate o irrealizzabili.
Alzare la voce si impara subito. E con quella modulazione i più piccoli si rivolgono ai genitori, agli insegnanti e a chiunque sia tenuto ad esercitare qualsivoglia genere di autorità. Se gridare non basta, occorre far rumore – magari fracassando qualcosa – oppure mostrare la forza e la capacità di infrangere le leggi.
Le piattaforme social, dove alle nobili figure dei leoni da tastiera si sono affiancati i cinghiali devastatori, sono la miglior palestra per chi vuole sviluppare i muscoli piuttosto che il cervello. L’ispirazione arriva magari da parenti o conoscenti più adulti che offrono spunti irresistibili.
Se prima erano tutti allenatori di calcio e al bar dissertavano di partite insoddisfacenti o di campioni deludenti, adesso è difficile trovare qualcuno che non abbia la stoffa di Churchill, Eisenower, Merkel o De Gasperi. Questi nuovi statisti con quattro vocaboli (remigrazione in primis) guidano le nuove generazioni verso il sacro tempio dell’odio. Li aiutano le truppe degli influencer, quelli che ostentano ricchezza sfrenata e possibilità impossibili. A questi si aggiungono quelli del “bisogna dargli una lezione”, che fanno delle bastonate lo strumento di giustizia…
Potremmo continuare a lungo nel pennellare a tinte vivaci lo scenario in cui i ragazzini crescono e peggiorano ogni giorno.
Litri e litri di rabbia ubriacano con facilità. L’insoddisfazione esplode appena si staccano gli occhi dallo schermo dello smartphone che racconta un mondo che non c’è e che invece si sognava e si era sicuri di ottenere. La delusione innesca la vendetta che ovviamente viene consumata su bersagli che identificano quel che non si riesce ad ottenere e la violenza prende rapidamente la forma del saccheggio.
Non ci si stupisca se ragazzini poco più che bambini fracassano le vetrine e rubano quel che trovano sui banconi. Hanno visto l’impunità di chi con posizioni di spicco (nel pubblico e nel privato) si è fatto corrompere, ha preteso “stecche”, ha impoverito la collettività per finalità personali, ha fregato tutti, ha ottenuto vantaggi indebiti a cominciare dal posto che ricopre senza meritarlo. Ognuno ruba come può e l’eleganza del farlo non deve turbare meno di chi mette a ferro e fuoco la città.
E’ la storia dell’esempio. E i giovanissimi lo hanno saputo prendere pur mutuandolo a misura della propria irruenza e della consapevolezza di esser stati lasciati senza prospettive.
Si smetta di sbraitare. Il silenzio dell’agire bene non ha lo stesso effetto dello spolmonarsi con promesse irrealizzabili, ma rischia di funzionare.
A mali estremi, estremi rimedi, avrà pensato chi ha letto il titolo del corsivo ritenendo l’iniziativa appena adottata davvero risolutoria…
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