L’episodio della scuola media Verga di Roma ha lasciato tutti sconvolti non solo per la violenza dell’aggressione premeditata e offerta in diretta streaming ad un pubblico selezionato.
Questo aspetto sembra passare in second’ordine nel momento in cui la vittima perdona il suo carnefice e non sa scrivere due parole per ringraziare e magari esaltare il coraggioso intervento di chi le ha sostanzialmente salvato la vita.
La spiegazione della così imprevedibile reazione la fornisce direttamente l’insegnante, termine che nella fattispecie suona come il più strabiliante ossimoro.
L’eroe del giorno è nero e nessuno ha mai visto Superman o altri suoi colleghi con la pelle scura. Una simile connotazione compromette inesorabilmente ogni eventuale aspirazione a diventare un cittadino modello di una Nazione che cade a pezzi perché demolita proprio da chi dovrebbe invece gettarne le più solide fondamenta.
Adesso si cercano mandanti e istigatori per scoprire chissà quale segreto del malessere sociale che genera i mostri che arrivano a scuola con spray urticante, coltello e casco sormontato da telecamera. Un malessere che non si cura con il cerotto dei metal detector, ma che impone una più profonda visita tutt’altro che ambulatoriale.
Non potendo in poche righe avviare sterili discussioni su iniziative strategiche e rimedi tattici per fronteggiare certi drammatici eventi, vale la pena dedicare un minuto per descrivere il ragazzo senza un volto nè un nome che ha messo in pericolo la propria incolumità per proteggere la sua professoressa.
Il giovane è congolese ed è ospite di una casa-famiglia. Ci basti sapere questo per comprendere che l’animo di una persona in difficoltà può riservare la sensibilità che chi sta bene o troppo bene non riesce a far alloggiare nella propria mente e ancor meno nel suo cuore.
Il ragazzo ci ha dato una garbata lezione di educazione civica, lontana dagli urli di chi – come Bracardi ad Alto Gradimento – urla “in galera” e non fa nulla di concreto per dare l’esempio alle nuove generazioni.
Valditara ha promesso un premio allo studente e mi auguro che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella riconosca la grandiosità del gesto istintivo e conceda una medaglia al valor civile che – mai come in questo caso – dovrebbe essere assegnata…
La professoressa dal canto suo non sente il dovere di riconoscere il merito di chi l’ha sottratta a peggior sorte e ribadisce le sue convinzioni che quelli come il suo salvatore devono essere “remigrati”.
Non ci si aspetta un segno di amore e di riconoscenza da una signora che si è affrettata a cancellare il suo profilo Facebook dove l’immagine dell’utente somiglia davvero tantissimo a Giorgio Almirante facendo esclamare a molti cybernauti “ma lo conosco” oppure “credo di averlo già visto”.
I post – per chi ha fatto in tempo a rimirarne la bellezza – sono (o erano) un distillato di razzismo e di apologie di tempi fortunatamente passati ma tristemente attuali nelle previsioni meteo-politiche.
L’augurio di pronta guarigione è d’obbligo. Ci arrendiamo se gli anticorpi della signora sono tali da scongiurare – per sua stessa voce in una intervista a La Repubblica – un cambiamento di idee e opinioni sugli stranieri approdati “a casa nostra”.
Un altro auspicio è ovvio. Che la nostra gioventù applauda e non dimentichi il bambino eroe a dispetto di tutto e di tutti.
A mali estremi, estremi rimedi, avrà pensato chi ha letto il titolo del corsivo ritenendo l’iniziativa appena adottata davvero risolutoria…
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