Zucchero “Sugar” Fornaciari cominciava uno dei suoi classici dicendo di voler cambiare il mondo. Il suo “I change the world, I wanna change the world” è impresso nella nostra memoria, ma il ritornello e addirittura il titolo di quel bellissimo brano potrebbero cambiare…
Quella canzone rischia di divenire l’inno di una compagine politica che dice di voler mutare l’equilibrio di un pianeta al contrario e ora si trova a dover fare i conti con indiscutibili preferenze e gusti del suo leader.
Ma cosa sta succedendo?
Qualche giorno fa un brillante Ministro degli esteri ha distillato i più coscienziosi criteri da prendere in considerazione nella scelta della fanciulla da portare all’altare o all’ufficio comunale preposto per suggellare le nozze con rito civile.
La dissertazione ha convinto molti giovanotti a rivedere le rispettive convinzioni e ad indirizzare le proprie attenzioni ad elevata connotazione ormonale verso coetanee dagli abiti castigati e con la propensione a tenere profilo basso come pure lo sguardo.
Il suggerimento rivolto alle nuove generazioni – ormai pronte a incrementare la produzione di impenetrabili mutandoni alla caviglia e metalliche cinture di castità – non ha fatto in tempo a radicarsi.
L’aspirante reinstauratore delle tradizioni greche e romane ha subito perso una valida occasione per tacere e ha deciso di calamitare l’attenzione nazionale con uno dei suoi aforismi capaci di offuscare la fama persino di Oscar Wilde.
Il personaggio – che oggi vanta un crescente ed irrefrenabile indice di gradimento – alla giornalista che gli chiedeva se prediligeva le donne con la gonna corta o lunga ha saputo replicare con un blasonabile “Io preferisco senza gonna”.
La signorile espressione è subito rimbalzata nell’universo, portando in tutta la galassia una sbalorditiva testimonianza della nostra civiltà: una sorta di “alea iacta est” di chi non attraversa il Rubicone ma scavalca con virile agilità il tubo dell’autospurgo alle prese con una straboccante vasca biologica Imhoff.
Certe eloquenti sintesi verbali sono il retaggio di anni trascorsi nei più edificanti contesti in cui la volgarità va oltre il turpiloquio tanto divertente specie se esercitato nei “salotti buoni” o in un convivio parrocchiale.
Quel “senza” (che sottointende la gonna) è il tocco di incomparabile finezza che – nell’odierno clima gradevolmente astioso e trucido – fa capire che certe maniere charmant sono privilegio soltanto di chi tiene a premettere l’N.H. di nobiluomo a grado e generalità.
Forse certe eleganti raffinatezze si imparano in Accademia a Modena e, avendoci io trascorso solo dieci giorni prima di scapparne, mi duole non aver appreso certe cose che probabilmente (ma mi sembra davvero strano) si imparano dall’undicesimo giorno di corso in poi…
Per fortuna non sono solo le scuole la via alla erudizione e alla saggezza perché – come in questo caso – basta una citazione illustre per arricchirci culturalmente e soprattutto per migliorare il nostro grado di civiltà…
Chissà in futuro cosa potremo imparare da un rutto o da un vocalizzo tipico della flatulenza…












