“Chi non ha peccato scagli la prima pietra” ben si adatta al contesto informatico, dove gli errori dei tecnici vengono espiati dagli utilizzatori finali di programmi e soluzioni tecnologiche.
“Click-To-Pray”, la “app” di preghiera approvata dalle Autorità Vaticane e costituente il tessuto connettivo della Rete Mondiale di Preghiera del Santo Padre, ha una falla e forse più di una.
La prima è stata diligentemente segnalata il 3 gennaio scorso da un noto pirata digitale, che va sotto il nome di BobDaHacker.
L’avviso, corredato da ogni dettaglio tecnico necessario per eliminare il problema, non è stato ascoltato.
In questo modo la “app” ha continuato a divulgare nomi, indirizzi mail e presumibili dati inerenti la posizione, l’impiego e le scelte degli utilizzatori.
La fastidiosa situazione riguarda almeno 720mila utenti che – in giro per il mondo – adoperano la “app”.
E’ un numero crescente considerato che il programma è disponibile in sette lingue sia per apparati con sistema operativo iOS sia per Android.
BobDaHacker non è certo appassionato di tecnologie vicine alla fede, ma è – anzi – personaggio estremamente legato al mondo concreto.
E’ lo stesso tizio che recentemente, in un ambito indubbiamente più laico, aveva analizzato il sistema di ordinazione di McDonald’s. In quella occasione aveva scoperto come ottenere gratuitamente panini e altro cibo dai punti vendita della rete di fast food…
L’hacker ha confermato in questi giorni che la vulnerabilità della “app” gode di ottima salute, lasciando immaginare torme di fedeli che implorano Nostro Signore o qualche Santo potente affinché qualcuno ponga rimedio…
Quando ci si registra per ottenere un account “Click To Pray”, la app assegna all’interessato un ID utente numerico sequenziale.
Il sistema di archiviazione della applicazione – se interrogato – non esegue alcun controllo di autorizzazione o di convalida della titolarità.
Si limita infatti a “restituire” le informazioni corrispondenti all’ID numerico fornito che è costituito da sole cinque cifre.
BobDaHacker spiega che il bottino accessibile a chiunque è composto da indirizzo di posta elettronica, nome e cognome, Paese di appartenenza e data di nascita.
Ce n’è abbastanza per avviare una fiorente attività di phishing.
Sorprende davvero che chi ha realizzato la “app” non abbia ritenuto opportuno (e doveroso) intervenire rapidamente per trovare una soluzione.
E’ forse convinto di “aver Santi in Paradiso”?
Le persone di altre generazioni parlavano di "Solleone", ma non potevano immaginare come sarebbero aumentate le temperature estive che quest'anno mettono in crisi anche i più tenaci.
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