Mesi fa un gruppo di pirati informatici riesce a violare i sistemi di un colosso delle telecomunicazioni, ciclopici apparati che gestiscono la posta elettronica certificata di alcune realtà pubbliche, tra cui il Ministero dell’Interno.
La consueta solerzia e la proverbiale competenza di chi dovrebbe occuparsi di queste cose non riconoscono la gravità dell’evento criminoso.
E’ il classico “ottimismo” che caratterizza chi quotidianamente ci rassicura asserendo che sul fronte cyber non abbiamo nulla da temere. Ispiratore di questo atteggiamento è stato il poeta e scrittore Tonino Guerra che – reclamizzando una catena di vendita di prodotti hi-tech – usava il celeberrimo slogan pubblicitario “l’ottimismo è il profumo della vita”
Quello che venne considerato un incidente ordinario probabilmente è stato sottovalutato con la nonchalance che contraddistingue i Maradona della cybersecurity. Tutto sotto controllo, sempre tutto sotto controllo…
Poi salta fuori il “caso Revolut”, performance in cui gli Arsenio Lupin del bit non usano grimaldelli per perforare le casseforti digitali di un’importante realtà finanziaria, ma riescono a farsi consegnare con una semplice PEC il malloppo di preziosissime informazioni riguardanti i clienti.
E’ il climax della dematerializzazione, quella che ha portato le banche dal trovarsi fronte strada al risvegliarsi nei telefonini dei clienti, quella che tutto si fa online e che fa perno sull’efficienza di procedure estremamente informatizzate.
Siamo dinanzi a sofisticati programmi forse scritti usando una ignorantissima intelligenza artificiale, talmente maldestramente automatici da confondere un organo amministrativo come una Prefettura con una Autorità Giudiziaria che invece ha il potere di acquisire informazioni e documenti ai fini di indagine.
Se son poco colti i banditi (cui perdoniamo di non aver superato l’esame di procedura penale) che hanno scelto un mittente “poco aggressivo”, va detto che i bancari di Revolut si sono tenuti lontani da qualsivoglia Ateneo pur telematico e hanno prontamente esaudito la richiesta arrivata con messaggio di posta elettronica certificata…
Non me ne vogliano le vittime dello scippo di loro informazioni per sbadataggine di Revolut, ma il problema più serio è sapere cosa davvero hanno in mano i banditi.
I data center a poca distanza da Roma hanno mai spiegato a qualcuno cosa è successo in occasione del “data breach” di decine di migliaia di caselle di posta elettronica certificata rispondenti ad altrettante persone e uffici di porzioni delicate della pubblica amministrazione?
Forse hanno avvisato il Garante per la Privacy, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, la Polizia Postale e delle Comunicazioni. Se è così qualcuno avrebbe dovuto suggerire l’azzeramento delle credenziali di accesso (account e password) delle PEC sverginate da uno stupratore digitale. Se fossero state adottate contromisure non ci troveremmo ora a parlare di queste cose….
Revolut a parte, i malviventi hanno rappresentato di avere una enorme quantità di dati riservati delle Forze di Polizia e di esser pronti a metterli in vendita. Da varie fonti si viene a sapere che i delinquenti non hanno nulla di quel che vantano come bottino…
Va tutto bene, molto bene. E sono certo che qualcuno mi dirà che quella vecchia “violazione di dati” non c’entra nulla. Fantastico. Allora dobbiamo pensare che ce sia stata un’altra? Oppure si è autorizzati a ritenere che le misure di sicurezza (su cui tutti insistono) non sono idonee o addirittura sono state dimenticate?
I malfattori hanno posto un ultimatum chiedendo un consistente riscatto. Visto che il tempo è scaduto, adesso cosa succede?
Oppure qualche munifico benefattore ha messo mano al portafogli e ha saldato lui il debito per conto di uno Stato integerrimo? Ma siamo sicuri che il ricatto sia estinto o invece dobbiamo tenere il fiato sospeso sentendo incombere il sopraggiungere di qualche sorpresa?
Occupandomi di certe cose da quarant’anni e conoscendo l’antropologia telematica mi permetto di suggerire di non stuzzicare i pirati informatici e ancor meno quelli che si prestano a certi “giochini”.
Evitando le citazioni illustri che lasciamo a quelli che le cercano su Google per fingersi acculturati, vorrei rammentare a chi sfida chi si è fregato i dati un brano memorabile di Cochi e Renato, “El Porompompero”.
Le parole calzano a pennello in questo frangente.
“Un giorno mi fa…
– guarda che ti faccio un esempio.
– Avanti, fammi l’esempio.
– Guarda che ti faccio l’esempio eh!
– Avanti, fammi ‘st’esempio.
Mi ha fatto l’esempio e mia moglie è rimasta incinta”…












