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IL VERO BOTTINO DEGLI HACKER NON SONO I DATI DI REVOLUT MA QUELLI DEL MINISTERO DELL’INTERNO

Umberto Rapetto di Umberto Rapetto
19/09/2026
in EDITORIALI
IL VERO BOTTINO DEGLI HACKER NON SONO I DATI DI REVOLUT MA QUELLI DEL MINISTERO DELL’INTERNO
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TE LO LEGGO IO

Mesi fa un gruppo di pirati informatici riesce a violare i sistemi di un colosso delle telecomunicazioni, ciclopici apparati che gestiscono la posta elettronica certificata di alcune realtà pubbliche, tra cui il Ministero dell’Interno.
La consueta solerzia e la proverbiale competenza di chi dovrebbe occuparsi di queste cose non riconoscono la gravità dell’evento criminoso.
E’ il classico “ottimismo” che caratterizza chi quotidianamente ci rassicura asserendo che sul fronte cyber non abbiamo nulla da temere. Ispiratore di questo atteggiamento è stato il poeta e scrittore Tonino Guerra che – reclamizzando una catena di vendita di prodotti hi-tech – usava il celeberrimo slogan pubblicitario “l’ottimismo è il profumo della vita”

Quello che venne considerato un incidente ordinario probabilmente è stato sottovalutato con la nonchalance che contraddistingue i Maradona della cybersecurity. Tutto sotto controllo, sempre tutto sotto controllo…
Poi salta fuori il “caso Revolut”, performance in cui gli Arsenio Lupin del bit non usano grimaldelli per perforare le casseforti digitali di un’importante realtà finanziaria, ma riescono a farsi consegnare con una semplice PEC il malloppo di preziosissime informazioni riguardanti i clienti.
E’ il climax della dematerializzazione, quella che ha portato le banche dal trovarsi fronte strada al risvegliarsi nei telefonini dei clienti, quella che tutto si fa online e che fa perno sull’efficienza di procedure estremamente informatizzate.
Siamo dinanzi a sofisticati programmi forse scritti usando una ignorantissima intelligenza artificiale, talmente maldestramente automatici da confondere un organo amministrativo come una Prefettura con una Autorità Giudiziaria che invece ha il potere di acquisire informazioni e documenti ai fini di indagine.
Se son poco colti i banditi (cui perdoniamo di non aver superato l’esame di procedura penale) che hanno scelto un mittente “poco aggressivo”, va detto che i bancari di Revolut si sono tenuti lontani da qualsivoglia Ateneo pur telematico e hanno prontamente esaudito la richiesta arrivata con messaggio di posta elettronica certificata…
Non me ne vogliano le vittime dello scippo di loro informazioni per sbadataggine di Revolut, ma il problema più serio è sapere cosa davvero hanno in mano i banditi.
I data center a poca distanza da Roma hanno mai spiegato a qualcuno cosa è successo in occasione del “data breach” di decine di migliaia di caselle di posta elettronica certificata rispondenti ad altrettante persone e uffici di porzioni delicate della pubblica amministrazione?
Forse hanno avvisato il Garante per la Privacy, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, la Polizia Postale e delle Comunicazioni. Se è così qualcuno avrebbe dovuto suggerire l’azzeramento delle credenziali di accesso (account e password) delle PEC sverginate da uno stupratore digitale. Se fossero state adottate contromisure non ci troveremmo ora a parlare di queste cose….
Revolut a parte, i malviventi hanno rappresentato di avere una enorme quantità di dati riservati delle Forze di Polizia e di esser pronti a metterli in vendita. Da varie fonti si viene a sapere che i delinquenti non hanno nulla di quel che vantano come bottino…
Va tutto bene, molto bene. E sono certo che qualcuno mi dirà che quella vecchia “violazione di dati” non c’entra nulla. Fantastico. Allora dobbiamo pensare che ce sia stata un’altra? Oppure si è autorizzati a ritenere che le misure di sicurezza (su cui tutti insistono) non sono idonee o addirittura sono state dimenticate?
I malfattori hanno posto un ultimatum chiedendo un consistente riscatto. Visto che il tempo è scaduto, adesso cosa succede?
Oppure qualche munifico benefattore ha messo mano al portafogli e ha saldato lui il debito per conto di uno Stato integerrimo? Ma siamo sicuri che il ricatto sia estinto o invece dobbiamo tenere il fiato sospeso sentendo incombere il sopraggiungere di qualche sorpresa?
Occupandomi di certe cose da quarant’anni e conoscendo l’antropologia telematica mi permetto di suggerire di non stuzzicare i pirati informatici e ancor meno quelli che si prestano a certi “giochini”.
Evitando le citazioni illustri che lasciamo a quelli che le cercano su Google per fingersi acculturati, vorrei rammentare a chi sfida chi si è fregato i dati un brano memorabile di Cochi e Renato, “El Porompompero”.
Le parole calzano a pennello in questo frangente.
“Un giorno mi fa…
– guarda che ti faccio un esempio.
– Avanti, fammi l’esempio.
– Guarda che ti faccio l’esempio eh!
– Avanti, fammi ‘st’esempio.
Mi ha fatto l’esempio e mia moglie è rimasta incinta”…

 

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Umberto Rapetto

Umberto Rapetto

Segno zodiacale Leone, maturità classica alla Scuola Militare Nunziatella di Napoli, laurea in Giurisprudenza e in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Trieste e in Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria all’Università di Roma Tor Vergata, generale della Guardia di Finanza in congedo, già comandante del GAT Nucleo Speciale Frodi Telematiche, docente universitario e giornalista, è stato consigliere strategico del Presidente di Telecom Italia Franco Bernabè e poi Group Senior Vice President con delega alle Iniziative e ai Progetti Speciali del colosso nazionale delle comunicazioni da cui è uscito in totale divergenza con le scelte aziendali. Paracadutista e istruttore di tiro rapido, è stato il pioniere delle investigazioni tecnologiche. Protagonista di indagini che rappresentano vere e proprie pietre miliari della lotta al cybercrime, tra cui la cattura degli hacker entrati nel Pentagono e nella NASA nel 2001 e il recupero dei dati del naufragio della Costa Concordia, ha guidato le indagini – svolte su delega della Corte dei Conti – inerenti la mancata connessione delle slot machine al sistema dell’Anagrafe Tributaria con un miliardario danno per l’Erario. Quest’ultima attività investigativa ha determinato il suo trasferimento alla frequenza di un corso al Centro Alti Studi Difesa dove era docente da sedici anni e la pianificata rimozione lo ha indotto a rassegnare le dimissioni dopo ben 11 interrogazioni parlamentari sull’assoluta inopportunità di un suo trasferimento ad altro incarico. In GdF ha prestato servizio – tra l’altro – al Comando Generale, al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e al Nucleo Speciale Investigativo ed è stato direttore del Progetto Intersettoriale “Sicurezza Informatica e delle Reti” all’Autorità per l’Informatica nella P.A. Ha svolto attività di docenza universitaria negli Atenei di Genova, Pisa, Roma La Sapienza, Roma Tor Vergata, Roma Tre, Trento, Chieti/Pescara, Teramo, Parma, Palermo, Macerata, LUMSA di Roma, Cattolica del Sacro Cuore alla sede di Piacenza, LINK Campus – University of Malta – Roma, “LUM – Jean Monnet” di Bari, LIUC di Castellanza. Relatore e chairman in convegni nazionali ed internazionali in materia di criminalità economica e tecnologica, in ambito istituzionale svolge e ha svolto attività di docenza presso la NATO School di Oberammergau (D), le Scuole di Addestramento delle strutture di intelligence, il Centro Interforze di Formazione Intelligence e Guerra Elettronica dello Stato Maggiore Difesa, la Direzione Corsi di Elettronica ed Informatica di SMD, la Scuola di Guerra, il Centro Alti Studi della Difesa, l’Istituto Superiore Stati Maggiori Interforze ISSMI, la Scuola di Perfezionamento delle Forze di Polizia, la Scuola Tecnica della Polizia di Stato, l’Istituto Superiore di Polizia, la Scuola di Polizia Giudiziaria Amministrativa e Investigativa di Pescara, l’Accademia della Guardia di Finanza, la Scuola di Polizia Tributaria, la Scuola Sottufficiali della GdF, l’Accademia Navale, l’Accademia della polizia rumena. Come free-lance ha svolto attività didattica presso il Centro di Management ISVOR-FIAT, la Scuola Superiore G. Reiss Romoli (poi Telecom Italia Learning Service) del Gruppo Telecom, l’Istituto di Informatica Direzionale IBM, l’IRI Management, l’Istituto Nazionale di Formazione Aziendale INFORMA, CEIDA, Paradigma, SOMEDIA La Repubblica, CEGOS, il Centro di Formazione Il Sole 24 ORE. Consigliere del Presidente pro tempore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), prof. Fabio Pistella, per la sicurezza tecnologica, e in materia di protezione dei dati e dei sistemi informatici dei Presidenti Pippo Ranci e Sandro Ortis all’Autorithy per l’Energia, è stato anche consulente delle Procure presso i Tribunali di Roma, Viterbo, Grosseto, Cosenza, Palermo, Massa, Pescara e Paola, della Commissione Parlamentare diinchiesta sull’AIMA, del Comitato Usura, estorsioni e riciclaggio nell’ambito della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali similari, della Commissione d’inchiesta sull’Affare Telekom Serbia. E’ stato rappresentante e relatore per le rispettive delegazioni italiane in Interpol a Lyon (F), in NSG a Paris (F) e Berlin (D), in MTCR a Munich (D), in Comunità Europea a Strasbourg (F) e a Bruxelles (B), in Europol a Den Haag (NL). Già membro onorario dell’Associazione Italiana di Psicologia Investigativa e dell’Association for Certified Fraud Examiners (ACFE), è certificato “Security Advisor” EUCIP Champion (European Certification for Informatics Professionals). Autore di oltre 50 libri, iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal 1990, ha collaborato con i più importanti quotidiani e periodici nazionali ed è una delle firme de Il Sole 24 ORE e de Il Fatto Quotidiano e del settimanale OGGI. Attualmente è CEO della start-up HKAO – Human Knowledge As Opportunity operante nello scenario della sicurezza dei sistemi e delle reti, della riservatezza dei dati e del controspionaggio industriale con attività di consulenza, coaching, progettazione, formazione. E' stato Presidente della Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali della Repubblica di San Marino dal febbraio 2022 all'aprile 2026 (Authority di cui è stato Vice Presidente dall'aprile 2019 al gennaio 2022).

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