Vedersi assegnato un Premio Nobel per un lavoro di ricerca originale e innovativo vuol dire ricevere una medaglia d’oro e l’equivalente di circa 1 milione di dollari. Per non parlare della fama e del riconoscimento internazionale di tutta la comunità scientifica e non solo. Insomma, è una cosa molto ambita e molto seria.
Altrettanto ambito, decisamente serio, ma molto divertente è il premio Ig Nobel, ovvero Ignobel, in italiano Ignobile, assegnato alle ricerche, debitamente pubblicate, che prima fanno ridere e poi fanno pensare. Di denaro non se ne parla, ma la fama quella è assicurata. Nei primi anni del premio, lanciato nel 1991 da Marc Abrahams, editore della rivista satirica “Annals of Improbable Research” (Annali delle Ricerche Improbabili), riceverlo era considerato da alcuni offensivo. Oggi molti ricercatori lo considerano una grande spinta alla carriera.
I premi Ig Nobel 2026 sono stati assegnati il 3 settembre scorso in una cerimonia che per la prima volta non sì è tenuta al MIT, o alla Harvard University, di Cambridge, Massachusetts, ma nel palazzo dei Congressi di Zurigo, in Svizzera. I 1500 partecipanti hanno, rispettando la tradizione, dato il benvenuto ai premiati con un fitto lancio di aeroplanini di carta.
Esther Duflo, Abhijit Banerjee, Michel Mayor e Tim Hunt, vincitori del vero Premio Nobel, hanno consegnato ai premiati 2026 i loro attestati.
Els Titeca, Tim Hunt, Marcel van der Hiejden, Alessio Figalli, and Tess Heeremans, fra i maggiori pensatori viventi, hanno presentato le loro idee nel formato 24/7. No, non si tratta di discorsi di 24 ore per sette giorni della settimana. Secondo il formato imposto devi dire quello che hai da dire in 24 secondi per poi riassumere il tutto in 7 parole. Si riesce a farlo solo se si hanno le idee molto chiare e si sa cosa dire. Provare per credere.
Nel corso dell’evento è stato presentato un nuovo brano operistico, eseguito dal soprano Serafina Giannoni e dal pianista Edward Rushton, che ha celebrato il tema della cerimonia di quest’anno: “I Funghi”.
Entrando nel Palazzo dei Congressi, prima della cerimonia ufficiale, il pubblico ha potuto assistere a un balletto dal titolo “Il Laboratorio dei piccoli disastri” di Vanessa Morandell e della compagnia di danza “Lava”, cui è seguita l’esecuzione di un quartetto strumentale composto da fisarmonica, Didgeridoo australiano (sviluppato dagli aborigeni almeno un migliaio di anni fa), Alphorn svizzero (corno alpino di lunghezza compresa fra i 3 e i 4 metri) e voce yodel (lo yodel è il tipico canto alpino, senza parole, caratterizzato da rapidi e ampi sbalzi di registro tra la voce di petto e il falsetto; la più antica documentazione scritta di yodel risale al 1545 e viene descritto come “Richiamo per un branco di mucche dell’Appenzell). Entrambe le performances sono state molto apprezzate.
Tra le diverse ricerche premiate quest’anno, particolare enfasi va data al lavoro di
Matilda Brindle, Catherine Talbot e Stuart West, per aver ideato una definizione di bacio valida per specie diverse che ha avvalso loro l’Ig Nobel per la biomeccanica.
Scendendo nel dettaglio, il team ha definito il bacio come una “interazione non agonistica che coinvolge un contatto diretto, intraspecifico, orale-orale con un certo movimento delle labbra/parti della bocca e nessun trasferimento di cibo”. Secondo questa definizione, gli orsi polari, alcuni uccelli e persino le formiche si baciano. Inoltre hanno scoperto che diversi primati si baciano l’un l’altro, comportamento che risale all’antenato di tutte le grandi scimmie, appartenente al gruppo degli ominoidei vissuto circa 21,5 milioni di anni fa. Ciò implica che l’antico Homo sapiens ha, probabilmente, baciato e pomiciato con i Neanderthal.
Matilda Brindle, biologa evolutiva dell’Università di Oxford, Regno Unito, coautrice dello studio, ha dichiarato: “Abbiamo dimostrato che gli animali si baciano e stimato da quando questo comportamento si sia evoluto nei primati; il prossimo passo, ovvio, è capire perché. Se questo premio aiuta a suscitare più curiosità su questo tipo di domande, allora è un risultato piuttosto meraviglioso.
Spero che, oltre a trovare la ricerca divertente, la gente se ne vada pensando un po’ diversamente su quale sia il nostro posto nel regno animale”.
Ha poi aggiunto: ”Sono rimasta a bocca aperta dalla sorpresa quando ho ricevuto la telefonata. È certamente uno dei risultati della mia vita di cui sono più orgogliosa”.
Opinione condivisa da Changhong Cao, ingegnere meccanico della canadese McGill University di Montreal, membro del team che ha vinto il premio per la tecnologia. Insieme a Justin Puma, Zhen Yang, Evan Johnston, Zixin Zhang, Xiaoyi Lan, Lingzhi Zhang, Hongyu Hou, Zixin He, Ali Afify, Megan Creighton e Jianyu Li hanno dimostrato sperimentalmente che la proboscide della bocca di una zanzara può essere utilizzata come ugello a basso costo per la stampa 3D ad alta risoluzione, processo chiamato necroprinting.
“La visibilità che portano i premi è enorme” ha affermato l’Ing. Cao, “espone la ricerca a un pubblico che altrimenti non l’avrebbe mai incontrata e dimostra che anche le cose che le persone trovano spiacevoli possono rivelarsi utili, a volte nel modo più inaspettato”.
Esempio di oggetti, se non sgradevoli imbarazzanti, che tornano utili è il lavoro di Franz Bender e Marcel van der Heijden dell’Università di Zurigo, responsabili dello studio sulla biancheria intima che viene seppellita. Hanno coinvolto scienziati di più di 25 nazioni per mettere sotto terra mutande e reggiseni per poi dissotterrarli due mesi dopo, raccogliendo dati e informazioni su quanto fosse biologicamente attivo il suolo. Sono stati premiati nella sezione Pedologia (scienza che studia la terra sotto i nostri piedi che deriva dalla parola greca pedon (suolo). Da non confondere con Podologia, branca della medicina che si occupa delle alterazioni anatomiche e funzionali e delle patologie di piede e caviglia).
Per non parlare degli oggetti non affascinanti, ma essenziali come gli orinatoi, oggetto della ricerca teorica e sperimentale di Randy Hur, Zhao Pan, Tadd Truscott e Kaveeshan Thurairajah, volta alla definizione di un orinatoio che assolva la funzione progettuale senza generare schizzi. Scusate se è poco. Hanno certamente meritato il premio per la fisica.
Gli altri vincitori del premio Ig Nobel 2026, suddivisi per categoria, sono:
Economia
Paul Piff, Daniel Stancato, Stéphane Côté, Rodolfo Mendoza-Denton e Dacher Keltner, per aver accumulato prove che le persone ricche hanno maggiori probabilità di impegnarsi in comportamenti non etici rispetto alle persone con redditi più bassi.
Chimica
Sanchari Banerjee, Nathan Coussens, François-Xavier Gallat, Nitish Sathyanarayanan, Jandhyam Srikanth, Koichiro Yagi, James Gray, Stephen Tobe, Barbara Stay, Leonard Chavas e Subramanian Ramaswamy, per aver scoperto che le proteine del latte degli scarafaggi che allattano baby-scarafaggi contengono tre volte più energia delle proteine del latte delle mucche.
Medicina
Il defunto Tokuji Unno, per lo studio del 1977: “Come soffiare il naso – Uno studio aerodinamico del naso soffiato”.
Biologia
João Miguel Alves-Nunes, Adriano Fellone, Selma Maria Almeida-Santos, Carlos Roberto de Medeiros, Ivan Sazima e Otavio Augusto Vuolo Marques, per aver calpestato delicatamente parti del corpo dei serpenti velenosi per capire cosa li induca a mordere un essere umano.
Olfatto
Ilona Croy, Tomasz Frackowiak, Thomas Hummel e Agnieszka Sorokowska, per aver raccolto prove che i bambini hanno un ottimo odore per i loro genitori, ma gli adolescenti no.
Pace
Jaimie Arona Krems, Rebecka Hahnel-Peeters, Laureon Merrie, Keelah Williams e Daniel Sznycer, per aver documentato che le persone apprezzano gli amici che sono sgradevoli con coloro che non piacciono a loro.
A tutt’oggi una sola persona è stata laureata con l’Ig Nobel e con il Nobel. Si tratta del fisico Andrej Gejm. Ha vinto l’Ig Nobel per la Fisica nel 2000 per aver fatto levitare magneticamente una rana ed ha vinto il Premio Nobel per la Fisica nel 2010 per i suoi studi pionieristici sul grafene.
Il che dimostra la serietà dell’Ig Nobel e l’importanza di sapere ridere.












