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SENZA FRENI SU UN PIANO INCLINATO

Luca Anedda di Luca Anedda
20/05/2026
in LEGALITÀ
SENZA FRENI SU UN PIANO INCLINATO
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TE LO LEGGO IO

Non c’è dubbio che le vicende relative alla guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, stiano catalizzando l’attenzione mondiale e le prime pagine dei media. Stiamo assistendo, in diretta, alla sconfitta della più grande potenza militare del pianeta, che si è lasciata trascinare da Israele in un conflitto del quale non aveva certo bisogno. L’Iran non è una minaccia per gli interessi americani: non lo è mai stato e non lo è nemmeno ora. Anzi questo proditorio attacco non ha fatto che mettere in moto una serie di eventi che stanno cambiando radicalmente gli equilibri del Golfo Persico e delle nazioni che li vi si affacciano, con potenziali effetti devastanti, questi sì, anche per gli Stati Uniti, oltre che per tutto il resto del mondo.
Dunque, nessuna sorpresa se il conflitto in Ucraina sia passato in secondo piano. Invece gli accadimenti di questi ultimi due mesi avrebbero dovuto allertare l’opinione pubblica sui gravi rischi a cui il vecchio continente si sta esponendo.
Gli attacchi di droni Ucraini su territorio Russo si sono intensificati negli ultimi tre mesi. Solo nel mese di marzo se ne contano 7300. In alcuni casi questi droni hanno sorvolato lo spazio aereo dei paesi Baltici prima di colpire gli obiettivi in territorio russo. Alcuni di questi sono precipitati sul territorio della Lettonia ed Estonia, causando anche danni significativi. A seguito di uno di questi attacchi il Ministro della Difesa Lettone, il 10 maggio scorso, si è dimesso. La ricostruzione occidentale, un po’ surreale, è che i droni Ucraini fossero stati manovrati dai russi per tornare indietro e colpire i territori baltici. Anche in Finlandia si sono registrati sorvoli di droni ucraini diretti verso la Russia. Nella notte del 14 maggio, ad Helsinki, sono suonate le sirene ed è stato diramato un allarme che ordinava alla popolazione di 2 milioni di cittadini, di trovare riparo negli shelter. Il governo finlandese era stato avvisato da quello Ucraino del sorvolo di questi droni diretti in Russia.

Non deve sfuggire il costante tentativo ucraino di coinvolgere sempre di più tutti i Paesi che lo sostengono, nel conflitto contro la Russia. Questo uso dei droni è senz’altro funzionale a questo obiettivo ed il fatto che i Paesi Baltici e la stessa Finlandia non si oppongano al sorvolo del proprio spazio aereo li rende direttamente responsabili di questi attacchi sul suolo russo.
Tutto questo segna un grave precedente ed una ulteriore “escalation” del conflitto in corso. E visto che non vi sono condanne a questo “modus operandi” né da parte dell’Unione Europea, né della Nato e dei vari governi, tutto ciò di fatto aumenta il coinvolgimento di tutta l’Europa in questo conflitto.
Ed infatti Mosca ha risposto rilasciando una lista di 21 fabbriche sparse in Europa, che costruiscono droni, o componenti di essi, che poi vengono forniti all’Ucraina, che al più deve solo finire di assemblarli. Tra questi Paesi c’è anche l’Italia.
Nei giorni scorsi Kiev ha lanciato il più grande attacco verso Mosca mai registrato in questi 4 anni di guerra: oltre 600 droni sono stati lanciati contro vari obbiettivi, tra cui Mosca. Il Ministero della Difesa Russo ha affermato di averne intercettato la maggior parte, ma comunque si sono registrate alcune vittime tra la popolazione civile.
Qualche giorno fa il Ministro degli esteri lituano, Kestutis Budris, in una intervista al quotidiano Neue Zurcher Zeitung, ha ipotizzato un attacco Nato all’enclave russa di Kaliningrad, come segnale della potenza e della determinazione occidentale contro la Russia.

Vale la pena ricordare che anche a Kaliningrad sono schierati missili con capacità nucleare.
In questo conteso il Cremlino si è mosso fino ad ora con il guanto di velluto; sulla linea del fronte continua a far registrare piccole ma costanti avanzate e conduce sistematicamente attacchi missilistici e con droni alle infrastrutture militari ed energetiche ucraine. Cerca in tutti i modi di limitare le perdite tra i suoi soldati e più volte ha rilanciato la possibilità di un dialogo con gli Stati Uniti per arrivare ad una soluzione del conflitto. L’Europa ha, fino ad ora, sempre giocato il ruolo di “guastatore” di queste trattative di pace. Anche recentemente il Cremlino, sulla proposta di nominare un negoziatore ufficiale Europeo, ha ricevuto un secco diniego da Bruxelles.
Dunque, il conflitto va avanti e, come una sfera su un piano inclinato accelera sempre più, verso orizzonti molto pericolosi, nell’indifferenza o se volete inconsapevolezza, generale.
Innanzi tutto, vale la pena ricordare che la dottrina circa l’impiego dell’armamento nucleare russo è stata modificata nel novembre del 2024.
Questi cambiamenti prevedono tra l’altro che in caso di numerosi attacchi alla Russia con missili convenzionali, droni o aeroplani, ciò potrebbe autorizzare una risposta non convenzionale da parte russa. Inoltre, un attacco da parte di uno degli stati membri della coalizione verrebbe equiparato ad un attacco di tutta la coalizione.

Questi ultimi accadimenti si configurano esattamente come le fattispecie previste dalla nuova dottrina russa. Anche perché il massiccio uso di tecnologia e intelligence sempre meno americana e sempre più europea, non è un segreto per nessuno. Anzi viene quotidianamente sbandierato dalle numerose dichiarazioni dei vari Leader europei: da Starmer a Merz, da Tusk alla Von der Leyen e alla Kallas.
Il tutto in un contesto dove il patto della Nato si sta sbriciolando e l’applicazione del famoso articolo 5 è davvero improbabile.
In questo preoccupante quadro bellico va registrato che l’opinione pubblica russa si sta interrogando sul perché fino ad ora sia stato utilizzato da Putin il guanto di velluto. Si spiega così come ad esempio i ponti sul fiume Dnipro, che consento i rifornimenti ucraini al fronte, siano per lo più intatti. Così pure perché i centri di Comando e Controllo a Kiev siano stati risparmiati, e perché il Cremlino non abbia utilizzato le tecniche americane e israeliane per eliminare i vertici ucraini, obiettivi che sono ampiamente nelle capacità delle Unità speciali russe.
Ecco, dunque, che l’intervista dell’influente politologo russo Karaganov, assume un significato particolare. Sergey Karaganov è stato consigliere di Eltsin e dello stesso Putin, e di fatto è diventato il “portavoce” di questo sentimento della popolazione, una volta minoritario, ma che oggi dopo 4 anni di guerra appare in rapida crescita. In sostanza Karaganov postula un intervento massiccio, anche di tipo nucleare, per ristabilire il concetto di deterrenza di una potenza nucleare, quale è la Russia.
Vale la pena ricordare che dietro il supporto occidentale alla guerra in Ucraina c’è il non troppo segreto intento di “sbriciolare” la Russia e dividerla in tante nuove entità statuali più facilmente manovrabili dagli europei e americani, anche nell’ottica di un quasi totale utilizzo delle risorse energetiche e minerarie di cui il territorio russo dispone. Vi rimando alle recenti affermazioni, nel merito, della Kallas che appaiono quanto meno pericolose per l’Unione e per tutti i suoi stati membri. Tali affermazioni non sono state smentite né da Bruxelles né da nessuna cancelleria europea.

Immaginate, anche alla luce degli ultimi accadimenti in Venezuela e Iran, cosa potrebbe accadere se Cuba dopo essere stata aggredita dagli Usa (cosa non improbabile nelle prossime settimane), decidesse di lanciare massicci attacchi di droni verso la Florida. Lascio a voi immaginare la risposta americana.
Ecco che, per tutta una serie di circostanze che molto hanno a che vedere con l’assoluta inadeguatezza della leadership europea, ci stiamo precipitando sempre più verso una situazione di guerra generale che nessun cittadino europeo vuole, ma che per vari motivi, sembra essere fomentata da atteggiamenti irresponsabili e che anziché essere volti a spegnere l’incendio, sembrano volerlo attizzare sempre più.
Nell’epoca della Guerra Fredda la dottrina nucleare applicata da NATO e Patto di Varsavia si fondava sulla certezza che una guerra nucleare non si può vincere e che se combattuta avrebbe portato alla distruzione totale del pianeta.
Oggi si è insinuata la convinzione che la guerra nucleare può essere combattuta e vinta.
E questa è, di per sé, una vera tragedia ed una sconfitta.

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Luca Anedda

Luca Anedda

Luca Anedda è nato a Cagliari il 24 Dicembre 1958. Ha conseguito la Maturità Scientifica presso la Scuola Militare Nunziatella negli anni 1973-1977. Entrato in Accademia Aeronautica con il Corso Turbine 3, ha conseguito il brevetto di pilota militare negli Stati Uniti (Columbus A.F.B. Mississippi), al termine del quale è inviato a frequentare il corso di “Fighter Lead in Training” presso la Base Aerea di Holloman in New Mexico (U.S.A.). Successivamente viene assegnato al 5to Stormo di Rimini dove consegue la “Combat Readiness” su velivolo F104 come pilota Caccia intercettore. Dopo aver frequentato la Scuola di Guerra Aerea di Firenze con il grado di Capitano, viene promosso Maggiore ed inviato come Istruttore presso la scuola di volo NATO di Sheppard A.F.B. negli Stati Uniti, dove ricopre vari incarichi di rilievo. Rientrato in Italia con il grado di Tenente Colonnello, nel 1994 ricopre prima il ruolo di Capo Ufficio Operazioni del 5to Stormo di Rimini, e successivamente quello di Comandante del 23mo Gruppo Caccia Intercettori. Nel 1996 entra in Alitalia e diventa Comandante su Velivolo MD80. In Alitalia ricopre anche il ruolo di Quality safety Auditor e svolge numerose audit presso Compagnie come Air China, Kenia Airways. Laureato in Scienze Aeronautiche, è diventato consulente presso G.E.D.A. società di aviazione e consulenza nel settore sia di ala fissa che rotante. Attualmente risiede in Inghilterra ed è Comandante esaminatore di volo presso Stobart air. Ha al suo attivo oltre 16.000 ore di volo di cui 3.000 su velivoli militari. Sposato con Tiziana, ha tre figli: Gabriella, Alessio e Isabella.

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