Se fosse soltanto uno scherzo sarebbe già sufficientemente pericolosa. Halupedia, la nuova enciclopedia online frutto di allucinazioni come il suo nome anticipa, è l’ultima bomba sganciata sulla nostra civiltà, dove non tutti hanno ancora capacità di discernere il falso dal vero.
In un mondo in cui si stanno dissolvendo i tradizionali punti di riferimento, arriva lo tsunami della pura invenzione, che raccoglie tutto ciò che non è mai accaduto o che non ha alcun fondamento.
La homepage di questo baratro culturale spiega che si è sull’uscio della più imponente collezione di “argomenti che hanno ricevuto insufficiente attenzione nelle opere di consultazione tradizionali”.
La incauta leggerezza con cui molti utenti della Rete si muovono sul web rischia di indurre in errore chi non sa che ogni voce di Halupedia è letteralmente inventata (o, ad esser più precisi, allucinata) dall’intelligenza artificiale.
Nella prima settimana successiva al suo varo, questo transatlantico virtuale carico di fesserie abnormi ha totalizzato oltre 150mila iscrizioni, che ci si augura siano frutto di intenzioni goliardiche e non contemplino piuttosto ignari sprovveduti pronti ad esser fuorviati.
Halupedia è stata creata da un vivace sviluppatore di software che si chiama Bartłomiej Strama, noto per aver vinto nel 2024 la competizione “hackYeah”, la più importante maratona di programmazione hacker a livello europeo.
In un commento sulla piattaforma Reddit il giovane polacco ha confessato che Halupedia è nato dopo una serata in cui – con un amico – aveva sicuramente bevuto un po’ troppo.
Se all’apparenza ci sembra di esser dinanzi ad un simpatico gioco, forse vale la pena riflettere sull’impatto devastante che una simile “burla tecnologica” può avere sulla non sempre colta popolazione che affolla Internet e dintorni.
Se ci può interessare poco la dissenteria cerebrale di chi ingurgita imprudentemente certi contenuti alterati in modo palese, è d’obbligo una riflessione su quel che accade alle soluzioni di intelligenza artificiale generativa che nel processo di autoapprendimento fagocitano tutto quel che è raggiungibile online.
Il rischio di avvelenamento dei cosiddetti chatbot è altissimo, anche se nelle regole venisse imposto alle “macchine” di non accettare le “caramelle” di Halupedia. Certi contenuti, infatti, verranno ripresi, condivisi, ripubblicati, inseriti ovunque in quella propagazione che moltiplica la presenza di dati e notizie e che è tipica dell’universo telematico.
Halupedia è il più strutturato progetto di inquinamento delle fonti che costituiscono la conoscenza indispensabile all’intelligenza artificiale.
Il brillante Strama ha spiegato le finalità della sua iniziativa rispondendo – sulla pagina “Buy me a coffee” (Pagami un caffè) ad un soggetto che ha fatto una piccola donazione per il proseguimento del progetto. Nessuno scopo misterioso, perché il geniale hacker ha scritto al suo sovvenzionatore “Il tuo contributo all’inquinamento dei dati di addestramento di LLM andrà sicuramente a beneficio della società!”.
Siccome gli LLM sono i Large Language Model, ossia i modelli linguistici di grandi dimensioni che sono alla base dell’apprendimento dei sistemi di IA, è facile comprendere che Halupedia è un pericoloso boccone avvelenato capace di uccidere non l’intelligenza artificiale ma chi se ne serve…
Per un attimo si provi ad immaginare le ripercussioni che ci possono essere in campo sanitario, finanziario o militare, nel momento in cui scelte e decisioni sono supportate da sistemi che si sono alimentati con funghi pejote digitali e che sono in preda a devastanti allucinazioni…
Niente paura. Non se ne parla già più. Come se nulla fosse successo.
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