Non voglio chiedere come all’assassino di Charlie Kirk sia bastato un solo proiettile per colpire in modo letale da 200 metri di distanza. A qualcuno potrebbe venire in mente Lee Oswald e un altro omicidio eccellente risolto brillantemente in men che non si dica…
E’ stata la fortuna del principiante a non far tremare il dito sul grilletto e a tenere saldo l’ “allineamento tra mirino e vivo di volata”, dicitura che ricordo dai tempi del corso di istruttore di tiro rapido al CNSPT della Polizia di Stato a Nettuno…
La drammaticità della morte va rispettata e anche se – visti i problemi che tormentano il pianeta – varrebbe la pena sforzare la propria mente su altri fronti, è davvero irresistibile commentare le esequie del defunto evangelizzatore.
Il rito funebre è stato vicino all’epilogo del rigoroso processo di canonizzazione: in ossequio al ritrito “Santo Subito” dal Presidente Trump al nostrano Vannacci e ad altri personaggi apicali della politica italiana si è proceduto ad uno sbalorditivo Osanna senza aver avuto alcuna necessità di rispettare un qualsivoglia iter di beatificazione.
Voglio soffermarmi solo sulla spettacolarizzazione della cerimonia, somigliante più ad una convention che ad un evento religioso.
La scenografia ha superato di gran lunga la più fervida immaginazione e a molti è piaciuto il passaggio dinanzi alle macchine da presa del simpaticissimo emulo di Simone di Cirene, quello che aiutò Nostro Signore a portare la pesante croce in cima al Golgota…
Nelle operazioni di pacchiano allestimento un tizio trascina una mastodontica croce di legno avvalendosi di un escamotage che – se noto nel 33 d.C. – avrebbe evitato sforzi disumani, cadute e interventi d’aiuto e avrebbe ridotto la Via Crucis di almeno tre stazioni. Il ricorso alle rotelle non è sfuggito ai più bastardi osservatori, gente che nega persino di aver utilizzato cose simili per imparare ad andare in bicicletta…
La scena è stata gustosissima e nell’animo di tanti goliardi impenitenti è subito balzato alla memoria un indimenticabile passaggio di Amici Miei. Il compìto omino con la croce ruotata (in epoca in cui vanno di moda quella celtica e quella uncinata) ha risvegliato il ricordo dell’architetto Melandri nei panni di Cristo sbeffeggiato in una evocazione in cui i suoi compagni di zingarate non esitano a calcare la mano…
A chi dice “siamo tutti Charlie Kirk” chiederei la cortesia di escludere il mio nome dalla lista di quel tonante “tutti”.
Non ci sono mancati italiani torturati e assassinati o semplicemente inghiottiti nel nulla.
Sarebbe stato bello – in questi ultimi anni – sentir dire “siamo tutti Giulio Regeni” o più recentemente “siamo tutti Alberto Trentini”. Forse è stato urlato dai Ministri competenti, dalle nostre rappresentanze diplomatiche al Cairo o a Caracas, da chissà quanti altri vertici istituzionali o industriali, ma forse l’ipoacusia non mi ha permesso di udirne le voci.












