Diplomazia, aiuti e cooperazione militare: Kiev sfida Mosca nel continente conteso da Russia e Cina
Difronte all’aggressione russa e all’isolamento internazionale, l’Ucraina ha scelto una strategia poco attesa ma altamente simbolica: rafforzare la sua presenza diplomatica in Africa. Una mossa tattica, ma anche un atto di politica estera che punta a ridisegnare gli equilibri globali. Infatti, negli ultimi anni, il continente africano si è affermato come uno dei principali teatri della competizione tra potenze globali. Cina e Russia vi investono capitali, armi, infrastrutture e narrative. Ora anche l’Ucraina entra a pieno titolo in questa complessa partita, con una strategia di penetrazione diplomatica che mira a conquistare alleati, visibilità e legittimità in un’area tradizionalmente dominata da Mosca.
Ambasciate, aiuti e diplomazia attiva
Dall’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022, Kiev ha inaugurato otto nuove ambasciate in Africa, portando il totale a 18, con ulteriori aperture previste (tra cui in Sudan). Tra le più simboliche, quella di Nouakchott, in Mauritania, uno dei Paesi del Sahel dove la presenza militare russa è sempre più marcata.
Nel frattempo, l’Ucraina ha nominato un inviato speciale per l’Africa e il Medio Oriente, intensificato le visite ministeriali e lanciato una campagna comunicativa mirata, con l’obiettivo di controbilanciare la propaganda russa e costruire relazioni dirette con governi africani.
A livello umanitario, Kiev ha avviato l’iniziativa “Grain from Ukraine”, grazie alla quale quasi 300.000 tonnellate di cereali sono state distribuite a circa 8 milioni di persone in 12 Paesi africani, con il supporto del World Food Programme (WFP). Un gesto concreto che si inserisce anche in un contesto di forte tensione sul mercato alimentare globale, acuita dalla guerra.
La risposta russa: disinformazione e sabotaggio
Dall’altro lato, la Russia ha reagito intensificando la propria presenza politica, militare e mediatica in Africa. Dopo essere stata condannata da 28 Paesi africani all’ONU nel 2022 (mentre 25 si astennero o non votarono, e solo l’Eritrea votò a favore), Mosca ha moltiplicato gli sforzi per rompere l’isolamento internazionale, eludere le sanzioni occidentali e rafforzare le proprie alleanze africane.
Lo ha fatto tramite campagne di disinformazione anti-occidentale, supportate anche da attori come la Cina, e consolidate con la recente apertura dell’“Africa Hub” dell’agenzia Sputnik ad Addis Abeba. In parallelo, ha lavorato per interrompere le esportazioni di grano ucraine verso l’Africa, ritirandosi dall’accordo sul grano del Mar Nero nel 2023 e attaccando regolarmente infrastrutture portuali ucraine.
Cooperazione militare e nuovi rischi
Oltre alla diplomazia, Kiev ha iniziato a costruire anche forme di cooperazione militare, offrendo addestramento alle forze armate locali, come nel caso della Mauritania. Una mossa che si inserisce nella competizione con Mosca, che nel Sahel ha già stabilito una presenza consolidata attraverso mercenari e forniture militari.
Ma questa strategia comporta anche rischi geopolitici: se da un lato può rafforzare Paesi in cerca di alternative alla dipendenza russa, dall’altro rischia di essere percepita come una nuova forma d’ingerenza esterna, soprattutto in contesti fragili come il Mali, il Niger o il Burkina Faso.
Nonostante l’ambizione, le risorse dell’Ucraina restano limitate. Il personale diplomatico è ridotto, le relazioni economiche con molti Stati africani sono ancora deboli, e l’influenza presso istituzioni regionali come l’Unione Africana rimane marginale. Anche il summit Ucraina-Africa, pur in discussione, fatica a prendere forma in modo concreto.
Il 27 luglio scorso, nei pressi di Tinzaouaten (Mali), un’imboscata dei ribelli tuareg e jihadisti ha provocato pesanti perdite all’Africa Corps: oltre cinquanta mercenari russi e quaranta soldati maliani uccisi, con armi e prigionieri catturati.
Un portavoce dell’intelligence ucraina ha rivendicato un ruolo di Kiev nell’operazione, poi smentito dal governo. Mali e Niger hanno interrotto le relazioni diplomatiche con l’Ucraina, accusandola di ingerenza. L’episodio ha segnato l’ingresso diretto del conflitto russo-ucraino nello scacchiere africano, con possibili repliche in altri Paesi instabili.
Prospettive geopolitiche
L’obiettivo di Kiev è chiaro: ridurre l’influenza russa e guadagnare sostegno internazionale nei forum multilaterali, ma anche aprire nuove vie di cooperazione tecnologica, agricola e militare. Il continente africano, con la sua crescente rilevanza strategica, offre un terreno fertile ma altamente competitivo. De resto gli ucraini, addestrati nell’ultimo decennio in UK e USA e non solo, hanno dimostrato grandi capacità di resilienza attiva sia nel campo dell’industria militare ove padroneggiano il tema dei droni, sia da un punto di vista strategico: clamorosi sono alcuni attacchi andati a segno nei confronti della Russia, che sicuramente saranno oggetto di studio nelle accademie militari.
L’iniziativa diplomatica ucraina rappresenta, dunque, una mossa sofisticata che, se ben eseguita, potrebbe contribuire a ridefinire le alleanze globali. Tuttavia, comporta anche il rischio di esasperare la polarizzazione internazionale in un continente dove le fragilità strutturali rendono ogni forma di competizione esterna potenzialmente destabilizzante.
Mentre la guerra continua sul fronte europeo, l’Ucraina dimostra di saper giocare una partita a tutto campo anche sul piano della diplomazia globale. In Africa, non si tratta solo di ambasciate o aiuti umanitari: si tratta di ridefinire il proprio ruolo nel mondo. Un’operazione delicata, ma potenzialmente determinante per gli equilibri futuri. L’episodio di Tinzaouaten mostra come il coinvolgimento militare, seppur indiretto, possa danneggiare l’immagine diplomatica e alimentare tensioni in contesti già instabili. Se l’Ucraina saprà mantenere equilibrio tra fermezza strategica e rispetto delle sensibilità locali, potrà guadagnare spazio in un’arena geopolitica cruciale; in caso contrario, rischia di alimentare la polarizzazione internazionale in un continente già attraversato da fragilità strutturali.












