Putin una guerra la sta vincendo. Purtroppo è quella che vede bersaglio un’Europa disorientata e impreparata a questa tipologia di conflitto. E il punto debole di questo fronte potrebbe essere proprio l’Italia, piena di strateghi ciarlatani che non hanno mai preso in seria considerazione una simile minaccia.
LA CENSURA WEB
Tutti parlano dei siti Internet russi che l’Unione Europea ha bloccato e reso inaccessibili per impedire la diffusione di notizie false e destabilizzanti.
Tanti lamentano l’impossibilità di fruire delle fake news che – costruite in maniera magistrale e meglio di Disney o Spielberg – distorcono pericolosamente la realtà. E la macchina sovietica ha favorito la nascita di portali che – dislocati in ambito continentale – aiutano l’avvelenamento dell’informazione consentendo il proliferare di finti paladini della libertà come il sito svizzero TicinoLive che offre la lettura e l’ascolto in italiano di tutte le “notizie” censurate.
Nessuno si preoccupa per l’impossibilità per la popolazione russa di consultare l’informazione occidentale: la rigidissima censura del Cremlino in questi giorni ha portato a far fuori anche tutte le cosiddette VPN o reti private virtuali che consentivano agli utenti di by-passare i filtri imposti dagli sgherri cibernetici agli ordini di Mad Vlad.
Non sembrano aver dato grandi risultati i tentativi di dar vita ad una riedizione moderna della “Radio Londra” (quella che informava gli italiani nel secondo conflitto mondiale) in grado di fornire una corretta visuale – ad esempio – degli sviluppi dell’invasione dell’Ucraina.
LA DISINFORMAZIONE
Forte di importanti trascorsi in materia, Mosca ha investito parecchio nella disinformazione strutturata e sistematica.
Il lavoro, estremamente metodico, non s’è limitato ad articoli o video sporadici ed occasionali che – grazie alla viralità digitale – sono in grado di raggiungere una platea universale. E’ sbagliato temere le manifestazioni “acute” che possono essere fronteggiate con “antibiotici informativi”, ma è fondamentale temere l’assetto “cronico” che porta i destinatari a non saper più distinguere il falso dal vero.
L’intelligenza artificiale, sulla cui pericolosità non mi stancherò mai di richiamare l’attenzione, è capace di generare contesti di estrema verosimiglianza che non hanno nessun fondamento e di produrre filmati di apparente massima affidabilità. I social network (impossibili da bloccare o filtrare) sono le autostrade che consentono di arrivare ovunque e da chiunque.
Il Cremlino, sulla scacchiera in cui siamo impegnati, purtroppo ha i pezzi bianchi e ha mosso per primo ottenendo un vantaggio amplificato dalla distrazione o dalla incapacità di comprendere la gravità della situazione da parte di una classe politica impreparata, circondata da consiglieri di provata fede e non certificata capacità, preoccupata per le imminenti consultazioni elettorali e non per il disastro incombente.
LA PENETRAZIONE SOCIALE
La distorsione della realtà pur sofisticata ed ingegnerizzata potrebbe non esser sufficiente. Occorre entrare nella quotidianità del popolo da soggiogare senza aver bisogno di far uso di armi o spargere sangue. Basta trovare un “cow boy” capace di cavalcare il malcontento e di prendere al lazo non i problemi ma quelli che se ne lagnano.
In un Paese trafitto da mille questioni che mai nessuno ha voluto risolvere, accontentandosi di rattoppare quel tanto che basta per ingannare i cittadini, è facile trovare torme di gente incazzata e desiderosa di cambiamento.
La scuola calpestata ha ucciso il futuro delle prossime generazioni al grido “con la cultura non si mangia”. L’ignoranza è il miglior giogo, l’assenza di capacità critica è infallibile fertilizzante per addomesticare le folle.
La sanità pubblica mortificata a vantaggio di quella privata è l’assassinio della democrazia e del diritto alla salute. E i lungimiranti imprenditori, che hanno visto il business del nostro “star male”, in alcuni eclatanti casi si son comprati testate giornalistiche con la facilità con cui noi potremmo acquistare un toast al bar. Con le edicole che scompaiono nel terreno carsico dell’editoria, potrebbe stupire un investimento in totale remissione economica e finanziaria ma si trova risposta nella compensazione offerta dal poter influenzare il lettore e l’elettore.
L’INDISPENSABILE TRIBUNO
Fermiamoci. Inutile elencare le cose che non vanno. Ci ha già pensato qualcun altro e lo già anche fatto. E non è chi ha firmato un libro colmo di ovvietà e visceralmente “rabbiogeno”, ma il regista di una operazione stavolta davvero “militare speciale”.
In quella descrizione impietosa di un’Italia che non funziona ci sono una infinità di riferimenti al paradisiaco scenario russo.
Chi ne ha una copia digitale, una di quelle che sono capillarmente arrivate anche a chi non la voleva ricevere, prenda quel file in formato PDF. Usi la funzione “cerca” e digiti “russ” così da pescare “Russia”, “russo”, “russa”, “russi”…
A quel punto ne conti le “ricorrenze” ma soprattutto veda i panegirici riservati alla dolce atmosfera putiniana in una sorta di Truman Show alla vodka…
Il tribuno ora in campo potrebbe essere – come autorevoli fonti hanno già segnalato – un interprete sul palcoscenico e non il personaggio che rappresenta. E’ lui a recitare il ruolo di austero e inossidabile condottiero, è lui stesso a dichiarare “feccia” quelli che ha raccattato nell’arruolamento delle sue truppe, è lui ad urlare come farebbe Attila per lanciare i suoi nel mettere a ferro e fuoco la civiltà.
Il consenso è facile a trovarsi perché alla domanda “Ti va bene tutto questo?” tutti rispondono ringhiando con efferatezza e automaticamente ricevono un numero di matricola…
La sceneggiatura non riserva colpi di scena e, ahinoi, c’è poco da “spoilerare”.
Tutto previsto. Tutto secondo copione.
Se qualcuno non fa in tempo a premere il tasto “stop”, l’uomo con la briosa vestaglietta completa la sua missione e l’ Italia salta indietro di cent’anni.












