Questa è una storia che ha a che fare con i Comuni. In Italia ce ne sono, al febbraio 2026, 7mila 894. Circa il 69 per cento di essi ha meno di 5mila abitanti. Il più grande è Roma con 2,7 milioni di abitanti. Il più piccolo è Morterone, provincia di Lecco, regione Lombardia, che ne ha 31.
Il numero totale dei loro dipendenti è pari a circa 337mila unità. Media nazionale 43 impiegati per comune, ma la media inganna. Meglio guardare il rapporto dipendenti ogni mille abitanti, che a livello nazionale è in media di circa 5,7.
I piccoli comuni (fino a 2 mila abitanti) hanno in media da 2 a 15 impiegati e spesso un singolo dipendente si occupa di più uffici contemporaneamente (es. Anagrafe e Stato Civile); i comuni di medie dimensioni (da 10mila a 20mila abitanti) hanno in media da 50 a 100 impiegati e gli uffici vengono divisi per aree specializzate (Polizia Locale, Ufficio Tecnico, Servizi Sociali…); le grandi città (oltre 250mila abitanti) hanno migliaia di impiegati (Roma e Milano ne contano oltre 10mila ciascuna) e la proporzione sale fino a 10-11 dipendenti ogni mille abitanti: non è facile gestire servizi complessi come i trasporti e le grandi manutenzioni urbane.
Questa storia ha a che fare con un piccolo Comune, ha 2mila 328 abitanti, chiamati pievesi o, in dialetto locale, ceiotti. Vi presento Pieve Ligure, Città Metropolitana di Genova, comune che ha tre particolarità degne di nota.
La prima e la più importante è l’intelligenza e la capacità di innovare della Sindaca Paola Negro e di tutti i suoi collaboratori e collaboratrici.
La seconda è che ha un personale ridotto all’osso: 10-12 dipendenti effettivi che si dividono fra le aree Affari Generali e Demografici, Finanza e Tributi, Servizi Tecnici e Manutenzioni, Polizia Locale e Servizi Sociali. Quindi, nella maggior parte dei casi c’è un solo dipendente per ufficio.
La terza particolarità è che è uno dei primi comuni in Italia ad avere adottato, dopo averli debitamente sperimentati, software di intelligenza artificiale per ottimizzare il lavoro di Uffici e Segreteria, aiutando i dipendenti a verificare la conformità delle norme, scrivere delibere, controllare le pratiche edili, gestire il traffico.
Il risultato, grazie al taglio dei tempi della burocrazia, si misura in servizi ai cittadini tempestivi ed efficaci: “Pratiche più rapide, risposte più sicure, uffici messi in condizione di dedicare più tempo ai Cittadini e meno alle verifiche di routine”.
Una domanda sorge spontanea: come è riuscito a dotarsi di un sistema di intelligenza artificiale progettato su misura per il lavoro quotidiano dei suoi uffici, o meglio degli uffici comunali in genere?
Un sistema che si avvale di 43 diversi agenti, basati su modelli di intelligenza artificiale, che affiancano il funzionario e collaborano fra di loro, confrontando ogni atto con la normativa vigente, fornendo revisioni e riferimenti puntuali, pronti per stendere un atto. Ogni atto viene verificato e diventa disponibile in una biblioteca digitale che cresce con l’uso ed è patrimonio del Comune. Il lavoro fatto oggi rende più veloce quello di domani.
Occorre averci lavorato dentro un Comune per rendersi conto di quanto sia difficile. Il cittadino chiede un parere, un permesso, un atto. L’addetto ci lavora su, definisce quanto richiesto e mentre sta scrivendo la risposta le norme cambiano dalla sera al mattino. Tantalo in confronto aveva vita facile.
Torniamo al sistema e ai 43 agenti diversi. L’ideazione e sviluppo si devono all’Ing. Riccardo Parenti, ai suoi collaboratori e alla start-up che hanno messo in piedi, la Aviolab AI. Il primo passo è stato quello di dividere il Comune in aree omogenee, quindi affari generali e demografici, finanza e tributi, servizi tecnici e manutenzioni, polizia locale e servizi sociali. Poi hanno avviato la sperimentazione nella Segreteria generale, nella Polizia locale e nell’Ufficio tecnico.
Prima di andare avanti, opportuno definire cosa sia un agente di intelligenza artificiale. Si tratta di un software autonomo che utilizza l’intelligenza artificiale per pianificare, prendere decisioni e completare compiti complessi per conto di un utente. Un agente di intelligenza artificiale non si limita a rispondere a singoli comandi, o a seguire sequenze predeterminate: riceve un obiettivo di alto livello e determina autonomamente le azioni necessarie per raggiungerlo. Le sue caratteristiche principali sono l’autonomia, il ragionamento, l’uso di strumenti e la memoria.
Torniamo alle aree omogenee. Per ognuna di esse c’è almeno un agente di intelligenza artificiale, debitamente programmato per sapere redigere una bozza, scrivere un atto, dare pareri. C’è poi almeno un agente che è un revisore specializzato di quell’area e poi ci sono una serie di altri agenti revisori, esterni e a valle dell’area. Il loro compito è molto preciso, delicato e importante: ad esempio, evitare che il Comune venga chiamato dalla Corte dei Conti a rifondere dei quattrini, oppure che atti emessi vengano impugnati.
Ci sono poi una serie di agenti di processo: l’agente che decide a chi affidare la pratica; l’agente “interprete” che capisce cosa ha detto, o chiede, l’utente, smontando la sua richiesta in elementi di base per decidere cosa va fatto. Senza dimenticare l’agente che sa scrivere un documento Word, o quello che sa ingegnerizzare un pdf.
Ci sono agenti di controllo e anche agenti cognitivi che svolgono compiti limitati, ma che richiedono ragionamento. Ad esempio c’è un agente che dopo che il suo collega virtuale, quindi altro agente, gli ha fornito i documenti sorgente, le referenze del ragionamento giuridico e le fonti relative che devono essere riportate nell’atto come referenze a piè di pagina, riguarda il tutto, controlla la correttezza delle citazioni e il loro posizionamento nel testo. Non è particolarmente “intelligente”, ma è molto, molto preciso. Se approva un atto si può stare tranquilli della sua solidità.
Insomma, è come se il Comune avesse aumentato l’organico di 43 unità, competenti e virtuali, a costo zero. Quasi zero, la corrente elettrica costa.
Senza licenziare nessuno, anzi valorizzando tutti perché per arrivare a mettere a punto un sistema dall’interfaccia semplice che opera su problemi complessi è servita la competenza, abilità, conoscenze, disponibilità di tutto il personale del Comune. Sindaca in testa.
Il sistema è per loro. Se l’addetto allo sportello ha un dubbio, usa il sistema e lo risolve in tempo reale. Ha la certezza di cosa dire, si prende la responsabilità di dirlo nel migliore dei modi, il cittadino/a è soddisfatto/a e lui fa una bella figura.
Quindi, riassumendo, se c’è da risolvere un problema concreto, il sistema aiuta ad analizzarlo, verifica le operazioni da svolgere e le norme di legge che soddisfano l’iter amministrativo. Ogni volta che viene interrogato, prima di rispondere, verifica la correttezza dei dati che comunica. Piccola curiosità. Nella fase di test del sistema, è capitato in due occasioni di ritrovarsi con una sentenza pubblicata poche ore prima che ha modificato il corso di una pratica.
Non è un database fisso, non vengono memorizzate leggi, o regolamenti comunali. Per capire cosa serve, vengono lanciati “n” agenti in parallelo che vanno a guardare, in tempo reale, cos’è disponibile in rete. Poi definiscono il da farsi, la sequenza dei passi, gli atti necessari ed eventualmente li scrivono. Può quindi capitare che la procedura fatta lunedì sia diversa da quella fatta martedì, perché tra lunedì e martedì è stato pubblicato qualcosa di nuovo, o diverso.
Interessanti le tempistiche del progetto. Primi test fatti a maggio, installazione a giugno e entrata in produzione a settembre. Se si sa cosa fare non serve molto tempo per farlo. Interessante anche la possibilità di generalizzarlo per proporlo agli altri 7893 comuni.
A partire da ottobre verranno implementati altri meccanismi. Il primo riguarda i regolamenti comunali. Succede che un dipendente abbia nel cassetto il regolamento del personale. Il suo collega, in altro ufficio, ha il regolamento edilizio e lo statuto del comune, mentre un terzo collega ha il regolamento degli scali a mare. Attualmente, ogni volta che si ha a che fare con qualcosa che tocca più regolamenti, iniziano a ballare i santi. Il sistema consentirà ad ognuno di condividere con tutti i regolamenti di propria responsabilità.
Il secondo intervento per essere raccontato richiede un esempio. Sono il comandante della Polizia locale. Devo fare un’ordinanza di sosta. Capita che non la rileggo e che quindi contenga inesattezze. Comunque la firmo e la emetto. Seguendo la prassi comunale, faccio fotocopia, la metto in un cassetto e la tiro fuori quando serve.
Invece, con la nuova modalità del sistema di Intelligenza Artificiale, se il documento deve, o può, essere riutilizzato, allora lo si smonta per creare un atto anonimo che viene memorizzato in una biblioteca di atti e modelli. Se si vuole emettere un nuovo divieto di sosta, si recupera l’atto anonimo che viene proposto come una maschera in cui inserire i dati aggiornati: via, durata del divieto e sua tipologia. Prima di essere rilasciato vengono verificati gli aspetti legislativi e normativi per essere certi che siano ancora validi e aggiornati. Quindi viene prodotto l’atto.
A tale proposito Aviolab AI si è posta un interessante domanda: “Dato un atto, per quanto tempo può essere riutilizzato senza andare a rivedere se le leggi sono cambiate?” Le analisi statistiche svolte hanno portato a una risposta sconcertante: la finestra temporale è di 48 ore. Oltre alle 48 ore la probabilità che l’atto sia da riverificare è diversa da zero. Dopo sette giorni questa probabilità è pari a uno: è certo che occorre riverificare. In Italia emettiamo una tale quantità di leggi e norme, con una frequenza tale che un atto fatto oggi dopo sette giorni è da rifare, da ricontrollare per essere certi che sia ancora valido. Il tutto non solo è terrificante: è ridicolo.
La protezione dei dati e delle informazioni personali contenute nelle pratiche è assicurata dal fatto che non esiste un server. Tutto è installato su singole postazioni di lavoro. I documenti restano archiviati sui dispositivi del Comune. Nulla viene affidato a soggetti esterni. Aviolab AI può, da remoto, solo su richiesta, con autorizzazione di un funzionario del Comune e per un tempo massimo di 30 minuti, entrare dentro la postazione. La connessione per farlo attiva un tunnel criptato attraverso la rete.
Quella qui raccontata è una bella storia, dove l’intelligenza artificiale non distrugge posti di lavoro, ma aiuta a rendere migliori quelli esistenti.
Dove la start-up Aviolab AI nasce e cresce grazie alla indispensabile combinazione di competenza, presenza sul territorio, passione, curiosità, fiducia reciproca dei fondatori, senso civico e dello Stato, senza bisogno di capitali di ventura, troppo spesso di avventura.
Dove si dimostra che non esiste solo la Silicon Valley. Non c’è bisogno della California. La Liguria è altrettanto bella. Forse di più.
Dove posso solo sperare che l’Ing. Parenti e il Comune di Pieve Ligure non se la prendano con me per il numero di richieste di delucidazioni e dimostrazioni che possono piovere loro addosso dai già citati settemila e spiccioli comuni italiani.
Di certo i loro sindaci condividono le parole della loro collega Paola Negro:
“L’obiettivo è molto concreto: un Comune che risponde prima, risponde meglio e assiste di più i Cittadini e le Cittadine. E abbiamo lasciato prendere la decisione a chi lavora sulle pratiche tutti i giorni: i responsabili dei servizi hanno provato il sistema sul campo e sono stati loro a chiederci di mantenerlo stabilmente in dotazione agli uffici”, aggiungendo poi “L’innovazione ha senso se serve a chi lavora e a chi aspetta una risposta, non se è una vetrina”.
I Cittadini e le Cittadine sentitamente ringraziano.












