Siccome l’ingegner Cole Tomas Allen, oltre a fare il docente part-time, progetta videogames, possiamo dire che nel suo gioco non è andato oltre il secondo livello.
Il pericolosissimo protagonista dell’ultima versione di un immaginario “Elimina il Presidente”, ha superato solo il primo step consistente nell’accedere al Washington Hilton dove si teneva la rituale cena dei “quirinalisti” d’oltreoceano, quella in cui Trump ha ricevuto gli oltre 2000 corrispondenti che per le rispettive testate aggiornano il mondo su quel che succede alla Casa Bianca.
Diciamo che il passaggio introduttivo non è stato così impegnativo per il signor Allen, cui è bastato prenotare una camera nell’albergo per passare al successivo più impegnativo obiettivo, cioè quello di raggiungere la sala in cui era presente il biondociuffato Donald.
Intercettato dagli uomini della sicurezza del Secret Service in un corridoio, al “dove sta andando?” ha replicato sparando a chi cercava di bloccarlo. L’agente è stato solo ferito lievemente perché fortunatamente protetto dal provvidenziale giubbotto antiproiettile. Immobilizzato e reso inoffensivo, l’irrequieto Allen ha così visto comparire la scritta “Game Over” a partita appena cominciata e senza vedere nemmeno da lontano il suo bersaglio.
La stampa ha parlato di sparatoria, la realtà riferisce soltanto di uno o due colpi sparati dall’aggressore e quindi di un evento diverso da quel che secondo la Treccani corrisponde a “scambio di colpi d’arma da fuoco tra due o più individui o tra due parti avversarie; susseguirsi fitto di colpi di pistola, di fucile, di mitraglia, meno spesso di cannone”.
Ma la spettacolarizzazione è un’arte e spesso ripaga in termini di pubblico sempre più assetato di episodi cruenti. Quell’esplosione ha indubbiamente seminato il panico nel salone in cui si teneva il banchetto ed è stato più che legittimo il nascondersi sotto i tavoli o dietro le colonne che i presenti non hanno esitato a fare temendo un potenziale ingresso del Rambo de noantri.
Quell’hotel vantava precedenti spedifici e quindi chi ricordava che proprio lì qualcuno tentò di assassinare Ronald Reagan è ovvio che abbia temuto chissà quale tragedia. Il 30 marzo del 1981, infatti, John Hincley Jr. colpì l’allora Presidente ferendolo in maniera grave, storia che ora dovrebbe indurre chi è capo degli Stati Uniti a trovare una differente location anche in considerazione del nefasto detto “non c’è due senza tre”…
Gli immancabili complottisti non esitano a ipotizzare che la regia di chi ha architettato l’agguato prevedeva solo una boutade sufficiente a vittimizzare Trump e a mantenere su di lui l’aura di “quasi-martire” che lo accompagna impedendone una fatale capitolazione.
Chi osserva con un grandangolo l’intero scenario sa che l’eventuale morte prematura di Mister President – indipendentemente dal rischio che ne arrivi uno peggiore – libererebbe Washington dal ricatto degli Epstein Files che non vedono totalmente estraneo l’attuale inquilino della Casa Bianca. Il venir meno di un ipotetico meccanismo estorsivo, che potrebbe aver portato gli Stati Uniti a partecipare ad una guerra fortemente voluta da Israele, sarebbe capace di cambiare il destino mediorientale. Preso ragionevolmente atto che i regimi non si ribaltano bombardando e che i missili contengono esplosivo e non democrazia, l’insediamento al vertice degli Stati Uniti di un personaggio meno esposto a minacce per birichini trascorsi inguinali forse potrebbe attenuare i toni del conflitto, evitare un secondo inammissibile Vietnam, allentare la morsa di una insostenibile guerra economica, riportare un po’ di serenità in giro per il mondo.
Niente paura. Non se ne parla già più. Come se nulla fosse successo.
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