L’abilità di mescolare il linguaggio verbale a quello gestuale è privilegio di pochi.
Il saperlo fare per dare enfasi e catturare l’attenzione è addirittura arte.
Gli esperti del cosiddetto “approccio prossemico” sanno riconoscere il sottile significato di ogni movimento del corpo o di parte di esso, evidenziando come uno sguardo o un movimento tramutano gli occhi in messaggeri e una mano o un braccio in un pennino per vergare in immacolata bella grafia i sottotitoli.
L’esperanto del gesto supera le divisioni idiomatiche e arriva al segno ancor più di frasi ed espressioni che altrimenti – senza quella componente fisica – perderebbero di incisività.
Una grande lezione ci è stata offerta da un giovane ottuagenario talento che da qualche anno – morto Maurizio Costanzo – è il sovrano della seconda serata e il più equilibrato padrone di casa capace di intrattenere il pubblico sui più disparati temi di attualità. Dotato di una versatilità straordinaria, è stato sempre capace di mostrarsi il miglior confidente dei politici in quel momento al Governo e quindi, avversati dalla solita stampa facinorosa, bisognosi di quella ospitalità che è d’obbligo nei confronti di chi riveste certi ruoli.
Giovedì scorso al nono minuto della puntata di Porta a Porta il celeberrimo anchorman ha saputo – con garbo ma anche con naturale evidente passione – dosare il tono della voce, modulando delicatamente le sue espressioni autorevoli. L’imperturbabile aplomb e l’inossidabile self-control hanno prevalso sul desiderio di strangolare il deputato “dem” che si era inusitatamente permesso di fare una battutina che in simili liturgici contesti aveva il colpevole sapore del sacrilegio.
La composta reazione di Bruno Vespa è stata apprezzata con suffragio universale da tutta l’Italia che gli ha riconosciuto una eccellente padronanza del coinvolgimento muscolare in frangenti tanto animosi.
Le armoniose movenze, che hanno accompagnato il garbatissimo invito a tacere delicatamente rivolto al parlamentare, hanno lasciato supporre che lo storico giornalista vanti nel suo curriculum significative esperienze di “tai-chi” o di altre analoghe discipline orientali.
Il video – scolpito nelle pagine web di Raiplay (ecco il link) – è stato ritagliato da tanti organi di stampa (lo abbiamo fatto anche noi a fondo pagina) perché possa avere la meritata immortalità e indirizzare al meglio le future generazioni.
L’episodio onora chi come me è iscritto all’Ordine dei Giornalisti da moltissimi anni, ma non ha mai trovato maniera di esprimersi pubblicamente con simile professionalità.
Inutile dire “non ho mai avuto un’occasione del genere” perché non è questione soltanto di opportunità. Per riuscire in certe performance ci va la stoffa che non tutti possiedono.
Il puntare energicamente il dito a pochi centimetri dal volto dell’interlocutore richiede nervi saldi, articolazioni lubrificate, dominio totale delle falangi, indipendenza assoluta da forme artritiche croniche o acute.

I movimenti del braccio – all’apparenza bruschi e scomposti ma invece perfettamente eseguiti – sottolineano decennali esercizi di aquagym e non hanno certo invidia dei volteggi di un qualunque Yuri Chechi.


Qualcuno tiene a far osservare che nonostante il giornalismo sia attività prevalentemente sedentaria, il protagonista di questa estemporanea lectio magistralis ha palesato la perfezione cardiocircolatoria. A dispetto di chi temeva una fatale evoluzione della situazione pressoria, Vespa ha dato prova di brachicardia ai più alti livelli, scatenando l’invidia di chi – imbestialito nel traffico bloccato – vorrebbe esprimere altrettanta vitalità con chi lo circonda ma è cosciente di non poterselo permettere.
La grottesca descrizione del fatto non deve deprimere.
Qualcuno pensa si tratti di una parabola, ma forse si riferisce alla traiettoria di chi sta tramontando in diretta.
No, niente affatto. Questo corsivo svela soltanto una profonda speranza, quella che qualcosa stia cominciando a cambiare.
Senza bisogno di sondaggi, consultazioni o “primarie” ai gazebo, in quello studio televisivo si è capito chi può guidare – Pasqua appena trascorsa – la resurrezione del centrosinistra.
Come John Belushi nei panni di Jake Blues urla in chiesa “ho visto la luce”, chi l’altra sera era dinanzi al teleschermo ha capito che l’onorevole Peppe Provenzano – sopravvissuto compostamente alla flagellazione e al crucifige in diretta – potrebbe essere il tanto atteso Messia per far voltar pagina al Paese.
Un Paese che non urla è il sogno di tutti.












