Dovremmo averlo capito da tempo. Non sono i sorrisi nelle fotografie ufficiali un valido indizio dell’andamento delle trattative.
Il vedere i rappresentanti di Paesi in guerra tra loro che siedono serenamente in un salottino minimalista significa soltanto che durante l’incontro i protagonisti del summit pakistano non sono rimasti “all’impiedi” (come l’Accademia della crusca ammette si scriva e si dica).
J.D. Vance, latore della “offerta che non si può rifiutare”, se ne torna a casa in conformità alle sue radici irlandesi-scozzesi: con le pive nel sacco.
La sbrigativa ipotesi di chiudere con quella che a Washington era considerata la proposta “migliore e definitiva” è andata a scontrarsi con il “non aver fretta” degli iraniani.
Guardando con ponderato distacco la scena del meeting diplomatico, Teheran somiglia tantissimo a Saigon, mentre la Persia si confonde con l’indimenticabile Vietnam.
I centometristi USA si sono visti spostare la linea del traguardo dagli imperturbabili maratoneti mediorientali, presumibilmente pronti a prove di resistenza anche estrema.
Nessuno nega che l’incontro fosse di enorme e fondamentale importanza, ma al contempo nessuno può negare che le trattative siano discussioni e non imposizioni.
Visto che il suo Presidente si ritiene la trasfigurazione di Gesù, molto probabilmente J.D. Vance era invece convinto di incarnare Giulio Cesare e di poter mandare – un po’ come lui – un messaggio WhatsApp con un laconico ed immortale “Veni, vidi, vici”.
Forse il messo statunitense “si era fatto persuaso” (come il Montalbano di Camilleri) che gli iraniani avrebbero accettato senza esitazione le condizioni elencate negli incartamenti. E invece questi non si sono fatti …incartare.
L’approccio da sportello bancario con il “firmi qui” dinanzi a mille clausole, tradizionalmente poco leggibili per dimensioni e poco comprensibili per redazione del testo, non ha funzionato.
A voler immaginare un clima cordiale che non può esserci stato, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Qalibaf – fattasi oggettivamente notte fonda – potrebbe aver guardato l’orologio e sussurrato a J.D. Vance “Giovanotto, si sbrighi a ripartire che è davvero tardi e a casa magari si preoccupano…”
Tra i convenevoli non sarà certo mancato un “tornate quando volete”, lasciando libera scelta sul cosa portare la prossima volta come carico di morte.
L’Iran ha fatto capire di non avere nessuna intenzione di piegarsi, ribadendo che l’arricchimento dell’uranio rientrerebbe in un consolidato progetto di energia nucleare, ma gli Stati Uniti sono abituati – Iraq docet – a vedere armi letali anche dove non ci sono e – in questo caso – anche dove Trump già l’estate scorsa diceva di averle annientate…
Il diktat camuffato da accordo non è stato sottoscritto.
Al signor Donald, già poco simpatico ad una larghissima fetta di statunitensi, ora tocca spiegare ai ragazzi degli States le modalità di convocazione della “gita” in Medio Oriente con biglietti di andata e ritorno garantiti solo per la prima tratta.
Sono terribilmente attratto dalla pubblicità. Non riesco a resistere, venendone irrimediabilmente attratto quasi dietro lo schermo del televisore – scomparso da tempo il tubo catodico – si nascondesse...
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