Se ne parla è vero, ma il tono della voce di chi strilla e strepita è talmente fastidioso da disturbare chi vorrebbe capire e decidere senza lasciarsi risucchiare dal gorgo delle chiacchiere e delle bugie.
L’atmosfera non è delle più respirabili e mai, prima d’ora, si era visto il potere politico che spara a zero sul potere giudiziario. Mai, prima d’ora, si era scesi così in basso ma forse qualcuno in futuro riuscirà a sbalordirci per mostrarci l’ipogeo della decenza.
Per non perdersi nel dedalo delle modifiche vale la pena scorrere gli articoli della Costituzione che verrebbero (o purtroppo verranno) scarabocchiati alla faccia della nobile Assemblea Costituente che aveva cesellato con minuzia amanuense quella che costituiva il cardine della nostra civiltà contemporanea.
La Riforma che fucila la Costituzione riserva il primo proiettile all’articolo 102, tracciando il solco tra la magistratura giudicante e quella requirente. separando funzioni e carriere di giudici e pubblici ministeri. Questi ultimi perderebbero la loro naturale indipendenza e si ritroverebbero a subire le influenze della politica e dei mezzi di informazione. Meno autonomia e più “ascendente” di un potere che già ora scalpita per mostrarsi aggressivo e interessato.
Le modifiche all’articolo 104 – se confermate in sede referendaria – porterebbero allo stravolgimento della struttura del Consiglio Superiore della Magistratura, con una suddivisione in due CSM (uno per i giudici e uno per i PM). La spaccatura andrebbe a indebolire l’organo di garanzia che – persa efficienza ed autorevolezza – si ritroverebbe privo di quella corazza che finora gli ha evitato di rimanere trafitto dalla politica.
Tra le novità – indigeste per chiunque abbia cultura democratica – spicca il sorteggio dei componenti di questi Consigli, quelli togati designati dal caso e quelli laici estratti da una lista di persone nominate dal Parlamento. Si capisce che la maggioranza parlamentare ha modo di piazzare persone scelte tra soggetti di fiducia creando un gruppo ben aggregato e probabilmente sensibile ad eventuali sollecitazioni di chi ha dato loro l’opportunità di rientrare in quel novero.
Spaventa anche il restyling dell’articolo 105 con cui si istituisce una Alta Corte con funzioni disciplinari, organo esterno al CSM il cui metodo di composizione suscita perplessità e preoccupazioni per le possibili influenze della politica…
In questo sintetico quadro non sembra trovare spazio o almeno lasciare la benché minima traccia il tanto celebrato miglioramento della giustizia.
Fare giustizia non significa giustiziare, tantomeno i magistrati.
Mettere il guinzaglio ai pubblici ministeri non è la soluzione ma la tragedia assoluta per chi ancora crede a quel che c’è scritto nelle aule dei tribunali. Chi ancora confida in quel “La legge è uguale per tutti” sappia che quel sacrosanto principio rischia di rimanere solo una scritta sul muro.
Non si creda che la storia delle correnti sia un fenomeno esclusivo della magistratura. Certe compagini esistono nei Ministeri, nelle Forze Armate, nelle Forze di Polizia, negli enti pubblici, nelle aziende…
Dovremmo non preoccuparci delle associazioni che aggregano giudici e PM in maniera emersa e riconoscibili, ma piuttosto di tutte quelle altre “congregazioni” occulte che decidono nel rispettivo ambito chi deve fare carriera o chi deve occupare quel posto.
E a volte, senza aver bisogno di “correnti”, la meritocrazia è cancellata dalla prepotenza di chi giunto al potere sistema parenti e amici anche i più imbarazzanti in posti chiave del Paese…
Gli esempi purtroppo non mancano. Lì si che ci vorrebbe un referendum abrogativo dei malvezzi.
Il palcoscenico dell’inquietante conflitto iraniano non vede in campo solo chi attivamente sta bombardando e massacrando.
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