L’uomo che dice di rispondere solo alla propria morale e che sta portando il pianeta alla distruzione è stato sostanzialmente mandato a quel Paese dal direttore dell’NCC.
Prima che si pensi che il signor Donald sia stato banalmente spedito al diavolo da un autista di rimessa, è bene precisare che la sigla NCC in questione non si riferisce al Noleggio Con Conducente, ma al National Counterterrorism Center.
Joe Kent, l’ex “berretto verde” dell’esercito a stelle strisce che era approdato al vertice della struttura antiterrorismo, ha salutato in modo brusco chi lo aveva piazzato su quella delicata poltrona.
A differenza di chi deglutisce deiezioni per non perdere un posto di rilievo, il “soldato” Kent ha saputo dire “signornò!” e ha precisato di non poter “in coscienza sostenere la guerra in corso in Iran”.
La lettera di dimissioni non è certo una missiva amorosa e il suo testo insinua che il governo USA avrebbe mentito sulla imminente minaccia di un Iran pronto ad aggredire. Parole pesanti quelle di Kent, che non esita a sostenere che gli Stati Uniti sono stati trascinati da Israele in questo conflitto che “non reca alcun beneficio al popolo americano e tantomeno giustifica il costo di vite americane”…
Donald Trump, dimenticando di averlo nominato lui in quel ruolo, ha definito Kent “molto debole in materia di sicurezza” e sostenendo con ghigno gioioso che “è un bene che se ne sia andato”.
Sono tutti pronti – specie in questa stagione – a definire Joe Kent “un povero comunista” ma il personaggio non è affatto un barricadero della sinistra.
Siccome Mister President non lo aveva reclutato nel corso di una visita in qualche centro sociale o selezionato tra le “zecche rosse”, va detto che Kent è un ex candidato alla Camera dei Rappresentanti che è stato trombato per i presunti legami con i nazionalisti bianchi.
Va sottolineato che Trump lo aveva messo a capo dell’antiterrorismo nonostante Kent avesse promosso una delle teorie del complotto che aveva messo in imbarazzo gli Stati Uniti, quella secondo la quale la “intelligence community” (di cui avrebbe poi fatto parte), sarebbe stata coinvolta nella pianificazione o nella direzione dell’attacco del 6 gennaio 2021 a Capitol Hill.
Militare coraggioso e non figlio di papà capace di certificati medici fasulli per non partire per il fronte, Kent nel 2019 ha perso la moglie nella guerra civile siriana e conosce il dolore che gratuitamente viene inferto agli innocenti. Nel lasciare il suo importante incarico ha scritto della “potente lobby americana” di Israele, puntando il dito contro “alti funzionari israeliani” responsabili di aver condotto una “campagna di disinformazione” sulla minaccia rappresentata dall’Iran.
La clamorosa lettera di dimissioni di Kent non è la classica “vox clamans in deserto” perché si accoda alle espressioni dissenzienti di alcuni importanti influencer di destra che si sono opposti senza riserve alla guerra e non hanno esitato ad esprimere critiche significative,
Probabilmente l’America si sta svegliando dal torpore e il crescere dei toni di questo incubo universale sta spingendo chi vive oltreoceano a dare segni di dissenso.
Anche gli ipnotizzati fedelissimi di Donald Trump sono costretti a prendere atto del prolungarsi del conflitto, delle ripercussioni economiche e finanziarie devastanti anche per chi è estraneo a questa guerra, dell’intervento sul terreno non delegabile ad alcun mercenario che opera in quell’area, della inevitabile sorte di molti giovani statunitensi che non torneranno a casa se non in una cassa di legno, e persino qualche clamorosa azione terroristica che potrebbe ridicolizzare l’11 Settembre.
Ci si augura che Kent abbia infranto il muro del silenzio e della pavida sottomissione.
Adesso che va di moda parlare di decapitazione di regimi pericolosi per il futuro internazionale, c’è da sperare che in modo pacifico e legale si cominci a guardare non solo fuori dai propri confini, riconoscendo che persone instabili e deteriori non sono soltanto a Caracas o a Teheran.












