Nel cuore della notte, e per noi alle prime luci dell’alba, l’uomo che vanta di aver chiuso almeno una decina di conflitti in giro per il mondo – forse sentendone la mancanza – ha dato ordine alla Delta Force di rapire Maduro e relativa consorte, mentre un pesante bombardamento mirato distraeva l’attenzione delle approssimative forze armate del governo bolivariano di Caracas.
Sono arrivati come i Re Magi, un po’ in anticipo senza aver avuto bisogno della stella cometa, senza portare oro, incenso e mirra…
A far scattare il via alla “operazione militare speciale” a stelle e strisce è la stessa persona che ha spergiurato di esser prossimo ad interrompere l’analoga attività che da anni insanguina l’Ucraina.
A condannare l’iniziativa è stato persino lo “Zio Vladimir”, lo stesso che si lavora per indurlo a deporre le armi, lo stesso che forse non aveva bisogno di un simile “buon esempio”.
Non si conosce il bilancio delle eventuali vittime, ma è certo confermata l’uccisione a sangue freddo del diritto internazionale e di ogni regola che dovrebbe essere a base della razza umana.
Donald Trump probabilmente è convinto di trovarsi alle prese con un videogioco 3D, uno di quelli “sparatutto”, e non considera che quella che ha intrapreso non è una partita con punteggi da raggiungere e superare.
L’inquilino della Casa Bianca (o di quel che ne resta dopo il bonus edilizio del 110 per cento con cui ha pianificato la costruzione di una balera) probabilmente non ha chiara la pericolosità del contesto che – saturo di tensioni – potrebbe esplodere alla prossima scintilla.
Non è in discussione la legittimità della presidenza venezuelana, ma la dinamica con cui mister Donald – allenatissimo a bullizzare Paesi poco robusti – fa saltare la scacchiera mondiale incurante delle possibili e fin troppo scontate conseguenze.
A lasciarci impietriti è il frastornante silenzio di Palazzo Chigi o di via XX Settembre, da cui non si è levato nemmeno un fiato a fronte dell’inaudita prepotenza trumpiana. Forse a soffocare la voce è la paura tipica di chi già è schiavo di dazi e imposizioni, di chi parla di orgoglio nazionale non accorgendosi di averne fatto uno zerbino, di chi vede il proprio Paese invidiato e non sa di fare macabro umorismo.
A lasciarci indifferenti è la latitanza dell’ONU, che al ruolo dell’assente ingiustificato ci ha poco alla volta abituati.
Non si creda a “Donald libertador”. Non va a portare nulla e ancor meno democrazia e libertà. Va piuttosto a portar via il petrolio locale che – greggio pesante e acido – si rivela fondamentale per tanti prodotti (gasolio in primis) difficili da ottenere con quello “leggero e dolce” estraibile altrove.
Lo si vedrà a breve quando le compagnie petrolifere statunitensi, presenti in quell’area solo come broker, si riveleranno protagoniste del rilancio industriale del settore in grado di vincere la sfida della raffinazione di materia prima viscosa e fangosa.
Mentre Nicolàs Maduro e sua moglie sono a bordo della storica portaerei USS Iwo Jima in navigazione verso New York, il Presidente si congratula per la perfetta riuscita del blitz dicendo che non c’è stato bisogno di attuare la seconda fase del piano…
Trump non ha visto “Emilia Perez” e non ha idea della fantasiosa crudeltà delle organizzazioni narcos che – notoriamente sponsorizzate e controllate da Stati come quello appena “visitato” – rappresentano uno schieramento dalle imprevedibili reazioni. Sono loro il vero esercito la cui disponibilità di mezzi e la esuberante ferocia potrebbe esibirsi in qualche eclatante gesto dimostrativo…
Sono terribilmente attratto dalla pubblicità. Non riesco a resistere, venendone irrimediabilmente attratto quasi dietro lo schermo del televisore – scomparso da tempo il tubo catodico – si nascondesse...
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