Mi immagino il signor Donald che strimpella la lira emulando quel Nerone che, per dar luogo ad una speculazione edilizia ante litteram, decise di incendiare Roma.
Denaro e mattone sono storicamente due espressioni di potere e spesso la poca cultura dei palazzinari ha contribuito al degrado odierno che non ha solo riverberazioni urbanistiche ma adesso rischia di compromettere il futuro del pianeta.
Ci sono mille ragioni per auspicare la destituzione di un regime e questo dovrebbe far riflettere quelli come la buonanima di Khamenei che, non pochi, in giro per il mondo stanno mettendocela tutta per sottomettere le rispettive popolazioni e, perché no?, invadere o bombardare territori senza rispetto di alcuna regola del diritto internazionale.
Chi dice di agire in nome della democrazia dovrebbe esser condannato per aver fornito false generalità, ma a pesare non sono le etichette fuorvianti appiccicate ad un agire inaccettabile. Quel che grava è la mancata visione dello scenario e qualche piccola cognizione di fisica (ah, non aver studiato) che avrebbe fatto comprendere che ad ogni azione corrisponde una azione uguale e contraria.
Non c’è bisogno di ricordare il terzo principio della dinamica perché basterebbe il buon senso ad evitare gesta scellerate che sono destinate – in caso il pianeta sopravviva – a segnare le peggiori pagine della storia universale.
L’attacco all’Iran non somiglia a quello che – con semplice cambio di lettera – nel 2003 ebbe luogo in Iraq. Saddam non aveva nel suo arsenale il potenziale teroristico che bolle nella pentola della vecchia Persia.
Gli iracheni si sono fatti calpestare offrendo quella poca resistenza che è bastata a far sì che dopo vent’anni ci siano ancora un caos insopportabile per chi ci vive e mortificante per i gradassi che erano convinti di sistemare le cose in un paio di settimane.
Gli iraniani non hanno perso un minuto a render pan per focaccia alla allegra brigata del Board of Peace, lanciando missili là dove la vita scorreva serena e gaudente. I colpi andati a segno a Tel Aviv, a Dubai e in alcune basi militari americane nel Golfo sono stati solo il primo assaggio, quasi fossero i salatini che accompagnano l’aperitivo e preludono ad un luculliano banchetto di morte.
L’imperatore degli Stati Uniti d’America sta facendo l’impossibile per superare in simpatia il Nixon dei tempi del Vietnam, preparandosi a collezionare non solo bare avvolte nella bandiera a stelle e strisce ma anche e soprattutto a dover contare vittime civili che avrebbero detto “no” all’invito con cui lo Zio Sam sui memorabili manifesti chiedeva di arruolarsi nell’Esercito.
Il terrorista – qualcuno lo spieghi all’uomo col ciuffo – non ha niente da perdere, perché già gli è stato tolto tutto. E’ animato esclusivamente dalla voglia di restituire dolore e di farlo incurante se a ricevere il suo dono sono persone innocenti. Lo erano anche le 108 ragazze uccise ieri nella loro scuola dal raid americano…
Si mettano l’anima in pace gli strateghi, soprattutto quelli che affollano i talk show e parlano sotto dettatura del conduttore a sua volta al guinzaglio di questo o quel Governo.
I possibili bersagli sono incalcolabili e come tali indifendibili. L’imprevedibilità riguarda il “dove” e il “quando”, ma non solo. Sul fronte del “chi” e del “come” dovrebbe intervenire l’intelligence per bloccare l’organizzazione umana e logistica di un possibile “scacco matto”.
La loro efficienza è tale che – in Italia ad esempio – il Ministro della Difesa è rimasto bloccato a Dubai come un turista fai-da-te che non ha comprato i biglietti in tempo o la cui valigia supera i cogenti limiti di Ryanair.
Mentre anche la celeberrima casalinga di Voghera sapeva dal telegiornale che stava per scoccare l’ora zero in Iran e l’intero Medio Oriente avrebbe passato momenti delicati, né l’inquilino di via XX Settembre, né i suoi generali, né gli 007 si sono accorti che la situazione stava platealmente evolvendo.
Che il Signore ci salvi. E Allah faccia lo stesso.
Il palcoscenico dell’inquietante conflitto iraniano non vede in campo solo chi attivamente sta bombardando e massacrando.
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