Qualcuno si renderà conto che i social network sono il diavolo, anzi la “diavolina” che si utilizza per accendere il camino di casa quando la legna fatica a prender fuoco.
Qualcuno, in realtà, se n’è già reso conto e ha ritenuto di adottare una sorta di DASPO a chi sfoga la propria violenza sulle diverse piattaforme online che da anni risucchiano chi – invece di cercare contatti tradizionali – predilige trovar rifugio nella inebriante sequenza di messaggi e di contenuti multimediali.
Chi incita all’odio sa perfettamente di trovare terreno fertile nei contesti di aggregazione virtuale, dove è regola diffusa l’alzare il tono della conversazione nella speranza di prevaricare qualcuno. Basta davvero poco per avviare le più sterili discussioni e per innescare inconcludenti risse digitali che riescono solo a incrinare gli stati d’animo e a iniettare veleno.
La consapevolezza del ruolo che i “social” possono avere in un processo di destabilizzazione ha indotto il Dipartimento per la Homeland Security statunitense a bloccare l’accesso di Gregory Bovino ai rispettivi “account”. In particolare è stato stoppato quello su X dove il condottiero del Border Patrol si tramutava in vorticoso “troll” con raffiche di “post” che più volte al giorno incoraggiavano alla intolleranza ed esaltavano le birichinate dei suoi giocherelloni compari dell’Immigration and Customs Enforcement.
Il moderno gerarca dal cappottone ingessato ha capito che l’amplificazione delle sue iniziative contribuiva alla creazione e al rafforzamento del suo personaggio e quindi non ha esitato a replicare astioso a chi lo criticava, a pubblicare immagini degli immigrati trattati con i guanti bianchi dai suoi sottoposti, a rilanciare il contenuto delle conferenze stampa e le sue apparizioni televisive.
A supportare il suo encomiabile operato è intervenuto il fior fiore dei “digital creator” che non hanno esitato a tappezzare Internet con poster virtuali che raffiguravano il pericoloso infermiere Alex Pretti che minaccia e malmena gli indifesi agenti dell’ICE.
Le immagini “fake”, che sono rimbalzate in Rete e che testate autorevoli come il New York Times hanno additato come fulgido esempio di inciviltà, hanno trovato favorevole riscontro nella immensa popolazione di insoddisfatti che è sttaa felice di credere alla narrazione propalata dal comunicativo Greg.
Adesso che il mancato ufficiale della Gestapo ha visto ammanettare simbolicamente il mouse del suo computer e inchiodare lo schermo dello smartphone, restano a digiuno di falsità i suoi sempre più numerosi follower.
Migliaia di persone saranno costrette così a sentire altre voci, restando digiune senza le ripugnanti ostentazioni di violenza che tanto riempivano la loro giornata.
Si sapeva. Persino il dizionario – presagendo gli eventi di questi ultimi giorni – aveva anticipato un avverbio che calza in modo aderente alla modalità con cui il pubblico meno critico si è abbeverato di notizie false e tesi insostenibili. Pur desueto, il vocabolo del giorno è “bovinamente”.












