Quarant’anni fa, in ottobre, cinquanta marines in assetto di guerra sbarcano a Sigonella, in Sicilia, e circondano i militari italiani che presidiano la zona dove un aereo egiziano “in missione governativa” aveva trasportato i dirottatori della Achille Lauro, sulla quale avevano ucciso il cittadino americano Leo Kinghoffer.
Il presidente del consiglio Craxi ed il ministro degli esteri Andreotti fermano l’incursione. Autorizzano, infatti, l’aereo egiziano, con i dirottatori palestinesi a bordo, a decollare per Ciampino, ma non fanno altrettanto per l’ F104 americano che lo insegue, volando molto basso. Poi, il capo palestinese, Abbu Abbas, viene imbarcato su un aereo jugoslavo e la Achille Lauro può riprendere la crociera.
Washington definisce “imbelli e protettori dei terroristi” i governanti italiani i quali chiedono di rettificare. Quando la Casa Bianca “capisce che qui si fa sul serio” (Diario Andreotti), il numero due del Dipartimento di Stato porta a Craxi una lettera con cui Reagan, il presidente USA, si scusa, perché se avesse avuto le giuste “informazioni si sarebbe comportato in modo diverso”.
Anni dopo, Craxi dovrà andare in esilio e Andreotti nel 1993 inizierà una via crucis di processi infamanti.
Benedetto Craxi, detto Bettino, figlio del primo vice prefetto socialista di Milano e primo capo di governo socialista dell’Italia repubblicana morì, un mercoledì pomeriggio, tra le 16 e le 17 del 19 gennaio 2000, ad Hammamet, in Tunisia.
Per De Rita, il fondatore del Censis, era stato il “rampante vitale che aveva cavalcato l’onda lunga degli anni ‘80” per rompere, scrive Massimo Franco: “il mammismo DC e il veteropaternalismo PCI”.
Con lui rinacque il made in Italy, la politica estera divenne anzitutto economica – tanti anni prima di Trump – e le nuove classi imprenditoriali trovarono le porte aperte per salire sul palcoscenico.
Non mancarono i profittatori, quelli che Craxi fingeva di non vedere considerandoli “mariuoli”, e (copyright Rino Formica) “nani e ballerine”. La corte che danzava intorno ai palchi-templi dei congressi, innalzati dall’arch. Panseca con la solennità del più antico culto della personalità.
In partenza per un viaggio di Stato con lui, Andreotti sibilò “Vado in Cina con Craxi e i suoi”.
Craxi era stato eletto segretario del PSI all’Hotel Midas di Roma nel 1976 e i compagni, votandolo, pensarono di poterlo neutralizzare presto. Non andò così e il PSI cambiò, non solo simbolo e bandiere, ma anche pelle. Nel 1983, Sandro Pertini gli fece mettere la cravatta per riceverlo al Quirinale ed incaricarlo di formare il governo.
Ad Agnelli, il padrone della FIAT e di tanto altro, mandò subito a dire: “In democrazia non esistono imperatori ed è arrivato il momento che l’Avvocato scenda dal trono”. A Nerio Nesi, storico presidente socialista della BNL, quando lo informò della impossibilità tecnica di finanziare un importante ingegnere milanese, disse: “Va a imparare come si fa il banchiere!”
Scalfari, per attaccare la sua intraprendenza fuori le righe, lo chiamò Ghino di Tacco e lui cominciò a firmare i suoi corsivi su l’Avanti col nome del brigante di Radicofani.
Andreotti – al quale prediceva la fine delle vecchie volpi: in pellicceria – testimonia: “Non studiava un dossier che fosse più lungo di una pagina, ma nei contatti internazionali sapeva andare al cuore del problema, con molto garbo”. Anche quando, nl 1984, firmò il nuovo Concordato con la Santa Sede. Socialista come il primo Mussolini, che poi volle i Patti Lateranensi.
Negli anni del terrorismo, in contrasto con la politica della fermezza dei democristiani e dei comunisti, assunse la linea della trattativa e Moro gli scrisse:”Sono qui a scongiurarti di continuare…”.
Come parlasse di sé, nella prefazione a un libro su Giuseppe Garibaldi, Il Generale, ricordò le parole pronunciate sul letto di morte dall’Eroe dei due mondi: ”Tutt’altra Italia io sognavo e ho la sensazione di lasciare qualcosa di incompleto”.
Benedetto Craxi, detto Bettino, era nato a Milano nel 1934. A 49 anni diventò presidente del consiglio. A 60 gli ritirarono il passaporto e a 66 fu sepolto in terra d’Africa.
Di fronte alla Sicilia, dove, a Sigonella, c’è ancora una base militare americana.












