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L’OMBRA DELLA MEZZALUNA

Chiara Elisa Fe di Chiara Elisa Fe
10/12/2025
in SCENARI
L’OMBRA DELLA MEZZALUNA
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TE LO LEGGO IO

La strategia neo-ottomana di Ankara tra Balcani, Mediterraneo e Caucaso.

Negli ultimi anni la Turchia ha iniziato a muoversi come una potenza regionale capace di influenzare tre aree sensibili per l’Europa e per l’Italia: il Mediterraneo, i Balcani e il Caucaso.
Questa espansione non è improvvisa: nasce da un progetto politico di lungo periodo che combina diplomazia, forze armate, energia e ambizioni storiche.
Capire cosa sta facendo Ankara, e perché, è essenziale per leggere gli equilibri del Mediterraneo dei prossimi anni.
La politica estera turca ha vissuto una trasformazione significativa. Da Paese che cercava spazio nell’Unione Europea, Ankara è ormai diventata un attore che costruisce autonomamente la propria sfera d’influenza. La visione proposta da Erdoğan non è nostalgia dell’Impero ottomano, ma un progetto strategico moderno che mira a rendere la Turchia indispensabile in ogni crisi regionale.
Questa evoluzione si riflette nel modo in cui Ankara interviene nelle aree vicine. È una politica estera che non attende più gli sviluppi, ma li anticipa, spesso modellandoli.
Il Mediterraneo centrale è stato il primo terreno dove questa nuova postura si è rivelata con chiarezza.
Durante la crisi libica del 2019, Ankara ha scelto di sostenere militarmente Tripoli, guadagnando una presenza diretta nelle dinamiche politiche ed energetiche del Paese. Il Memorandum marittimo firmato con il governo libico ha ridisegnato le pretese turche sulle acque del Mediterraneo orientale, generando tensioni con Grecia, Cipro ed Egitto e imponendo all’Europa un nuovo equilibrio da gestire.
Per l’Italia, tradizionalmente attore privilegiato in Libia, questo cambiamento ha significato dover condividere (e in alcuni casi contendere) spazi di influenza con Ankara. È una novità che incide tanto sulla sicurezza quanto sui flussi energetici che passano attraverso il Mediterraneo.
La dottrina marittima turca nota come Mavi Vatan immagina una Turchia più proiettata verso il mare. È una strategia che estende idealmente il confine nazionale oltre le acque territoriali, trasformando il Mediterraneo in uno spazio in cui Ankara vuole contare, e molto.
Questa visione ha spinto la marina turca a intensificare attività di pattugliamento, esplorazioni energetiche e cooperazioni con Paesi terzi. È un cambiamento che altera le dinamiche mediterranee e pone nuove sfide anche agli alleati della NATO.
Il conflitto del Nagorno-Karabakh ha mostrato un’altra faccia dell’espansione turca: la cooperazione militare con l’Azerbaigian. I droni Bayraktar, divenuti un simbolo della tecnologia turca, hanno contribuito all’esito del conflitto, rafforzando il ruolo di Ankara come partner essenziale per Baku.
Il risultato non è solo militare. La Turchia ha ottenuto un accesso più diretto ai corridoi energetici che trasportano gas dal Caspio all’Europa, passando anche in Italia attraverso il TAP (Trans Adriatic Pipeline). È una leva che aumenta il peso politico di Ankara nei confronti dell’intero continente.
Nei Balcani occidentali la Turchia opera in maniera più silenziosa ma non meno efficace. Investimenti, restauri di monumenti ottomani, iniziative culturali, rapporti personali tra leader politici: Ankara costruisce una rete di relazioni che mira a consolidare la propria posizione in un’area fragile, tradizionalmente sensibile anche per l’Italia.
È una strategia che punta a farsi percepire come partner affidabile e presenza vicina, soprattutto in Paesi come Albania, Kosovo e Bosnia-Erzegovina.
Pur essendo un pilastro dell’Alleanza Atlantica, la Turchia si muove con crescente autonomia.
L’acquisto dei sistemi russi S-400, i veti sull’ingresso di Svezia e Finlandia, le trattative parallele con Mosca e Teheran mostrano una postura più flessibile, spesso orientata a massimizzare vantaggi negoziali. Non si tratta di rottura, ma di un nuovo modo di stare nella NATO: Ankara resta fondamentale, ma sceglie quando cooperare e quando prendere le distanze. Ed è proprio questa ambiguità controllata a renderla un attore strategicamente imprevedibile.
L’espansione turca tocca tre interessi cruciali per Roma: la stabilità del Mediterraneo centrale, la sicurezza energetica e la gestione delle crisi nei Balcani.
L’Italia si ritrova così di fronte a una Turchia che avanza dove la diplomazia europea fatica a essere incisiva. Non è una minaccia diretta, ma un concorrente regionale che gioca con abilità il proprio ruolo.
La Turchia non sta soltanto ridefinendo il proprio ruolo, ma sta occupando spazi politici lasciati aperti da altri attori. In un Mediterraneo attraversato da nuove rivalità e nuove opportunità, Ankara agisce con una strategia chiara e coerente.
Per l’Italia, la questione non è quella di un confronto diretto, ma di comprendere come questo protagonismo turco modifichi gli equilibri e come Roma possa posizionarsi in modo efficace. La mappa del Mediterraneo si sta trasformando: riconoscerne le dinamiche è il primo passo per partecipare attivamente alla sua ridefinizione.

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Chiara Elisa Fe

Chiara Elisa Fe

Chiara Elisa Fè è dottoressa in Comunicazione Digitale e Social Media e attualmente studentessa di Relazioni Internazionali, Studi Europei. Si occupa di comunicazione politica, dinamiche mediatiche contemporanee e relazioni internazionali, con particolare attenzione ai processi di leadership, alla for-mazione del consenso e alla trasformazione dei linguaggi politici nell’ecosistema digitale. Nel suo percorso accademico ha approfondito il tema della comunicazione politica personalizzata e dei modelli narrativi dei leader, sviluppando una tesi dedicata alle strategie comunicative ad alta resa per-suasiva, con riferimento al caso italiano attraverso l’analisi dell’esperienza di Silvio Berlusconi. I suoi interessi spaziano dalla geopolitica ai contesti multilaterali europei, dall’informazione strategica agli studi sull’opinione pubblica. Accanto all’impegno accademico, partecipa attivamente alla vita politica e associativa nei momenti ex-tra–professionali, con l’obiettivo di integrare esperienza sul campo, approfondimento analitico e com-prensione dei processi decisionali contemporanei.

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