(Parte 7/11).
La L. 801/1977, sebbene abbia rappresentato un progresso di grande rilievo nel Sistema delle informazioni per la sicurezza, divenne già dai primi anni Ottanta oggetto di valutazioni critiche da parte di un fronte politico trasversale, che si focalizzò principalmente sul tema del segreto di Stato e sulle cosiddette “garanzie funzionali”, definite nel 1984 dal Ministro dell’Interno pro tempore Oscar Luigi Scalfaro (1918-2012) lo “scudo” per gli agenti dei Servizi.
Sul fronte interno, sconfitto il terrorismo politico, la principale minaccia era costituita dalla criminalità organizzata che, nei primi anni Novanta, si macchiò di attentati senza precedenti, episodi dalla violenza inaudita e capaci di condizionare il funzionamento delle istituzioni repubblicane. Furono proprio gli episodi di stragismo mafioso portati a segno tra la primavera del 1992 e l’estate del 1993 ad incentivare un tentativo di modifica della L. 801/1977 da parte del Governo guidato da Carlo Azeglio Ciampi (1920-2016).
Sul fronte esterno l’assetto geopolitico europeo stava vivendo un’evoluzione radicale a seguito della caduta del muro di Berlino, della dissoluzione dell’Unione Sovietica e del conseguente scioglimento del Patto di Varsavia. Ciò comportò il cambiamento della natura e della qualità del fabbisogno informativo e di sicurezza dei Paesi occidentali al cospetto di nuove minacce, tra cui la diffusione delle armi di distruzione di massa (chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari). Emblematico è l’intervento pronunciato da Francesco Cossiga in Senato nel 1994: «i fabbisogni di intelligence sono profondamente mutati rispetto al mondo bipolare. Poiché la competizione è diventata globale, anche l’intelligence deve divenirlo, estendendosi al campo politico, economico, scientifico, finanziario, e così via. Nel periodo del confronto bipolare era prevalentemente militare o anti-collaborazionista. Ora non è più così: si è estesa ai fenomeni migratori, alla grande criminalità organizzata, al terrorismo, alla droga, alla competizione geo-economica che ha sostituito fra i Paesi industrializzati quella geostrategica, cioè militare».
La fine della Guerra Fredda aveva segnato l’affermazione della minaccia del fondamentalismo islamico e del conseguente terrorismo globale.
In aggiunta, la spinta di riforma nel settore del Sistema delle informazioni per la sicurezza veniva dettato dalla necessità di garantire un adeguato supporto informativo ai contingenti italiani schierati, dai primi anni Novanta, in teatri operativi fuori dal territorio nazionale nell’ambito di missioni a guida dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), NATO ed Unione Europea.
A fronte delle nuove minacce provenienti dall’interno e dall’esterno del Paese, il Parlamento promosse, in più momenti, interventi finalizzati al contrasto dei discendenti pericoli.
Nel 1991, con la legge 401, venne estesa l’attività informativa dei Servizi alle forme di eversione rappresentate dai gruppi criminali organizzati. Si prospettarono tre orientamenti di riforma. Il primo, definito “immobilista”, era contrario ad ulteriori regolamentazioni della materia per evitare intralci all’attività operativa dei Servizi. Un orientamento “minimalista” auspicava una riforma del comparto di intelligence limitata ad alcuni punti: l’introduzione delle garanzie funzionali per gli agenti dei Servizi, una disciplina puntuale in materia di segreto di Stato, una rivisitazione degli obblighi di informazione del Governo nei confronti del Parlamento ed una nuova modalità di coordinamento tra le attività del SISMi e del SISDe. Il terzo orientamento puntava ad un cambiamento di ampio respiro, il quale si ispirava ai lavori svolti dalla commissione istituita nel 1997 dalla Presidenza del Consiglio e guidata dal Generale Roberto Jucci (1926). Il documento conteneva alcune novità che poi vennero riprese nella L. 124/2007, tra cui la conferma di un sistema binario con la distinzione di compiti tra le due Agenzie, individuate non in base all’interesse da tutelare, bensì in base al luogo dell’attività.
Il passaggio decisivo verso la riforma avvenne con la XV legislatura, il “Governo Prodi II”. Si trattò di una legislatura particolarmente breve (la seconda legislatura più breve della storia repubblicana italiana) dove però la riforma dei Servizi assunse carattere di primo piano tra le priorità dell’attività legislativa.












