Il problema riguarda soprattutto i giovanissimi ma non esclude la fascia di persone più grandi.
Appartenendo all’universo dei teen-agers mi rivolgo ai miei coetanei, ma rientrando nella categoria dei figli e degli studenti credo di dover parlare anche ai genitori e agli insegnanti, e non solo ai miei.
A costringerci a riflettere è uno studio della Università cinese di Zhejiang, studio che è stato pubblicato qualche mese fa sulla rivista scientifica NeuroImage.
La ricerca parte dal presupposto che milioni di persone guardano ogni giorno brevi video sul computer, sul tablet e prevalentemente sul telefonino.
Si sarebbe scoperto, grazie ad una risonanza magnetica funzionale, che il semplice portare a termine la visione di un filmato di proprio gradimento disattiva temporaneamente le regioni cerebrali che normalmente aiutano a mantenere la concentrazione e a valutare gli obiettivi a lungo termine.
Con l’aiuto di una speciale spettroscopia, gli scienziati hanno esaminato le “reazioni” di 56 giovani adulti che guardavano liberamente brevi video mentre erano all’interno di un apparato scanner per risonanza magnetica.
I “pezzi” del cervello presi in considerazione sono due: la corteccia cingolata anteriore dorsale e la corteccia prefrontale dorsolaterale su cui vengono eseguite specifiche misurazioni delle attività cerebrali.
Entrambe queste porzioni dai complicati nomi scientifici hanno mostrato una ridotta attività proprio quando i soggetti esaminati guardavano video che apprezzavano al punto di volerli vedere fino alla loro conclusione.

In questo interessante studio i ricercatori hanno spiegato che il controllo cognitivo del cervello umano aiuta le persone a bilanciare i piaceri immediati con quelli che sono gli obiettivi e gli interessi a lungo termine.
Il venir meno di certi equilibri porta ovviamente a disfunzioni che si traducono in depressione, ansia e dipendenze. La ragione di questi problemi secondo gli autori di questo studio è da ricondurre al fatto che le sempre più diffuse e frequentate piattaforme di video brevi offrono flussi rapidi che sono selezionati da speciali algoritmi e soprattutto pensati per una fruizione continua e senza sforzo.
Prima di questa ricerca, altri specialisti del settore comportamentale hanno collegato sia la dipendenza da Internet che quella da smartphone a una minore capacità di autocontrollo.
Sono stati effettuati studi di “neuroimaging” o “imaging cerebrale”, impiegando varie tecniche per esaminare il sistema nervoso attraverso la mappatura diretta o indiretta della sua struttura e funzionalità.
Tali approfondimenti in questo caso hanno documentato alterazioni nei circuiti di ricompensa e di controllo cognitivo nelle persone con dipendenze comportamentali.
Il lavoro svolto finora sarà oggetto di ulteriori attività scientifiche per ottenere conferme e validazioni, ma è sufficiente per sensibilizzare tutti ad un problema serio.
Guardare a raffica filmati brevi distrae e magari aiuta a passare il tempo, ma il rovescio della medaglia è tutt’altro che trascurabile.
Queste poche righe sono solo una breve introduzione di una giovane cacciatrice di notizie.
Chi vuole saperne di più e meglio può trovare su Internet il documento tecnico e l’indirizzo dove poterlo consultare è proprio qui.












