Dalla costa est alla California, il 5 novembre 2025 il responso delle urne è stato molto positivo per i democratici, assai silenziosi da molto, forse troppo tempo
La vittoria di Zohran Mamdani a New York, di fronte all’opposizione isterica dei grandi capitali, ha dell’incredibile. Non sarà dimenticata. I padroni della tecnologia, allineati alla corte di Trump, attoniti si chiedono se Wall Street non ha potuto comprare New York, possono loro davvero comprare l’America?
Il MAGA, quelli del Make America Great Again, scritta ormai iconica su alquanto ridicoli capellini rossi distribuiti dal Mister President ai suoi accoliti e scherani, purtroppo imitati da faceti candidati nostrani, non sono felici per niente. Al solito hanno eruttato minacciose e al solito farneticanti dichiarazioni: Zohran Mamdani, primo sindaco musulmano di New York, nato in Uganda, è un pericoloso comunista; gli islamici prendono il potere; le elezioni sono state truccate; ci sarà un esodo di newyorkesi (ovviamente andranno in Florida, a Mar a Lago a trovare Donald); i valori immobiliari della Grande Mela crolleranno. La catastrofe è prossima e ventura.
Mamdani ha fatto loro dimenticare che negli stati della Virginia e del New Jersey, Abigail Spanberger e Mikie Sherrill, democratiche moderate, sono state elette governatrici, sconfiggendo i loro rivali repubblicani con un vantaggio dominante.
Hanno anche dimenticato che in California gli elettori hanno approvato la Proposition 50, provvedimento che ridisegna i distretti elettorali dando ai democratici, nelle prossime tre tornate elettorali, cinque seggi in più al Congresso degli Stati Uniti. “Elegante” risposta al Texas che ha ridisegnato la propria mappa dei distretti per eleggere più repubblicani.
I sondaggi hanno battuto gli esperti. Secondo l’exit poll della NBC di martedì 4 novembre 2025, il 55 percento degli elettori del New Jersey, il 56 per cento degli elettori della Virginia, il 69 per cento degli elettori di New York City e il 63 percento degli elettori della California hanno dichiarato di “disapprovare” Trump.
Le votazioni appena concluse sono state, in gran parte, un referendum su Donald Trump e i sondaggi, da parecchie settimane, dicevano che Trump è molto, molto impopolare.
I repubblicani continuano a bollare il triste indice di gradimento del presidente come fake news, ma c’erano altre indicazioni che Trump avrebbe trascinato il suo partito verso il basso. Vedi il secondo No Kings Day il 18 ottobre 2025. La manifestazione con il maggior numero di partecipanti dalla “Giornata della Terra” del 22 aprile 1970.
Di certo la portata delle vittorie dei democratici è stata una sorpresa, anche perché la narrativa secondo cui essi siano in grossi guai, lontani dagli “americani veri”, è stata quasi un’ossessione nella sua ripetitività, trascurando il fatto che nelle elezioni USA la componente principale non è l’ideologia, ma sempre e comunque l’economia.
Vedi le elezioni del 2024. Nel periodo 2021-2022 si è in presenza di un forte aumento dei prezzi perché l’economia mondiale, in ripresa dal Covid, è ancora penalizzata dai molti colli di bottiglia generati dall’epidemia nella logistica di approvvigionamento. Questa impennata dei prezzi, arrivata dopo decenni di bassa inflazione, sconvolge gli elettori.
L’amministrazione Biden insiste nel dire che si ha a che fare con un aumento dei prezzi “una tantum”, temporaneo. Infatti l’inflazione -il tasso di variazione dei prezzi- scende rapidamente dal picco del 2022 tornando, nel 2024, a livelli più o meno normali. Biden, nella sua campagna elettorale, avrebbe anche potuto sottolineare che l’andamento dell’inflazione statunitense è molto simile a quella di altre nazioni, ad esempio quelle europee, ed è da imputare a fattori globali piuttosto che alle politiche democratiche.
Non lo ha fatto e non convince.
Gli elettori non sono toccati da questi argomenti, sempre che ne abbiamo mai sentito parlare. Quello che ascoltano sono le promesse di Donald Trump di ridurre l’inflazione e di far scendere i prezzi.
In molti gli credono anche se Trump non ha un piano e nemmeno una vaga idea di piano su come realizzare questi obiettivi. Anzi…
Impone dazi, più o meno deliranti e avvia la deportazione dei lavoratori immigrati. Risultato: aumento dei prezzi, accelerazione dell’inflazione e peggioramento del mercato del lavoro.
Molti americani si sentono ingannati. Secondo Paul Krugman, Nobel per l’economia e molto ascoltato editorialista, questo è particolarmente vero per gli elettori ispanici, che hanno votato Trump credendo che avrebbe portato prosperità. Non l’ha fatto e ora tornano indietro, dai democratici.
Sicuramente, continua il Professor Krugman, il fatto che Trump e i suoi tirapiedi continuino a dire che tutto va bene, che non c’è inflazione, che l’economia è in piena espansione, non aiuta. Non ci crede nessuno se non i membri del culto del presidente.
Scrive Krugman: “La vittoria di Mamdani non dice molto sulla politica nazionale: New York City è molto diversa dal resto del paese. Mamdani, secondo alcuni commentatori, sarà un problema per i democratici, permettendo ai repubblicani di dipingerli come estremisti che non sono in contatto con l’America. Problema relativo: i repubblicani lo farebbero comunque. Mamdani potrebbe anche essere di sinistra, ma tutto indica che è un pragmatico che andrà d’accordo con il resto del suo partito.”
Il partito che è fuori dal mondo ed è imbottito di estremisti è il buon vecchio G.O.P., il Grand Old Party, ovvero i repubblicani.
Dice sempre Krugman: “Se si guarda alle recenti campagne repubblicane e al posizionamento, è sorprendente quanta energia stanno mettendo in questioni che non contano molto per gli americani comuni. I repubblicani possono essere ossessionati dagli atleti trans, ma la maggior parte delle persone non lo è. I sondaggi e le elezioni suggeriscono che le invettive sulla minaccia degli immigrati illegali hanno molta meno presa sul pubblico di quanto immaginino i burocrati del Partito Repubblicano e agli americani non piace lo spettacolo di agenti mascherati dell’ICE (NdA.: U.S. Immigration and Customs Enforcement) che agguantano le persone per strada.
Questo scollamento tra le priorità del partito e ciò che conta per la gente comune mi sembra una questione molto più seria della “wokeness” democratica, (NdA: ‘Woke’ è un aggettivo usato per riferirsi alla consapevolezza del pregiudizio razziale e della discriminazione), che è sempre stata comunque esagerata.
Se stiamo parlando di estremisti all’interno del partito, i democratici hanno persone come Mamdani, un tipo mite che dice di essere un socialista, ma in realtà non lo è. Il Partito Repubblicano, al contrario, è stato in gran parte conquistato da veri e propri fascisti e sta affrontando una grave esplosione di antisemitismo vecchio stile.
L’onda blu (NdA.: Blu è il colore dei democratici) della scorsa notte non fermerà il tentativo del MAGA di consolidare il governo autoritario in America. Semmai, raddoppieranno gli sforzi per truccare le elezioni di metà mandato del 2026, anche se la California, approvando un importante ‘redistricting’ (NdA.: negli Stati Uniti, il redistricting è il processo che definisce i confini dei distretti elettorali), ha in gran parte neutralizzato il loro complotto di ‘gerrymandering’ (NdA: il ‘gerrymandering’, definito nel contesto dei sistemi elettorali rappresentativi, è la manipolazione politica dei confini dei distretti elettorali per avvantaggiare un partito, un gruppo, o una classe socioeconomica all’interno della circoscrizione)”.
Conclude Krugman: “Un paio di mesi fa ho notato che gli esempi precedenti di autocrati che hanno consolidato il potere dopo aver vinto le elezioni, da Hitler a Viktor Orban, lo hanno fatto mentre erano ancora popolari. Mi sono chiesto se un autocrate disprezzato possa fare lo stesso.
Dopo ieri, è chiaro che Trump è davvero disprezzato. Può ancora porre fine alla nostra democrazia?
Immagino che lo scopriremo”.
Lo scopriremo anche noi, da questa parte dell’oceano.
Speriamo bene, facciamo parte dello stesso Mondo.
P.S.
Scritto in base al commento di Paul Krugman “Which party Is in Trouble Again; Thoughts after a very blue night” (https://paulkrugman.substack.com/p/which-party-is-in-trouble-again?utm_source=post-email-title&publication_id=277517&post_id=178074933&utm_campaign=email-post-title&isFreemail=true&r=25vrk&triedRedirect=true&utm_medium=email) sulle recenti elezioni USA, su segnalazione del Chiar.mo Richard J. Samuels, Ford International Professor of Political Science al Massachusetts Institute of Technology che si ringrazia sentitamente.












