Mai come adesso Vasco Rossi molla i panni di cantautore per assurgere al leggendario ruolo di “Vate” o semplice musico del sentimento popolare.
L’Italia è genuflessa dinanzi alle prepotenze di chi quotidianamente esclama “la loi c’est moi”, la legge sono io, credendo di citare Luigi XIV ma limitandosi a scimmiottare Silvester Stallone nei panni del “Giudice Dredd”.
Dal monarca francese che asseriva di incarnare lo Stato (e non la legge come invece pensa chi ha trascorso notti insonni su “Strano ma vero” della Settimana Enigmistica) siamo arrivati a chi ogni giorno si scaglia contro le stesse Istituzioni che dovrebbe rispettare e difendere.
La si potrebbe immaginare come una sorta di fantascientifica involuzione della specie e invece è la realtà in cui – un pochino disorientati, ma non tutti – ci si ritrova paralizzati dalla ipnotica propaganda.
Poi, nel tetro scenario da “Blade Runner”, arriva un raggio di sole.
Il memorabile “io sono io e voi non siete un” del Marchese del Grillo viene interrotto da qualcuno che – irrispettoso di un presunto immodificabile copione – ritiene doveroso ricordare l’esistenza di leggi e regolamenti che almeno per il momento sono o dovrebbero essere uguali per tutti.
Mentre chi è abituato a sbraitare mostra la propria energia urlando contro la Magistratura e chiedendosi come ancora possa esistere la Corte dei Conti, vale la pena staccarsi dalla contesa e guardare la storia con la dovuta terzietà.
La normativa europea – a proposito di assegnazione di opere come l’irrinunciabile Ponte sullo Stretto – impone una nuova gara se i costi superano del 50% la previsione di spesa contenuta nel bando originario. L’incompatibilità del contratto stipulato con la società Webuild sembra evidente e la delibera del 6 agosto scorso del “Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile” che ha approvato in via definitiva la costruzione del Ponte sarebbe illegittima…
I giudici contabili il 24 settembre scorso – secondo quel che si legge sui giornali – avrebbero chiesto a Palazzo Chigi una serie di altre carte per chiarire aspetti economico-finanziari, ambientali e sismici e per aver lumi sul superamento della soglia del 50% dei costi. Le risposte fornite a quanto pare non hanno dissolto i dubbi della Corte che nei trenta giorni prescritti depositerà le motivazioni a fondamento del suo no al visto di legittimità.
Chi, ubriaco di buon senso e purtroppo cosciente delle vere priorità per la Sicilia e l’Italia intera, pensava di gongolare è opportuno che freni l’entusiasmo.
La legge consente al Consiglio dei Ministri di andare avanti ritenendo che l’atto bocciato dalla Corte dei Conti sia da riferirsi a “interessi pubblici superiori” ricordando che il 9 aprile 2025 per il Ponte è stata approvata la procedura IROPI, quella che dietro un acronimo anglofono, disciplina le “ragioni imperative” che permettono di by-passare qualunque regola…
Il Ponte sullo Stretto è stato considerato un’opera di rilievo strategico per la difesa del Paese in caso di conflitto bellico.
E’ curioso che un possibile, fin troppo facile e spettacolare bersaglio possa essere considerato di interesse militare. O forse no, almeno per il nemico che lo vuole bombardare…












