Napoleone Bonaparte (1769-1821), nell’ottobre 1795, divenne comandante della piazza di Parigi, poi generale di Corpo d’armata e Imperatore di Francia; proclamato dal Senato il 18 maggio 1804, fu solennemente incoronato il 2 dicembre successivo nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi. Napoleone contattò il Cardinale Giovanni Battista Caprara Montecuccoli, capo delle spie di Papa Pio VII (1742-1823), legato a Parigi, per comunicargli il desiderio di essere incoronato dal Papa, come avvenne il 2 dicembre 1804.
La sua stella, intesa come fama imperitura, non è caduta né con la disfatta di Waterloo, né con il Congresso di Vienna. Napoleone, contrariamente ad altri grandi celebrati dalla storia, morti nel momento del loro massimo fulgore, è sopravvissuto alla sua fine di statista e conquistatore per sei anni, sino alla morte nell’esilio dell’isola di Sant’Elena il 5 maggio 1821. Un arco di tempo considerevole per un uomo dotato di fervida vivacità intellettuale il quale ha rielaborato incessantemente la sua poliedrica esperienza, lasciando una grandiosa eredità di testimonianze, di idealità e istituti.
Senza ripercorrere gli eventi dal colpo di stato del 9 novembre 1799 sino al Consolato e all’Impero, fu capace di armonizzare istanze rivoluzionarie e di normalizzazione. Ideò un nuovo sistema amministrativo in cui la burocrazia prefettizia, emanazione del potere centrale, doveva assicurare il processo di accentramento politico a garanzia dell’unità di intervento e di coesione sociale.
Molti istituti vennero presi a modello in Europa, tra i quali il Codice Napoleonico, il primo Codice Civile sul quale si modellarono l’Italia e tanti paesi al mondo.
Con Napoleone la Francia ebbe un’espansione incontenibile, modificando e stravolgendo le carte geopolitiche, sbaragliando ogni coalizione, sconfiggendo ripetutamente Austria, Prussia, Inghilterra e Russia. Con un’incredibile politica di famiglia, Bonaparte occupò i troni degli Stati e dei territori annessi, collocandovi consanguinei e generali.
Azione strategica e genialità gli consentirono di svecchiare l’Europa assolutista e aristocratica. I popoli sottomessi persero l’autonomia e le loro economie vennero assoggettate a quella francese, sempre in affanno a causa della Rivoluzione e delle ininterrotte campagne di guerra, onerosissime sia in termini di costi, sia di vite umane.
Della vasta e complessa storia napoleonica non sempre è agevole trattarne e svilupparne compiutamente ogni singolo aspetto. Analizzare l’organizzazione dell’intelligence al tempo di Napoleone è arduo, anche per la stessa natura di una realtà che difficilmente lascia impronte e, qualora reperite, si deve sempre dubitare della loro veridicità e obiettività.
Nel corso della Rivoluzione, e subito dopo, si fronteggiavano in Francia diverse reti di spionaggio, totalmente disgiunte dall’operato della diplomazia.
Operavano in Francia e attorno a essa una struttura di “emigrati”, lealisti monarchici, in gran parte residenti in Inghilterra dove, dopo numerose peregrinazioni, ebbe asilo anche il futuro Re Luigi XVIII (1755-1824) che regnò dal 1814 alla morte. Vi appartenevano personaggi politici e generali; alcuni fornivano preziose informazioni sull’Esercito e sulla Marina militare francesi.
Oltre a controllare gli “emigrati”, la polizia segreta doveva anche vigilare le attività condotte contro il regime napoleonico in Francia. Informatori, inizialmente, erano nelle principali città francesi; dopo l’occupazione francese in Europa, l’attività si estese nelle località strategiche di Germania, Austria, Polonia, Russia e Italia.
Per Napoleone furono utili dal punto di vista militare, benché il Corso preferisse fare ricorso a fonti locali quando era al comando dell’esercito.
A sua tutela e dell’ordine interno dello Stato, era costretto ad avvalersi di guardie del corpo, servizi di sicurezza e agenti del Ministro di Polizia. Diversamente, per le operazioni belliche l’Imperatore organizzò un poderoso ed efficiente servizio d’informazioni affidato a militari, sempre più articolato e caratterizzato da sistemi di trasmissione veloci e protetti.
La spina dorsale dell’organizzazione spionistica solo in parte era costituita da persone con funzioni di informatori estemporanei. Napoleone puntava sulla strutturata raccolta, la lucida analisi e la rapida diffusione delle notizie.
Se gli inglesi avevano spie sul territorio francese, Napoleone si affidava al suo “braccio militare”. Nel corso delle le guerre napoleoniche l’intelligence fu fondamentale per decidere le sorti delle battaglie. Napoleone innovò e arricchì tale attività apportando conoscenze matematiche, tecniche e scientifiche, bagaglio della sua preparazione. Non casualmente gli è attribuita la massima: “Il segreto è l’anima del successo”. Bonaparte considerava lo spionaggio una specializzazione essenziale dell’arte militare.
La sorpresa, la sicurezza, la rapidità delle manovre, unite alla costante intuizione del punto preciso dove attaccare e la scelta perfetta del momento in cui farlo, crearono quella fama che trasformò Napoleone in leggenda e incubo per gli avversari. Alcuni concludevano: o ha il dono della preveggenza oppure qualcuno vede per lui oltre le linee nemiche. Sostanzialmente, era in grado di impiegare alla perfezione l’intelligence che, con attenta cura, era riuscito a creare, articolandola secondo i propri desideri.
Napoleone faceva precedere l’Armée da piccoli nuclei di agenti segreti che osservavano il terreno come esploratori meticolosi, consentendo la realizzazione di fedeli cartografie. Inoltre, studiavano i “capi” come osservatori politici, indagavano da soldati tra i soldati, prendevano nota della situazione economica e degli approvvigionamenti del nemico come pratici commissari del governo. In concreto, raccoglievano ogni elemento utile in caserme, campagne, borghi, ovunque.
Come moltissimi sanno, GLADIO è stata una organizzazione nazionale, inserita nel più ampio contesto di quella denominata “Stay Behind”; di quest’ultima facevano parte vari Paesi europei membri della...
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