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CHE LO SPAZIO SIA CON L’IA

Andrea Aparo von Flüe di Andrea Aparo von Flüe
14/11/2025
in TECNOLOGIA
CHE LO SPAZIO SIA CON L’IA
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TE LO LEGGO IO

Le opinioni sul futuro dell’intelligenza artificiale, sue applicazioni, impatti, modifiche economiche e sociali, etica sono molte e coprono tutto lo spettro: dagli ottimisti illuminati ai pessimisti cronici. C’è un aspetto però che mette d’accordo tutti: ha bisogno di quantità spropositate di energia elettrica.

Sono necessari nuovi progetti energetici, proprio quando si registra un’ondata di domanda aggiuntiva, in particolare dai settori manifatturieri e dei trasporti. La previsione vede triplicare, nei prossimi anni,, i consumi di elettricità.

Le aziende elettriche non sono attrezzate per il cambiamento al ritmo e alla scala richiesti. La crisi energetica è imminente. Serve un approccio nuovo.

Lo dicono in tanti, da Sam Altman di OpenAI, allo splendido Elon Musk di xAI, all’ineffabile Mark Zuckerberg di Meta, ma anche esperti come Christophe Valorge, Chief Technology Officer di Thales Alenia Space: occorre spostare i grandi data center, quelli che richiedono i gigawatt di potenza, dalla Terra allo spazio.

Permettetemi di presentare Starcloud Inc., start-up dalle grandi ambizioni che si ripromette di cambiare le cose, avvalendosi di un team di “deep-tech engineers”, traducibile con “ingegneri in tecnologie molto avanzate”, ovvero basate sulle più recenti scoperte scientifiche e sviluppi ingegneristici.

Starcloud propone iper data center in orbita nello spazio. Innegabili i vantaggi rispetto alle loro controparti terrestri: significativi risparmi sui costi operativi utilizzando energia solare, il raffreddamento radiativo passivo e la modularità per essere scalati quasi all’infinito senza i vincoli fisici, o autorizzativi, terrestri.  

Per non parlare del beneficio netto sull’ambiente. Il 27 giugno, 2024, Thales Alenia Space, la joint venture tra Thales (67%) e Leonardo (33%), coordinando un consorzio europeo di esperti in ambiente, cloud computing, lanciatori e sistemi orbitali, ha presentato i risultati dello studio di fattibilità ASCEND (Advanced Space Cloud for European Net zero emission and Data sovereignty). L’iniziativa, avviata nel 2023 e finanziata dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Horizon Europe, ha studiato la fattibilità di data center spaziali sia per raggiungere l’obiettivo del Green Deal dell’Unione Europea di zero emissioni nette di carbonio entro il 2050, sia per trasformare l’ecosistema spaziale e digitale europeo. Conclusioni: si può fare.

Torniamo da Starcloud e passiamo in rassegna, in maggiore dettaglio, i vantaggi della soluzione da loro proposta.

I data center nello spazio possono utilizzare l’energia solare 24 ore su 24, 7 giorni su 7, senza ostacoli di sorta. Ciò consente di ridurre i costi dell’energia di ordini di grandezza, con conseguente drastico risparmio sui costi operativi rispetto alle loro controparti terrestri. I parchi solari sulla Terra raggiungono fattori di capacità mediani fra il 24 e il 10 per cento, circa. Un pannello solare spaziale presenta un fattore di capacità superiore al 95 per cento, grazie all’orientamento ottimale, alla mancanza del ciclo giorno/notte, nonché dell’effetto delle stagioni, delle condizioni meteorologiche e dell’attenuazione e dispersione atmosferica della radiazione solare. Risultato: un pannello solare nello spazio genera oltre 5 volte l’energia dello stesso pannello sulla Terra.

Si è, ovviamente, tenuto conto degli effetti che influiscono sulla efficienza di conversione delle celle fotovoltaiche dei pannelli: radiazioni ionizzanti, raggi UV, coefficiente termico.

Starcloud dice di avere dimostrato che l’appropriata progettazione e selezione delle celle consente di ottenere tassi di degrado di appena lo 0,15 per cento all’anno. Ipotizzando un data center da 40 MW per lancio, costo unitario 5 milioni di dollari e un costo del materiale delle celle solari pari a 0,03 dollari per watt, ammortizzati in 10 anni, Starcloud dice di essere in grado di offrire un costo energetico equivalente di 0,002 dollari/kWh, un costo 22 volte inferiore rispetto ai prezzi dell’energia terrestre.

Altra fonte di vantaggio competitivo dei data center spaziali è il risparmio sulle spese di condizionamento dei computer installati. Lo spazio profondo è freddo, temperatura ambiente “effettiva” circa -270°C. Un oggetto in orbita alta raggiunge naturalmente questa temperatura se schermato dal sole e dalla luce riflessa della Terra. Nello spazio, si possono utilizzare architetture di raffreddamento più semplici ed efficienti rispetto a quelle che vengono utilizzati per raggiungere basse temperature nei data center terrestri.

Per dissipare il calore nello spazio serve un radiatore, una lastra nera di un metro quadro, mantenuta a 20 °C che irradia, usando entrambi i lati, circa 838 watt, il che è circa tre volte l’elettricità generata per metro quadrato dai pannelli solari. Inoltre, i data center posti in determinate orbite non subiscono fluttuazioni della “temperatura ambiente” (oltre il circa 0,2 per cento di variazione dell’irraggiamento solare) e si trovano in un ambiente altamente stabile, favorendo il controllo termico. Sulla Terra, i sistemi di raffreddamento devono essere progettati per i giorni più caldi con temperature a volte superiori ai 45 °C, con conseguente loro sovradimensionamento nelle condizioni medie. Nello spazio, non è necessario.  

Nei paesi occidentali, i nuovi progetti energetici e infrastrutturali su larga scala richiedono spesso un decennio, o più, per essere completati a causa di una miriade di permessi, diritti di passaggio e restrizioni sulle linee di trasmissione.

Spostando i data center nello spazio si riducono i vincoli di autorizzazione, il che consente di risparmiare costi, ma soprattutto tempo. I data center orbitali possono essere implementati in modo più agile, scalandoli più velocemente se necessario, con la libertà di modificare i piani se cambiano i requisiti commerciali.

La logica di progettazione si basa su pochi elementi.

In primo luogo la modularità: ogni modulo è analogo a un container e più moduli possono essere agganciati/sganciati in modo indipendente. I requisiti per ogni elemento possono evolvere in base alle esigenze. I contenitori possono avere capacità di calcolo diverse nel tempo.

Si è poi considerata la manutenzione: le parti e i container vecchi sono facili da sostituire senza influire in modo significativo sulle prestazioni del data center la cui vita prevista è di almeno 10 anni.

Terzo criterio: la riduzione al minimo dei componenti critici, quali connettori, attuatori meccanici, fermi e parti mobili. Idealmente, ogni container ha un solo connettore che combina alimentazione, comunicazione e raffreddamento.

Infine, si è considerata la resilienza di progetto: minimizzazione delle possibilità di errori e nel caso si verificassero devono comportare un degrado non catastrofico delle prestazioni.

Ogni container è dotato di sottosistemi per l’alimentazione e il raffreddamento, oltre a telai (rack) contenenti le unità per l’elaborazione, l’archiviazione e le comunicazioni. Il container è progettato per essere agganciato alla struttura principale utilizzando un unico connettore, in grado di collegare in modo affidabile migliaia di coppie di fibre, ingressi ad alta tensione e raffreddamento ad alta capacità.

Dal punto di vista della rete, l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale di grandi dimensioni richiede una latenza molto bassa tra tutti i nodi di calcolo all’interno del data center. Tutti i container, in un determinato data center, devono trovarsi a poche centinaia di metri l’uno dall’altro. Ciò implica che devono essere posti fisicamente vicini l’uno all’altro in un’architettura a margherita strettamente connessa.

Per quanto riguarda la connettività, Starcloud prevede di utilizzare la tecnologia laser collegandosi a costellazioni di satelliti come Starlink, Kuiper, o Kepler. Per integrare i collegamenti ottici, o in radiofrequenza, è previsto trasportare grandi volumi di dati di addestramento, petabyte, o addirittura exabyte, per singolo viaggio, utilizzando navette, costituite da piccoli moduli lanciati da terra. Questo approccio ha dimostrato di funzionare inviando alla stazione orbitale internazionale 7 GB di dati utilizzando un Amazon Snowcone.

Ciascun container occupa completamente il vano di carico utile del veicolo di lancio e la sua capacità di massa. Le dimensioni sono quindi limitate dalle capacità di carico utile della prossima generazione di veicoli di lancio per carichi pesanti. Un singolo lancio mette in orbita circa 40 MW di calcolo. Con meno di 100 lanci si hanno a disposizione 5 GW di calcolo e un numero analoghi di lanci sono necessari per i moduli solari e i radiatori. Possono essere effettuati fino a tre lanci al giorno. Pertanto, l’istallazione dell’intero data center da 5 GW richiede 2-3 mesi.

I costi di lancio, grazie allo sviluppo di diversi lanciatori pesanti, parzialmente o totalmente riutilizzabili, stanno per essere drasticamente ridotti a circa 5 milioni di dollari per lancio. Con una capacità di carico utile di 100 tonnellate, ciò si traduce in circa 30 dollari al chilogrammo. I prezzi si prevede scenderanno fino a 10 dollari al chilogrammo e non saranno più un fattore primario di costo.

A proposito di orbita. La scelta ottima deve soddisfare vari fattori, tra cui le radiazioni, la resistenza aerodinamica, la disponibilità e la latenza della rete, i detriti spaziali e l’accessibilità al lancio. Il fattore più importante è la generazione continua di energia solare e quindi è stata selezionata un’orbita sincrona con il Sole (SSO). Il piano dell’orbita rimane approssimativamente perpendicolare alla direzione del Sole tutto l’anno, con illuminazione quasi continua che raddoppia la produzione media di energia rispetto alle orbite che vedono un ciclo giorno/notte il che riduce l’affaticamento dei materiali conseguente ai cicli termici dei pannelli e consente al data center di funzionare in continua senza dovere avere significative capacità di accumulo.

Nonostante la progettazione avanzata della schermatura è probabile che le radiazioni ionizzanti, lo stress termico e altri fattori di invecchiamento riducano la durata di alcuni dispositivi elettronici. Tuttavia, le temperature di esercizio più basse, la stabilità meccanica e termica e l’assenza di un’atmosfera corrosiva possono prolungare la durata di altri dispositivi, comportando un bilancio positivo netto, già osservato durante il Project Natick di Microsoft, che ha gestito per anni container di data center sigillati posti sul fondale marino.  

Lo scenario più probabile è l’assemblaggio graduale del data center, utilizzando un’architettura dove i container di elaborazione vengono collegati attorno a un asse centrale, mentre i moduli solari/radiatori, aggiunti in modo incrementale, si irradiano verso l’esterno. Questa architettura utilizza solo due tipi di struttura primaria, consentendo economie di scala e riducendo lo sforzo di progettazione. Inoltre è concepita per potere sostituire con facilità sia i moduli di calcolo, sia gli altri sottosistemi così da mantenere l’hardware del data center aggiornato e fresco. Come per i moderni data center hyperscale terrestri la ridondanza è progettata a livello di sistema, così che le prestazioni complessive si degradino gradualmente in caso di guasto dei componenti. Il data center continua a funzionare anche in attesa della sostituzione di container o sottosistemi difettosi.

La fine vita del data center si ritiene sarà determinata dall’infrastruttura di raffreddamento e dai sottosistemi di erogazione dell’alimentazione. Sulla Stazione Spaziale Internazionale hanno una durata di progetto di 15 anni e Starcloud si aspetta una durata simile per i suoi data center orbitali.

Certo, si tratta di un progetto ambizioso, reso possibile dalla combinazione di quattro tendenze:

drastico calo dei costi di lancio, imminente crisi della domanda di elettricità, crescita della domanda di grandi cluster di calcolo ad alta intensità energetica e proliferazione di connettività a basso costo da mega-costellazioni di satelliti.

Quindi non è solo Thales Alenia Space a essere convinta che i data center orbitali non siano fantascienza. Sono fisicamente possibili. La vera sfida è solo ingegneristica. Si può fare. Starcloud è convinta che sono anche economicamente sostenibili e indispensbili per il futuro dell’intelligenza artificiale.

Forse vale la pena investire qualche soldino nelle loro azioni.

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Andrea Aparo von Flüe

Andrea Aparo von Flüe

Padre italiano, madre svizzera-tedesca. Lunghi periodi all’estero fra Svizzera, Francia, Stati Uniti, Giappone. Scuole primarie svizzere e irlandesi; scuola secondaria in Francia e in Italia. Il risultato è un’ottima conoscenza del francese, inglese e del dialetto svizzero tedesco; buona del tedesco, elementare del giapponese e la capacità di muovermi da “indigeno” in contesti culturali diversi. Nel gennaio del 1978 mi hanno laureato dottore in fisica “summa cum laude” discutendo una tesi sperimentale sulla dinamica di caduta dei chicchi di grandine, sviluppata lavorando come ricercatore presso l’Ufficio Centrale di Ecologia e Meteorologia Agraria del Ministero Agricoltura e Foreste, per conto del quale ho lavorato nei periodi estivi dal 1977 al 1979 come membro del Gruppo italiano che partecipava alla ricerca internazionale Grossversuch IV (Politecnico di Zurigo, Università di Montpellier e Grenoble, Ricercatori dell’URSS). Dopo essere risultato primo su quattrocento candidati, nel 1979, sono stato assunto, con la qualifica di Ricercatore, all’Ufficio Europeo Brevetti dell’Aja (NL), da cui mi sono dimesso a causa dello scarso interesse del lavoro e dello stipendio eccessivo. Tornato in Italia, nel 1979, mentre ero docente di Meteorologia all’IT Aeronautico “Francesco de Pinedo”, sono stato chiamato dal Prof. Umberto Colombo a lavorare come consulente al CNEN, il Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare, di cui egli era Presidente. In tale veste ho curato prima studi sul contenuto energetico di centrali nucleari e convenzionali, poi sono stato responsabile di diverse “task forces” per la definizione e avvio di attività connesse alla diffusione di nuove tecnologie: coordinamento del Gruppo di lavoro per la documentazione e l’informazione, automazione delle biblioteche geograficamente diffuse del CNEN, creazione di un servizio di “business graphics” computerizzata, avvio delle iniziative di Office Automation, automazione integrata della Presidenza e Direzione Generale. Nel 1981 sono entrato negli organici dell’ENEA, (ex CNEN) come collaboratore Tecnico Professionale alla Direzione Centrale Relazioni Esterne per poi passare alla Direzione Centrale Studi e ho iniziato la mia attività di Assistente del Presidente. Dal giugno del 1982 al maggio del 1983, su invito del Massachusetts Institute of Technology, Laboratory for Computer Science, mi sono trasferito a Cambridge (USA) per lavorare come Visiting Scientist, membro dell’Office Automation Group. In tale sede ho approfondito gli aspetti del management dei processi d’innovazione tecnologica e ho avuto responsabilità di conduzione del gruppo di ricerca, non ché di Thesis Advisor. Dal luglio 1983 all’aprile 1987 ho fatto parte della Direzione Centrale INFO dell’ENEA come responsabile dei progetti di automazione di ufficio. Continuando l’attività di Assistente del Presidente, ho avuto responsabilità dei progetti di diffusione dell’innovazione tecnologica nelle piccole e medie imprese, analizzando una serie di potenziali “start up”. Nel 1984 ho curato la pubblicazione di uno studio sui mestieri e le professioni degli anni ’90, mettendo a frutto le conoscenze, acquisite nel corso degli anni, di economia, management e di diverse nuove tecnologie: informatica e telematica, nuove energie, nuovi materiali, biotecnologie, innovazioni di processo (laser, robotica, FMS, CAD-CAM, ecc.) per citare le principali. Con la fine del 1985 ho ideato, gestito e completato il progetto di automazione integrata degli uffici della Presidenza e della Direzione generale dell’ENEA, che ha visto la radicale trasformazione delle modalità di lavoro di tutto il personale segretariale, tecnico e dirigenziale dei suddetti uffici. Nel corso del 1986, su invito del governo giapponese (MITI-JETRO), ho passato un mese di studio in Giappone visitando numerose imprese giapponesi e avendo intensi confronti di idee con esponenti governativi e della cultura nipponica. A partire da quella data mi sono occupato in modo continuativo del Giappone, intessendo una fitta rete di conoscenze personali e professionali con esponenti nipponici del mondo del Business e di quello accademico. A fine 1986, ho voluto sviluppare un’esperienza di lavoro nell’industria privata. Sono entrato alla Fiat S.p.A. a Torino dove ho lavorato dal 1986 al 1988 nella Direzione Studi Economici e Analisi Strategiche per passare nel 1989 alle dirette dipendenze del Direttore dell’Ente Sviluppo, Coordinamento e Controllo, in qualità di Vice-Direttore responsabile dei Progetti Speciali (Business Development). Dal febbraio 1990 sono stato in forza alla Fiat Auto. Fino al giugno 1991 ho avuto la responsabilità dei rapporti con le istituzioni internazionali nell’ambito della Direzione Centrale Sviluppo, Coordinamento e Controllo. I miei compiti comprendevano la manutenzione e implementazione di una rete di contatti internazionali finalizzata al monitoraggio degli sviluppi tecnologici e delle strategie dei partners e dei competitori. Partecipavo e/o definivo progetti speciali su temi inerenti il management dei processi di innovazione e di cambiamento, nonché di team dedicati a progetti di M&A. Dal giugno 1991 al marzo 1993 nella Direzione Ambiente e Politiche Industriali, responsabile del coordinamento del piano Qualità Totale, rispondendo direttamente all’amministratore delegato. Dopo essere stato responsabile delle attività di Relazioni Internazionali nell’ambito della Direzione Ambiente e Politiche industriali, a partire dal 1995 sono responsabile degli Scenari Ambientali. Ho ideato e gestito per conto della Fiat Auto Spa i progetti speciali inerenti all’introduzione e uso delle tecnologie della realtà Virtuale e di Internet. Nel 1995 ho coordinato la presentazione (prima mondiale) di due nuovi modelli di vetture (Bravo e Brava) sul World Wide Web in contemporanea con il lancio nel mondo “reale”, continuando a seguire lo sviluppo e le strategie di presenza dei marchi Fiat Auto (Alfa Romeo, Lancia e Fiat) sul World Wide Web (www.alfaromeo.com; www.lancia.com; www.fiat.com); ho poi contribuito ad avviare le attività di uso delle tecnologie della Rete nelle Direzioni Progettazione, Acquisti, Commerciale, Amministrazione e Controllo. Ho sviluppato una conoscenza approfondita su tecnologie, strategie e modalità di comunicazione avvalendosi di sistemi multimediali, ideando e partecipando, nel 1994, alla costituzione, avvio e gestione della com.e srl di Roma, Multimedia Agency, leader nel suo settore di attività (www.com-e.com) che comprende il Web Content, Strategie per Alta Direzione, Formazione e Addestramento. Dal giugno 1998, dopo avere lasciato il gruppo FIAT, responsabile del progetto Trustees21 presso il World Economic Forum, a Ginevra, Svizzera. Nell’aprile 1999 ho accettato l’offerta del Sindaco della Città di Barletta, Dott. Francesco Salerno, di rivestire il ruolo di Direttore Generale/City Manager della Città di Barletta, nonché dirigente responsabile del personale e del settore informatica e telecomunicazioni del Comune. Ho gestito un’organizzazione di 450 persone, di cui 12 dirigenti in reporting diretto. A fine dicembre 1999, la modifica sostanziale della composizione della giunta della Città ha causato la conclusione del mio mandato, così da evitare le dimissioni del Sindaco. Dal febbraio 2000 a luglio 2001, ho operato in qualità di Assistente del Prof. Ferrante Pierantoni, Componente dell’Autorità per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione della Presidenza del Consiglio della Repubblica Italiana. A partire dall’ottobre del 2001 svolgo attività di consulenza strategica per l’alta direzione, con particolare attenzione alle tematiche della sicurezza informatica e fisica. Sono stato Amministratore Delegato della società di consulenza Alef Consulting srl , da me fondata nel 1997, con cui ho svolto fino al dicembre 2013 attività di consulenza e formazione. Fino a luglio 2001 sono stato Senior Consultant e membro del consiglio di amministrazione della com.e srl, società attiva nel mondo di Internet, da me fondata con due soci nel 1994. Nel gennaio 2000 ho contribuito alla partenza della società If, Interface Factory srl, esperta d’interfacce avanzate di Rete, di cui sono presidente. Dal gennaio 2001 al mese di ottobre 2002 sono stato Responsabile delle Strategie della Multimoda Network spa, gruppo industriale del settore Moda, a MIlano. Dal novembre 2002 al Gennaio 2003 sono Chief Scientific Advisor per il Gruppo Finmeccanica spa, a Roma. A partire dal Gennaio 2003 sono entrato in organico come Group Scientific Advisor e V.P. responsabile della Technology Intelligence di Gruppo. In tale veste mi sono occupato di progetti speciali, coordinamento di attività fra aziende del Gruppo, facilitato il completamento di progetti di sviluppo prodotto, ideato e partecipato alla gestione del Premio Innovazione di Gruppo, avviato e gestito contenzioso legale, e sua soluzione positiva per Finmeccanica, con maggiore fabbricante automobilistico USA. Ho co-ideato e portato al successo il cosiddetto Project Zero della Agusta Westland, il primo velivolo a decollo verticale realmente innovativo dalla definizione dell’elicottero (vedere su Google Project zero AW). Assisto e interagisco con esponenti del mondo dell’arte per individuare soluzioni tecnologiche per la realizzazione di artefatti e opere. Ad esempio, componendo un gruppo di esperti provenienti dalle aziende del Gruppo Finmeccanica, abbiamo consentito al Maestro Maurizio Mochetti a realizzare la sua opera, installazione fissa al MAXXI di Roma, partecipando alla definizione delle soluzioni tecnologiche necessarie. A partire da Febbraio 2012 fino al dicembre 2014 sono in organico ad Ansaldo Energia spa, a Genova, come Senior Advisor R&D dell’Amministratore Delegato Ing. Giuseppe Zampini. Dal luglio 2012 al giugno 2013 sono membro del Consiglio di Amministrazione della PROTER srl a Terni, azienda attiva nella chimica di quarta generazione. . Dal Marzo 2015 socio fondatore di GoTo10 srl in Milano, attiva nel settore educazione e formazione, in particolare sulle tematiche relative all’insegnamento del pensiero computazionale. Dal settembre 2015 a giugno 2017 Amministratore Delegato di ProTer srl in Terni, società di ricerca e sviluppo attiva nel settore della chimica di IV generazione e della chimica verde. Da luglio 2017 a Novembre 2020, Chief Operating Officer e Vice Principal della JPED Academy a Pechino, distretto di Changping. Le mie attività comprendono essere responsabile operativo, vice-preside, direttore degli Studi, e docente STEAM di una nuova High School internazionale in lingua inglese, basata sul curriculum studiorum USA per studenti di nazionalità cinese. Rientrato in Italia a inizio novembre 2020, lavoro dal dicembre dello stesso anno, fino al novembre 2022, per la Geminiani srl, azienda specializzata nel campo dei motori per applicazioni industriali e in sistemi innovativi di gestione dell’energia elettrica in qualità di Senior Advisor per la R&D. Dal gennaio 2023, insieme a Michael Lenton, gia Amministratore Delegato di Fimeccanica Australia (oggi Leonardo Australia) con cui si è lavorato per molti anni in Finmeccanica, abbiamo avviato The Advisory, International Strategic Consulting, società di consulenza internazionale, attiva in particolare in Italia e Australia. Ci occupiamo di aziende e prodotti ad alta tecnologia, fornendo consulenza strategica, gestionale e legale. Inoltre, dal 1994, sono Professore a contratto di Strategie Aziendali, presso la Scuola di Specializzazione in Ricerca Operativa e Teoria delle Decisioni, Dipartimento di Statistica, Università “La Sapienza”, Roma. Dal febbraio 2000 al Settembre 2006 sono co-ideatore, Docente e Assistant Director del MiNE, Master in the Network Economy presso l’Università Cattolica di Piacenza. Dall’anno accademico 2001-2002 fino al settembre 2014 insegno strategie di comunicazione al Politecnico di Milano, Master in Design della Comunicazione, Dipartimento di Architettura, fiancheggiando il Prof. Paolo Ciuccarelli, titolare del corso di Metaprogetto. I miei punti di forza risiedono nella capacità di comprensione di Scienza e Tecnologia e di diversi aspetti delle discipline umanistiche, in particolari arti visive, e dunque capacità di sintesi fra queste, management e strategia; nella facilità di definire e fare crescere rapporti e relazioni interpersonali; in una lunga esperienza di relazioni internazionali a scala globale; in una non comune capacità di comunicazione, divulgazione e insegnamento. Mi viene riconosciuta capacità di leadership e di motivazione di team operativi interdisciplinari e internazionali. Nel corso degli anni ho seguito un notevole numero di corsi di specializzazione e seminari; ho pubblicato un gran numero di articoli scientifici, anche a carattere divulgativo su quotidiani e riviste specializzate. Anche qualche libro: da citare il primo testo in italiano che parlava del World Wide Web e zone limitrofe: “Il Libero delle reti, edizioni ADN Kroos.. Da oltre un decennio svolgo attività di consulente sui temi della strategia e dell’innovazione tecnologica. Sono stato membro di diversi Comitati e Gruppi di lavoro governativi e presso la CEE. Ho fatto parte del Comitato Scientifico della rivista “Scienza e Dossier” e titolare della rubrica “Il Nuovo” sviluppata su temi innovativi di Scienza e Tecnologia. Sono stato titolare di rubrica fissa sulle riviste “L’Europeo”, Next”, “Ceramicanda” e “Netforum”. Collaboro saltuariamente con molte altre testate. Blogger per il Fatto Quotidiano, Infosec News e Giano News. Ho avuto diverse esperienze didattiche, in Italia e all’estero, anche a carattere continuativo; ho tenuto un elevato numero di conferenze e seminari in Italia e all’estero per enti governativi, università e aziende private. Nel Marzo del 1990 sono stato chiamato dal rettore Prof. Mel Horwitch a far parte dello Scientific Advisory Board del Theseus Institute, Business School specializzata in Strategie dei Sistemi di Informazione e delle Reti, localizzata nel parco scientifico europeo di Sophia Antipolis, nel sud della Francia. Altre info disponibili su Google. Dimenticavo: due figli, due ex-mogli e Silvana da poco mi ha detto sì. Per concludere, ce n’è abbastanza da “scassare i cabasisi” a molti…

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