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UN NOBEL VALE L’ALTRO

Giuseppe Bodi di Giuseppe Bodi
10/03/2026
in RIFLESSIONI
UN NOBEL VALE L’ALTRO
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TE LO LEGGO IO

“Una cosa vale l’altra”, o espressioni similari, indica l’indifferenza per una scelta, un qualcosa di equivalente. La locuzione evidenzia un certo disinteresse poiché ci si trova di fronte a proposte o cose di analogo valore.
Il Presidente degli Stati Uniti, giustamente, si è offeso atteso che nel 2025 non gli è stato assegnato il premio Nobel per la pace. Aveva detto che avrebbe risolto tutte le guerre nel giro di un paio di settimane dal suo insediamento. Per puro scrupolo di cronaca si rammenta che ha fatto ingresso alla Casa Bianca nel gennaio 2025.
Lo smacco lo ha fatto imbufalire a tal punto che ha pensato bene di dirottare le sue candide e giustificate aspirazioni su un altro premio Nobel. Lo danno a tanti scienziati è “sacrosanto che lo diano a me” avrà sicuramente pensato. Adesso vi faccio vedere io se non me lo merito. Quando si perde una partita si cambia tavolo. Per far comprendere a tutti la sua alta spirazione, prima di tutto, ha cambiato il nome ad un importantissimo Ministero. Da Ministero della Difesa ha trasformato la denominazione in Ministero della Guerra. Gli USA non si difendono, attaccano. Chissà se ha voluto imitare alcune trasformazioni semantiche del Governo italiano effettuate nel 2022 per alcuni Dicasteri. Da bravi italiani, cultori della lingua di Dante Alighieri, abbiamo avuto più fantasia e garbo. Gli statunitensi sono pur sempre ex cow-boy, eredi dei pionieri che per varie motivazioni lasciarono l’Europa. Forse arrabbiati per aver abbandonato le terre natìe, si concentrarono sullo sterminio delle popolazioni locali, gli Indiani d’America, che abitavano piccole aree, prima della colonizzazione europea, dei vasti territori poi denominati Stati Uniti d’America.
Il mutamento del nome del Dicastero doveva far presagire a tutti l’intenzione del Donald: aspirare al premio Nobel per la Guerra. Un piccolo problema al momento esiste: non è contemplato il Nobel per la Guerra. Sicuramente il Presidente statunitense, nel suo garbato modo di fare, leggasi bullismo, riuscirà a imporre la costituzione di un premio ad hoc per le sue indiscusse capacità di scatenare guerre e accendere i fuochi in aree di crisi che avrebbero bisogno di un esercito di pompieri. Chissà se dall’aldilà il generale Custer intravede un pericoloso concorrente nei libri di storia e nella filmografia.
Le famose due settimane sono passate da tempo ma il suo impegno per il Nobel è sempre più pervicace. Un breve, non esaustivo, riassunto lo si può presto elaborare. Il Canada doveva divenire la cinquantunesima stella della bandiera blandendo in vari modi lo Stato confinante. Pare abbia rinunciato. La Groenlandia, la più grande isola del globo, territorio autonomo della Danimarca, doveva essere occupata militarmente o acquistata come in un supermercato. Progetto al momento risposto in un cassetto ma non abbandonato.
Il Presidente venezuelano Maduro è stato prelevato dalla sua residenza e collocato in un carcere statunitense. Al suo posto la sua vice con funzioni di governo Quisling. Maduro era un Presidente tutt’altro che democratico, da non rimpiangere; sicuramente il traffico di droghe non è finito, in cambio gli USA si sono assicurati il monopolio del petrolio venezuelano.
Il sanguinario Governo teocratico dell’Iran è stato pressoché sterminato in questi giorni. Certamente nessuno rimpiangerà le repressioni della guida suprema Alì Khamenei ma ancora una volta le motivazioni dell’attacco sono poco comprensibili. Forse un favore che doveva al premier israeliano Bibi, al secolo Benjamin Netanyahu. Gli iraniani avrebbero armi distrutte solo sei mesi fa come perentoriamente asserito? Può essere credibile?
Trump sta affilando i preparativi per l’invasione, o la sostituzione, forse cruenta, del regime di Cuba.
Non parliamo delle ondivaghe uscite sulla trattativa, decisamente in altro mare, per una parvenza di pace tra Russia e Ucraina.
Sposta truppe e naviglio come in una esercitazione quadro o in una battaglia navale.
L’impegno per la demolizione del diritto internazionale è assiduo e quotidiano. Prima che realizzi altre idee bellicose damoje ‘sto Nobel per la guerra, direbbero a Roma. Si fermerà? Le finalità economiche le ha raggiunte: petrolio, gas da esportare a caro prezzo, profitti per le industrie dell’armamento, faraonici progetti edilizi a Gaza con profitti stratosferici per i palazzinari, alcune sulle terre rare.
Verrebbero malevoli pensieri: vuole offuscare il caso Epstein e trovare un pretesto per fermare le elezioni di medio termine che non sembrano a lui favorevoli?

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Giuseppe Bodi

Giuseppe Bodi

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