In questa terribile calda estate, quasi certamente, moltissimi non si sono accorti che la campagna elettorale è in pieno svolgimento. Ancora non sappiamo in quale mese del 2027 si voterà. La terribile calura dirotta i pensieri verso qualche soluzione per rinfrescarsi; la già noiosa, a tratti incomprensibile, politica diviene l’ultimo dei problemi.
Occorre svegliarsi poiché vi sono segnali preoccupanti, di inusitati attacchi alla democrazia. Gli ultimi baluardi, il Presidente della Repubblica e la Costituzione, sono sotto attacco da più parti. Le parti sono tutti coloro che mal sopportano la democrazia liberale e scalpitano per instaurare una non troppo velata dittatura di una destra nostalgica del fascismo, delle sciabole, dei fucili, dei militari al potere. Il tutto è condito da un bieco razzismo dove la caccia al “nero immigrato” sarà lo sport più praticato, forse prevedendo premi inversamente proporzionali all’età della vittima. Ovviamente gli “spioni” russi saranno osannati così da ricevere qualche spicciolo per il caffè. Vedasi dichiarazioni di qualcuno preso con le dita nella marmellata.
Per i soliti distratti si rammentano alcuni dettagli. La stragrande maggioranza degli studiosi di politica afferma, senza mezzi termini, che la “Politica”, quella con la P maiuscola, è affare troppo serio per essere affidata ai militari. I militari hanno ben altre funzioni attribuite dalla nostra Costituzione. Guardando indietro si può tranquillamente affermare che è bene separare la politica dalle stellette. Per mero memento storico si propongono alcuni esempi che dimostrano quanto i militari al potere non rappresentino principi irenici, intesi in senso lato e non solo religioso. Anzi, si sono avvalsi di rigide e desuete osservanze religiose, del tutto fuori dalla chiesa di Roma, per avvalorare le loro nefandezze.
Ricordiamo, in ordine non cronologico, i nomi di alcuni militari che hanno assunto il potere dando sfogo a represse frustrazioni di comando.
In Spagna il regime di Francisco Franco (1892-1975), ricordato come il “generalissimo” o il “caudillo” impose al Paese iberico una rigida dittatura dal 1939 alla sua morte.
I “colonnelli” in Grecia, giunti al potere dopo un colpo di stato nell’aprile 1967, imposero un regime fascista e anticomunista sino al 1974. Memorabili i loro sistemi di tortura sui quali è bene non rinnovellare i metodi.
Il generale argentino Jorge Rafael Videla (1925-2013) dopo un colpo di stato nel 1976 governò sino al 1981. Nel quinquennio si verificarono assassinii, torture e, successivamente, emerse il tristissimo e terribile fenomeno dei “desaparecidos”, stimati in oltre 30.000, vittime di “squadroni della morte”.
Come non richiamare alla memoria il generale Augusto Pinochet (1925-2006) dittatore in Cile, dal 1973 al 1990, dopo un colpo di Stato sul quale pesarono ingerenze estere. È stato riconosciuto colpevole di crimini contro l’umanità.
Non si citano le tante dittature militari in Africa perché troppe, cangianti nel tempo e negli orientamenti politici. Ricordiamo solo l’Egitto e il trattamento riservato al ricercatore italiano Giulio Regeni il quale, purtroppo, non avrà mai giustizia.
Pochi ma preziosi esempi delle conseguenze dei militari al potere assetati di vendette. Questi sono i risultati delle dittature militari. Ricordiamolo quando andremo a votare. Potrebbe essere l’ultima volta che si vota. Le frustrazioni represse sono pericolosissime come le ipertrofie dell’io. Si potrebbe assistere a simulate vendette verso un passato di insoddisfazioni. Brutalmente: “si sputa nel piatto dove si è mangiato”.
Orbene se taluni militari nostrani, rambo de noantri, sperano di emulare le antidemocratiche gesta di altri pessimi predecessori viene da chiedersi: hanno giurato, almeno due volte, sulla Costituzione italiana o su “Mein Kampf” di Adolf Hitler? Forse desiderano portare a termine qualcosa di incompiuto dal peggiore dittatore che l’umanità abbia mai visto? O, molto banalmente, cavalcano un malcontento cercando proseliti tra i loro ex colleghi in nome del dio denaro? Pecunia non olet ricordiamolo.
Vedersi assegnato un Premio Nobel per un lavoro di ricerca originale e innovativo vuol dire ricevere una medaglia d'oro e l'equivalente di circa 1 milione di dollari.
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