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IL DOPOGUERRA SINO AL SERVIZIO INFORMAZIONI DIFESA (SID). PRIMA PARTE.

Giuseppe Bodi di Giuseppe Bodi
11/12/2025
in DIFESA
I SERVIZI DI INFORMAZIONE DALL’UNITÀ D’ITALIA ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE
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(Parte 4/11).

Nel gennaio 1945 il SIM mutò la denominazione in “Ufficio Informazioni dello Stato Maggiore Generale” ma la struttura rimase pressoché invariata. Una violenta campagna di stampa aveva colpito il SIM a seguito di un processo che aveva visto coinvolti per gravi reati alcuni ufficiali del Servizio nonché l’ex Direttore Mario Roatta.
Con l’instaurazione della Repubblica, il decreto del Capo provvisorio dello Stato 4 febbraio 1947, n. 17 – sotto il Governo De Gasperi III – soppresse i Ministeri della Guerra, della Marina e dell’Aeronautica, e le loro competenze furono unificate nel Ministero della Difesa. A seguire, con il D. Lgs. 21 aprile 1948, n. 955, il Capo di Stato Maggiore Generale assumeva la denominazione di Capo di Stato Maggiore della Difesa e veniva posto alle dipendenze del Ministro della Difesa. In tale quadro, si dette vita agli “Uffici I” sino a livello di Battaglione; rimanevano attivi, pur con qualche variazione dell’appellativo, i Servizi dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, del Ministero dell’Interno e di quello degli Esteri.
La svolta definitiva per l’epoca si ebbe con la disposizione interna n. 365, classificata segreta, del 30 marzo 1949 del Gabinetto del Ministro della Difesa Randolfo Pacciardi (1899-1991) che dette vita al Servizio Informazioni Forze Armate (SIFA, poi SIFAR dal 1° settembre successivo), il cui Direttore era alle dipendenze del Ministro della Difesa per il tramite del Capo di Stato Maggiore della Difesa.
Il SIFAR nacque sotto il segno di due fattori cruciali che ne condizionarono le caratteristiche organizzative e l’operatività. In primis, vi erano dei tratti di continuità con il fascismo, nelle norme di funzionamento e nel personale coinvolto. In tale aspetto può essere individuata una ulteriore ragione storica della diffusa diffidenza e dei pregiudizi nei confronti dei Servizi di informazione italiani. Altro fattore era costituito dai vincoli posti dalla Guerra fredda, in particolare i rapporti asimmetrici con l’alleato statunitense. In base agli accordi della NATO, infatti, il Servizio italiano era tenuto a fornire informazioni e ricevere istruzioni da una centrale apposita della Central Intelligence Agency, la CIA (nome in codice Brenno); l’asimmetria informativa era particolarmente marcata, dato che gli USA avevano diritto di accesso alle informazioni di Paesi come l’Italia, ma non valeva il contrario.
Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’inferiorità delle forze NATO in Europa rispetto a quelle dei Paesi dell’Unione Sovietica e il timore di un’invasione militare da parte di quest’ultime, indussero gli Stati occidentali a realizzare nuove forme di difesa non convenzionali, creando nei loro territori reti clandestine di resistenza, con il fine di operare in caso di occupazione nemica attraverso la raccolta delle informazioni, il sabotaggio, la propaganda e la guerriglia. Si precisa che una rete clandestina, a differenza di una segreta, viola la legge dello Stato in cui opera e quindi è illegale.
Venne così costituita la struttura Stay Behind e la sua presenza interessò dapprima Italia, Francia, Olanda, Belgio, e in un secondo momento, Danimarca, Norvegia, Germania ed Austria. La “Stay Behind” italiana venne denominata Gladio, nata dall’accordo tra il SIFAR e la CIA. In caso di occupazione era previsto che Gladio si suddividesse in sei branche autonome (informazione, sabotaggio, propaganda e resistenza generale, radiocomunicazioni, cifra, ricevimento e sgombero di persone e materiali); aveva una base esterna di ripiegamento in Sardegna.
A supporto e collegamento del SIFAR, presso ciascuna Forza Armata, vennero costituiti i Servizi informazioni operative e situazione (SIOS), alle dirette dipendenze dei rispettivi Capi di Stato Maggiore e con compiti specifici di informazione tecnico-militare e polizia militare.
Il SIFAR si articolava in quattro Uffici: D (difesa, controspionaggio), R (ricerca, spionaggio), S (situazione: segreteria ed estero) ed uno per le varie (logistica e tecnica). In particolare, dall’Ufficio R – attraverso la V Sezione SAD (Studi ed addestramento) – coordinava l’organizzazione Gladio ed i tre SIOS. Pertanto, il SIFAR presiedeva all’intera attività informativa dello Stato nelle materie militare, politica ed economica. Il coordinamento tra i SIOS, l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza fu scarso.
Dal 1952 il SIFAR ebbe funzioni di contrasto al comunismo e, in particolare, per le attività contro le Forze Armate; nel novembre entrò a far parte del Comitato speciale formato dai rappresentanti dei Servizi Segreti (militari e civili) della NATO. Nello stesso anno vennero ampliate le rubrìche nominative esistenti con le persone pericolose per la sicurezza dello Stato, delle Forze Armate e l’ordine pubblico. In tali elenchi vi erano i nomi di chi (singolarmente o nell’ambito di organizzazioni), per indizi concreti, era ritenuto capace di atti di sabotaggio, attentati, guerriglia, azioni di disturbo ad infrastrutture e materiali militari o idonei alla difesa del Paese. La rubrìca era impiegata sia per esigenze del Servizio, sia per segnalazioni ad altri organi dello Stato, in particolare al Ministero dell’Interno per l’aggiornamento del Casellario Politico Centrale. Nel 1955 venne nominato Direttore il Generale Giovanni de Lorenzo (1907- 1973), carica che detenne sino al 1962; fu poi Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri (1962-1966) e successivamente Capo di SMD (1966-1967). Al SIFAR fu sostituito dal Generale Egidio Viggiani (sino al 1965) e poi dal Generale Giovanni Allavena (sino al 1966). Il periodo della gestione del Generale de Lorenzo e dei suoi successori fu caratterizzato da episodi mai del tutto chiariti, principalmente riferibili alla predisposizione e all’uso illegittimo e spregiudicato di fascicoli su personalità dello Stato. Il SIFAR, come ogni Servizio, per motivi istituzionali, impiantava dei fascicoli personali (anche di personalità dello Stato a tutti i livelli) dove venivano raccolte e custodite le informazioni d’interesse. Per lo più i motivi erano riferibili alle loro attività in quanto potevano venire a contatto con personaggi sospetti o essere oggetto di interessi di dubbia legittimità da parte di terzi o da organizzazioni ostili. Le possibili illegittimità sui fascicoli, pertanto, non possono essere imputate al loro impianto ma ad un eventuale uso diverso da quello istituzionale. Pertanto, a seguito di inchieste e numerosi articoli di stampa, del collegamento con il presunto colpo di stato predisposto dal Generale de Lorenzo (cosiddetto “Piano Solo” del 1964, quando era Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri), dei forti dissapori nelle Forze Armate tra Ufficiali Generali ai vertici, il 26 giugno 1966 il Ministro della Difesa Roberto Tremelloni (1990-1987) dispose, mediante una circolare, lo scioglimento del SIFAR e la costituzione del Servizio Informazioni Difesa (SID).

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Giuseppe Bodi

Giuseppe Bodi

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