Per essere piccolo, è piccolo. Per estensione geografica, 150 chilometri quadrati, è al sestultimo posto al Mondo. Forma di governo: monarchia costituzionale. Regna il principe Hans-Adam II. Patrimonio personale stimato fra i 7 e i 12 miliardi di dollari: è il capo di Stato più ricco d’Europa. Reggente suo figlio Alois, principe ereditario. Popolazione residente circa 40mila persone di cui circa 6mila nella capitale Vaduz. Bella cittadina Vaduz. Le montagne le fanno corona. La “Vaduzer Städtle”, la cittadella di Vaduz, dalle stradine immacolate, è linda e assai frequentata. Tanti turisti che passeggiano tranquilli. All’ora di pranzo i ristoranti sono al completo. Molti uomini d’affari, operatori finanziari, funzionari di banche private -LGT, VP Bank, LLB- o di banca pubblica come la Liechtensteinischen Landesbank, la Banca Nazionale del Liechtenstein. Non mancano gli addetti delle società di revisione come la KPMG.
Il sole è caldo. Il Reno scorre lento nel fondovalle. Sopra tutto e tutti domina il castello medioevale del principe. Odore di erba, di fieno, di mucche. Di soldi. Si respira un’atmosfera rilassata, molto benestante.
Nulla fa sospettare che la notte del 30 luglio sia accaduto un fatto grave, in grado di influenzare il futuro del Principato. Ignoti pirati informatici hanno sottratto i dati di 31mila soggetti “autorizzati a effettuare transazioni economiche”. Hanno rubato il registro dei titolari effettivi, le persone che esercitano il controllo economico su società, fondazioni e strutture fiduciarie, come le Anstalt.
Un’Anstalt (in italiano stabilimento, o ente) con sede a Vaduz è una forma giuridica autonoma e unica del Principato del Liechtenstein, normata dal diritto locale. Si tratta di un modello ibrido a metà tra una società di capitali e una fondazione, spesso utilizzato per la gestione patrimoniale, la protezione dei beni familiari, o come holding. Le sue caratteristiche principali sono: la natura giuridica, in quanto unità legale indipendente con personalità propria; la struttura, che le consente di funzionare come una società commerciale, oppure in modo simile a una fondazione (senza membri, o quote sociali divise in azioni); il capitale minimo, fissato solitamente a 30mila franchi svizzeri; infine la proprietà che fa capo a un fondatore (o a un detentore dei diritti di fondazione), la cui identità può restare riservata nei registri pubblici.
Il Liechtenstein è il Paese delle Anstalt. Se ne contano circa 15mila e hanno contribuito a definire l’immagine “di paradiso della sicurezza” che i ricchi e i super-ricchi hanno del Principato. I recenti fatti l’hanno molto offuscata questa immagine. Anche i ricchi si preoccupano nello scoprire, a loro spese, che nell’era digitale il totale anonimato e la discrezione assoluta non esistono. Nemmeno a Vaduz.
La zona pedonale della “Städtle”, il centro città, sfocia nella Peter-Kaiser-Platz, piazza dominata dal Palazzo del Governo. Stile tardo rinascimentale italiano con influenze neo-barocche. Ingresso imponente. Torrioni agli angoli. Ospita l’ufficio di Brigitte Haas, Regierungschefin del Principato, ovvero Primo Ministro. Lei e il consigliere di Stato Emanuel Schädler hanno indetto una conferenza stampa per informare i presenti dell’istituzione di un’unità di crisi per gestire l’incidente. Interrogata sui fatti, senza nascondere il suo nervosismo, ha affermato: “Non sappiamo chi siano i responsabili del furto dei dati, né le loro motivazioni. Non abbiamo indicazioni di sorta che le informazioni siano in vendita sul dark web. Non abbiamo ricevuto richieste di riscatto. L’unica cosa che possiamo dire con certezza è che non ne sappiamo abbastanza e siamo seriamente preoccupati”.
Il che spiega perché le speculazioni, più o meno sensate, siano all’ordine del giorno. Cresce l’ipotesi che non si abbia a che fare con “normali” criminali informatici, bensì con prezzolati esecutori al soldo di uno stato estero. Ci sono Anstalt che possono essere fatte risalire a personaggi “politicamente esposti”, molto vulnerabili a tentativi di ricatto qualora la loro identità venga svelata. Vedi i tanti russi che hanno blindato le loro fortune in fondazioni residenti nella “Ländl”, la nazioncina. Sono proprio tanti. Quando, per timore di sanzioni americane, i fiduciari del Liechtenstein non hanno più voluto avere a che fare con loro, 475 Anstalt sono rimaste senza titolare.
L’attacco informatico ha riportato alla memoria il triste “caso Zumwinkel” che nel 2008 scosse la piazza finanziaria del Liechtenstein. All’epoca, una talpa vendette dei dati alle autorità fiscali di diversi paesi, facendo emergere centinaia di evasori, tra cui il capo della Deutsche Post, Klaus Zumwinkel.
Lo scandalo segnò la fine del Liechtenstein come paradiso dei capitali occulti. Il Paese cedette alle pressioni internazionali e adottò una strategia di trasparenza finanziaria (la cosiddetta “strategia del denaro pulito”). Il numero delle fondazioni venne drasticamente ridotto. Venne istituito il registro che è stato rubato, utilizzato proprio per prevenire il riciclaggio di denaro e reati connessi, compreso il finanziamento del terrorismo.
Lo scandalo indusse la revisione totale della normativa sulle fondazioni, entrata in vigore nell’aprile 2009, che ha permesso al Liechtenstein di reinventarsi, senza fare perdere alle Anstalt il loro ruolo centrale. Oggi non sono più utilizzate da famiglie facoltose e imprenditori “furbi” per evadere il fisco, ma per proteggere i patrimoni dalle pretese di parenti poco graditi, o di creditori ancora più sgraditi. Sono diventati ottimi strumenti per la gestione patrimoniale intergenerazionale e la pianificazione successoria.
L’attacco hacker segnerà una nuova importante svolta per la piazza finanziaria del Liechtenstein, sulla scia del caso Zumwinkel?
La Primo Ministro Haas, ovviamente, ha cercato di ridimensionare l’accaduto: «Nel 2008 si è avuto a che fare con una questione completamente diversa, non paragonabile», ha affermato, “il furto di dati non altera minimamente i fondamenti della piazza finanziaria”.
C’è un’altra importante differenza con il caso Zumwinkel. Secondo David Sele, giornalista del “Liechtensteiner Vaterland”, questa volta il furto di dati difficilmente porterà all’arresto dei responsabili ed è un disastro totale per la fiducia. Aggiunge Sele: “Se si diffonde l’impressione che lo Stato del Liechtenstein non sia in grado di gestire i dati in modo sicuro, si apre un problema gravissimo. Per i clienti facoltosi mantenere la disponibilità dei propri capitali beneficiando dell’anonimato è essenziale. Grazie alla peculiarità dell’ordinamento liechtensteinese delle cosiddette fondazioni a scopo privato, queste salgono agli onori della cronaca solo in seguito a scandali. Vedi il «Bastille Trust» della famiglia Bacardi (nota per il celebre rum), o le fondazioni dell’immobiliarista austriaco, in disgrazia, René Benko. Per maggiori dettagli, un qualsiasi motore di ricerca sarà d’aiuto.
Il furto di dati rappresenta comunque un duro colpo. “Per le famiglie coinvolte è una catastrofe”, afferma Fabian Teichmann, avvocato e notaio presso lo studio Teichmann International, intervistato dal Neue Zūrcher Zeitung. “I dati contenuti nell’elenco potrebbero essere finiti nelle mani di gruppi organizzati, intenzionati a utilizzarli per attività criminali successive, come estorsioni, frodi, o furti d’identità. Attraverso semplici ricerche su Internet, i malviventi potrebbero reperire ulteriori informazioni e ricattare le vittime del furto di dati. I fondatori delle Anstalt è probabile che siano tutte persone molto facoltose. D’altronde, costituire una fondazione in Liechtenstein comporta costi elevati. L’operazione ha senso solo a partire da una certa entità patrimoniale. Non si costituisce una fondazione per qualche milione”.
Alcune delle persone colpite dal furto di dati potrebbero ora valutare attentamente la possibilità di cambiare paese.
Nel campo della pianificazione e gestione patrimoniale per soggetti facoltosi, la concorrenza tra le diverse piazze finanziarie è agguerrita. Dallo scandalo dei Panama Papers e dall’introduzione dello scambio automatico di informazioni (AIA), i detentori di grandi patrimoni si stanno orientando, dice Teichmann, “verso strutture regolamentate in giurisdizioni caratterizzate da un quadro giuridico stabile, abbandonando le opache società di comodo situate in centri off-shore non regolamentati. Liechtenstein, Lussemburgo, le Isole del Canale, Singapore e Hong Kong, sono considerati leader nella strutturazione di veicoli finanziari di questo tipo”. Secondo Teichmann, anche gli Emirati Arabi Uniti hanno acquisito una notevole importanza: negli ultimi anni Dubai ha attirato soggetti intenzionati a celare il proprio patrimonio.
Lui però, da legale esperto, raccomanda vivamente la correttezza fiscale. Non tanto per motivi etici, quanto per l’inasprimento delle normative e l’impiego dell’intelligenza artificiale. Mannaggia alla tecnologia.
Comunque, per non rovinare ai ricchi, tanto ricchi, le meritate vacanze, si può dire loro che il Liechtenstein gode ancora di un netto vantaggio rispetto ad altre “piazze” sia per l’esperienza maturata, sia per la professionalità dei tanti specialisti di alto livello nel campo della “pianificazione patrimoniale privata”, ovvero come nascondere denaro e vivere felici. Non hanno da preoccuparsi.
Intanto, chi ricco, straricco, non è, gode del vantaggio di non essere tanto ricco e dorme sogni tranquilli.
O no?












