Se qualcuno sperava di spaccare l’Italia in due, può gioire di esserci riuscito. E di esserci riuscito perfettamente, frantumando anche amicizie storiche che si sono ritrovate divise sulle due faglie oggetto di una frammentazione della superficie sociale…
Non è un semplice terremoto, ma lo scontro e il distacco di blocchi continentali di opinioni. Da una parte i buoni, dall’altra i cattivi, ognuno è convinto di stare dalla parte giusta, ognuno con opinioni potenzialmente comprensibili, ognuno con idee che non si intende cambiare nemmeno dinanzi all’evidenza, ognuno arrabbiato con il dirimpettaio a dispetto di anni di armonioso accordo…
Chi predilige l’approccio botanico alla questione, si affretta a citare la zizzania. Così facendo trova un ragionevole consenso merceologico con la controparte ma – imperando la discordia – diverge su chi l’abbia seminata. L’avvio idilliaco sfuma in un attimo, perché litigare è bello e dar torto è ancora meglio.
In questa maniera ognuno ha un suo nemico personale, magari scovandolo tra la gente di cui aveva grande stima, rispetto, affetto. Basta non veder allineata una persona su un determinato principio o non coincidente su una certa opinione per affibbiargli l’etichettatura indelebile di “nemico” con la brutalità di chi con il ferro rovente marchia il bestiame.
Le spaccature sono diverse: intolleranti contro ipersensibili, remigratori contro accoglienti, rigorosi contro incoscienti, innocentisti contro colpevolisti, nostalgici delle camicie nere contro nostalgici dei fazzoletti rossi, giustizieri contro fiduciosi nella giustizia, fino ad arrivare al fatidico fasci contro zecche.
Qualunque cosa si dica, si scriva o si pensi porta all’automatica classificazione in una categoria di avversari imperdonabili. Basta un nulla per esclamare il proprio incredulo stupore, per dichiarare il rituale “da te non me lo sarei mai aspettato”, per togliere il saluto, per chiedere “cancellami dalla tua rubrica”, per eliminare in un baleno anni di simpatia, amicizia, fratellanza o anche semplice buon vicinato.
E’ scattata la valutazione binaria, quella fatta di zero e uno, acceso e spento, di qua o di là, con me o contro di me.
Una classe politica, senza distinzioni di schieramento, priva del benché minimo barlume di intelligenza e distante anni luce dal pensare di far qualcosa di buono per la collettività, ha costruito il modello di scontro perfetto.
Qualche imbecille di superlativa capacità comunicativa ha ritenuto di evocare arene imperiali con sacrifici umani, di vestire il proprio condottiero come una suggestiva comparsa di “Ben Hur” pronto a far “pollice verso” per ordinare l’eliminazione di abietti rappresentanti di altre compagini, di cercare di superare l’imbattibile video di Trump che da un aeroplano lancia escrementi sulla folla dei dimostranti.
Il filmato della controfigura di Giulio Cesare, tristemente esilarante come nemmeno Mel Brooks avrebbe saputo rappresentare, scavalca il muro del ridicolo con l’agilità di un ragazzino che con lo skateboard scivola acrobaticamente sul corrimano di una scala.
Ma a quanto pare gli Italiani vogliono proprio un leader che persino Plauto non sarebbe stato capace di descrivere. Poco importa se l’eroico centurione in corazza di cuoio avrebbe difficoltà a gestire una semplice riunione di condominio. Sa sbraitare e questo è sufficiente per piacere, sa tirar fuori la violenza verbale che tanti sognano di imparare ad esprimere ma non riescono nonostante la rabbia in corpo e già questo lo fa un “capo”…
In una Italia scissa in due forse servirebbe qualcuno che abbia voglia di trovare qualcosa di buono che possa essere condiviso universalmente e che vada a rappresentare quel punto comune indispensabile per provare a ricostruire…
Invece si fa largo il pregiudizio: gli immigrati di cui è insopportabile la semplice esistenza sul pianeta, i poliziotti che sembrano solo quelli indimenticabili del G8 di Genova, i magistrati che insistono nell’applicare le leggi nonostante il “volere del popolo”, le istituzioni democratiche che “guarda dove ci hanno portato”…
L’atmosfera non rassicura e ogni volta è sufficiente una scintilla sempre più piccola per incendiare gli animi, dar vita a plateali dimostrazioni di inciviltà, rendere giustificabili provvedimenti restrittivi della libertà collettiva, reprimere la sacra democrazia conquistata con una lotta fratricida che avremmo sperato fosse l’ultima e invece cova ancora sotto la cenere.
Ci si accorga che nel bailamme della cronaca così “appassionante” il carburante è arrivato alle stelle, i prezzi salgono all’infinito, l’inflazione divora i risparmi e penalizza i meno abbienti, le attività produttive e commerciali chiudono i battenti, la gente perde il lavoro e la dignità…
Si abbassino i toni. I pugni li si sbattano sul tavolo per far valere i propri diritti e non per colpire chicchessia. Si tenda la mano, non il braccio.
La pubblicità di un prodotto farmaceutico per chi ha problemi di prostata ha visto protagonista un povero disgraziato in pigiama che ogni volta doveva trovare una scusa diversa...
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