Nel 1995 l’ex direttore del Mossad, Meir Amit, rivelò che Israele non aveva esitato a chiedere aiuto all’ex colonnello delle SS Otto Skorzeny (1908-1975). A moltissimi sembrò incredibile. A Gerusalemme non si meravigliarono particolarmente poiché la salvezza e la sicurezza di Israele rappresentavano una priorità. Si temeva che l’Egitto potesse realizzare armi di distruzione di massa grazie alle conoscenze di scienziati tedeschi assoldati da Nasser.
Al fine di arginare i propositi de Il Cairo nacque l’operazione “Damocle” caratterizzata da enorme spregiudicatezza. Nessuna esclusione di colpi: omicidi, attentati e strane collaborazioni con personaggi come il mafioso americano Meyer Lansky (1902-1983) e Skorzeny.
Due uomini, a Madrid, si presentarono negli uffici di una società di ingegneria conosciuta da pochissimi clienti; chiesero di parlare con il titolare, un austriaco di nome Otto Skorzeny, conosciuto per le sue audaci azioni di sabotaggio. In particolare, aveva partecipato alla liberazione di Benito Mussolini, nel 1943, e rapito il figlio del reggente d’Ungheria, Ammiraglio Horty, che, conseguentemente, fu costretto a respingere l’armistizio con l’Armata Rossa. Processato a Dachau per crimini di guerra, venne assolto e rimesso in libertà. Trasferitosi nella Spagna franchista, si era dedicato agli affari. In virtù della raccomandazione della ex moglie, i due personaggi si presentarono come agenti segreti della Nato, latori di una proposta particolarmente interessante. Otto Skorzeny comprese immediatamente che quegli uomini sapevano tutto di lui e non erano agenti della Nato bensì agenti dei Servizi segreti israeliani.
Compreso di non avere nulla da temere, non essendo cacciatori di nazisti, accettò il colloquio. L’operazione “Damocle” entrava nella fase finale: impedire a Nasser di dotare l’Egitto di un arsenale missilistico, grazie al lavoro di scienziati tedeschi che avevano partecipato alla costruzione dei razzi V1 e V2.
L’anno precedente, a luglio, in Israele, si era diffuso il panico, dopo la rivelazione che l’esercito egiziano era in possesso di un numero imprecisato di missili con gittata di 280 chilometri e altri con doppia capacità, visti sfilare in parata a Il Cairo.
Il mese successivo il direttore dei Servizi segreti israeliani riferì al Capo del Governo, Ben Gurion (1886-1975), che quei missili erano stati costruiti da scienziati tedeschi. Dal rapporto emergevano dati sconvolgenti: l’Egitto si proponeva di produrre ben novecento missili dotandoli di testate “capaci di annientare ogni forma di vita”.
Soltanto molti anni dopo il generale Zvi Zur ammise: “Sbagliammo a prenderli così sul serio. I nostri scienziati erano dei dilettanti e non sapevano come interpretare le informazioni in nostro possesso”. Nel 1962 occorreva agire in fretta, senza troppe riflessioni e analisi. I rapporti fra Germania e Israele erano particolarmente buoni e Ben Gurion non voleva mettere in imbarazzo il Cancelliere Konrad Adenauer (1876-1967) chiedendo un intervento.
L’operazione “Damocle” doveva essere condotta con la massima discrezione e determinazione. A settembre del 1962, a Monaco, il direttore di Intra, società di copertura delle attività egiziane, era stato visto uscire con un uomo dai tratti mediorientali e non aveva più fatto ritorno. Il 27 novembre la segretaria di Wolfgang Pilz, ingegnere ingaggiato dalla Fabbrica 333 in Egitto, dove venivano assemblati i missili, aprì una busta spedita da Amburgo e un’esplosione la sfigurò rendendola sorda e cieca. Il giorno dopo, sempre nello stesso stabilimento, giunse un pacco che uccise cinque impiegati egiziani.
Si stava letteralmente bombardando con pacchi esplosivi la Fabbrica 333. I reiterati attentati avevano impaurito ma non fermato gli scienziati tedeschi ed i mandanti egiziani.
A Tel Aviv cresceva la preoccupazione; un esperto di radiazioni nucleari aveva segnalato al Mossad in merito ai progetti egiziani ed ai metodi che intendevano seguire per costruire un loro arsenale atomico. Seppur gli scienziati israeliani fossero scettici, i timori crescevano; si ritenne indispensabile fermare i tedeschi. Troppo spesso la paura fa perdere la freddezza, spinge a mosse azzardate e ad alleanze inusitate.
Carl Philipp von Clausewitz (1780-1831) è stato un generale, scrittore e teorico militare tedesco.
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