Sappiamo, purtroppo, quanto poco pesino le incriminazioni per crimini contro l’umanità e in particolare per le condotte belluine che sfoggiano certi mostri al vertice di questo o quel Paese che imperturbabili massacrano con la nonchalance che non si permetterebbe nemmeno un ragazzino alle prese con un videogioco “sparatutto”.
Verrà il giorno che la giustizia non sarà calpestata e che il diritto internazionale avrà valore diverso da quel “fino ad un certo punto” che un Ministro degli esteri nel pieno delle sue facoltà individuali e del suo ruolo istituzionale si è premurato di definire come limite naturale.
Le atrocità non cambiano in ragione dei punti di vista, delle opinioni e delle ricostruzioni di comodo. In un’era geologica in cui è disciplina olimpica la riscrittura della storia, è indispensabile fissare in modo inequivoco ogni elemento di prova che possa incollare le responsabilità ai colpevoli come il napalm aderiva sulla pelle dei poveri vietnamiti.
L’odierno scenario, dove la follia genocida ha preso il sopravvento e le guerre immotivate sono la normalità, è di difficile percezione. Lo si deve alla sovrabbondanza di informazione sui fatti in corso che – peggio della censura – impedisce al quisque de populo di capire cosa stia davvero succedendo e comprendere, almeno a spanne, chi abbia ragione o torto.
Al bombardamento delle case, delle scuole, degli ospedali e delle infrastrutture essenziali, si aggiunge quello delle fake news costruite in modo talmente verosimile da poter ingannare anche l’osservatore più attento. L’unica corazza che può blindare il futuro è l’acquisizione di “prove” che abbiano attendibilità assoluta e utilizzabilità in sede processuale e – come tali – siano inconfutabili.
Sul campo di battaglia, nei territori che sono bersaglio di missili, nei siti ad altissima criticità come le centrali nucleari, non è agevole acquisire informazioni e certificarne la correttezza e gli unici mezzi impiegabili a tale scopo sono quelli “unmanned”, ovvero privi di operatore in loro prossimità. In termini pratici un drone (non solo aereo, ma anche navale o terrestre) può raggiungere e permanere in zone ad altissimo rischio senza mettere in pericolo incaricati in carne ed ossa.
I droni si rivelano strumenti straordinari per portare apparati di ripresa audio/video e una vasta gamma di sensori in aree altrimenti inaccessibili e per assicurare il successivo controllo da remoto di dispositivi operanti dal cielo, in mare e sott’acqua, nelle cavità del sottosuolo e ovunque non possa stare un essere umano.
Senza fare particolari sforzi di fantasia è sufficiente pensare a Chernobyl o a Zaporižžja per immaginare la sostanziale insostituibilità di quelle tecnologie per intervenire là dove un disastro potrebbe prender forma davvero in un attimo e, comunque, dove già le condizioni di partenza impediscono la presenza di persone anche solo per brevissimi intervalli di tempo.
La missione del drone può ricomprendere un ampio catalogo di attività diurne e notturne che includono fotogrammetria ad altissima risoluzione, ricostruzione della scena con differenti prospettive, rilevazione delle condizioni (temperatura, umidità, radioattività…) del luogo, acquisizione di campioni, notarizzazione delle operazioni con ripresa video di ogni singola azione senza soluzione di continuità.
L’omino coi baffi di una famosa caffettiera esclamerebbe “Sembra facile” e non gli si può certo dare torto.
Occorrono le “macchine”, quelli che le sanno guidare, le regole del gioco e i validatori che ne certificano l’avvenuto rispetto. Tanta roba, come dicono i toscani, ma basta saperlo e organizzarsi.
E’ il primo passo per dare certezza. La mortificante lezione della vergognosa incapacità investigativa a Garlasco (e in tanti altri processi) dovrebbe indurre a rimboccarsi le maniche per evitare figure barbine degli “esperti” in campo e per scongiurare la disinformazione degli “spettatori”. Questi ultimi sono in realtà il bersaglio della guerra cognitiva, la porzione del conflitto “ibrido” che si combatte andando a colpire la conoscenza, a forzare le opinioni, a deviare i sentimenti.
L’informazione sicura e certificata a livelli forensi è l’unico antidoto per sfuggire all’ipnosi che piace a chi ha in mano il joystick del nostro futuro.
SE NE PARLERA’ ALLE ORE 12 DI MARTEDI’ 19 MAGGIO 2026 A NAPOLI NELL’AULA “METAFORA” DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA (CENTRO DIREZIONALE)













