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PIZZABALLA, NETANYAHU E LE DIVISIONI DEL PAPA

Renzo Trappolini di Renzo Trappolini
31/03/2026
in SCENARI
PIZZABALLA, NETANYAHU E LE DIVISIONI DEL PAPA
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TE LO LEGGO IO

Potrebbe essere stata una questione di procedura, un mise and standing, ad impedire il tradizionale “ingresso” della Domenica delle Palme a Gerusalemme. Il Patriarca Pizzaballa e il custode dei luoghi sacri, ambedue frati francescani, bloccati dalle guardie di Netanyahu. Ha spiegato poi il porporato che “ci sono stati dei fraintendimenti, non ci siamo capiti ed è accaduto questo” e Maurizio Molinari, da Gerusalemme, ha detto a La 7 che si è trattato di “un corto circuito di comunicazione” tra le parti.

Quando, invece, duemila anni fa, Gesù fece il suo “ingresso”, rispettò alla lettera la procedura che cinque secoli prima un profeta, seppur minore, Zaccaria aveva indicato: “Egli è giusto, vittorioso, umile e cavalca un asino”. Quindi, raccontano i biografi evangelisti, il Messia, giunto alle viste della città santa, disse a due suoi discepoli di andare nel paese vicino, a Betania, dove avrebbero trovato un asino, proprio come profetizzato e diede precise istruzioni cerimoniali: “Slegatelo e se qualcuno ve ne chiederà il perché, rispondete che serve a me”.
Era un somarello sul quale non era mai salito nessuno e prima che Gesù lo montasse lo addobbarono con drappi, come poi fecero lungo le strade gli abitanti di Gerusalemme accorsi in massa gridando: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”. Un Osanna forte di cui ancor oggi si sarebbero dovuto sentire gli echi quando il cardinale rappresentante del Papa, si apprestava ad andare a cantare messa nella basilica del Santo Sepolcro.

Per inciso e a consolazione dei posteri, si può osservare che quegli inneggianti di duemila anni fa, soltanto cinque giorni dopo la Domenica delle Palme, il Venerdì santo, affollavano le stesse strade ma per gridare a Pilato: “Crucifige”, a morte Gesù e libero il brigante Barabba.
E’ la storia dell’umanità, fatta di regole una volta osservate e subito dopo dimenticate, un giorno con le palme o i rami d’ulivo simbolo di pace, e poi, nelle medesime mani, le armi per uccidere, per fare guerra.

Sia benvenuta, allora, la concreta e storicamente disincantata avvertenza data da Leone XIV in piazza san Pietro, dove le palme e gli ulivi venivano agitati in segno di giubilo. Un passo, non solo avanti rispetto ai Te Deum di ringraziamento intonati nelle basiliche dai vincitori delle guerre, ma anche nella chiarezza dei moniti, con riferimento, ad esempio, ai papi moderni. Da Benedetto XV (la guerra, “inutile strage”), a Pio XII (Tutto è perduto con la guerra), a Paolo VI di fronte all’Onu: Jamais plus la guerre!
Il papa americano ha voluto essere ancora più chiaro: “Nessuno può usare Dio per giustificare la guerra” ed ha richiamato le parole di un grande ebreo, il profeta Isaia, secondo il quale le preghiere di chi fa la guerra non sono ascoltate e “Anche se le moltiplicaste, io non ascolterei”.

Tanto è bastato perché le diplomazie del mondo si mettessero in movimento, esecrassero il comportamento delle milizie israeliane e i reggitori degli Stati, compreso Netanyahu, riconoscessero l’inviolabilità del diritto alla preghiera. Per tutti, ha detto Pizzaballa, compresi i musulmani.
Poche parole, dunque, da san Pietro, ma eco planetaria e i governanti a seguirle.

Quante Divisioni ha il papa? chiedeva sarcastico Stalin che pure doveva saperlo, avendo studiato in seminario. Purtroppo, però e solo una decina di giorni fa, anche un cardinale, Matteo Zuppi, capo dei vescovi italiani ha pontificato in san Petronio a Bologna: “Il papa è inascoltato…non lo prendono sul serio”.

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Prima della sua attuale terza età, ha lavorato in banca. Nella sede centrale di BNL, come Capo dei rapporti istituzionali e poi di quelli finanziari e operativi con le Pubbliche Amministrazioni. Successivamente, Direttore Generale della Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo, Amministratore di Carisap, Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e di Banca dell'Adriatico. E' stato consulente di Artigiancassa e della Regione Lazio. Ha collaborato con Nerio Nesi per il libro "Il codice delle nomine bancarie" (Edizioni Feltrinelli - 1981). Ha scritto per riviste bancarie, un settimanale e un quotidiano a tiratura nazionale, oltreché giornali on line.

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