Ci preoccupiamo del ragazzino killer che accoltella la professoressa o di quell’altro che per svagarsi pianificava una strage, ma in circolazione non sono gli unici dementi con cui è difficile competere persino per criminali incalliti.
Anche il terzo protagonista della cronaca usa i social, vi trova ispirazione e soprattutto sfogo.
Stanotte il piccolo Donald è rimasto sveglio a giocare, nessuno che gli dicesse che era ora di andare a letto, nessuno che gli suggerisse di lasciare quel dannato telefonino, nessuno che gli ricordasse che il giorno successivo c’erano i “compiti” che da troppo tempo venivano trascurati nella foga di strappar fogli ai quaderni della vita e imbrattare di sangue le pareti altrui.
Anche lui si sente “non imputabile” e quindi ritiene di permettersi ogni cosa. Pure lui non si considera soddisfatto e dichiara che è dispiaciuto se una potenziale vittima è purtroppo sopravvissuta.
Mentre il baby-delinquente della provincia di Bergamo è stato – si spera – reso innocuo in attesa di capire come arginare le riverberazioni negative che le sue gesta hanno inevitabilmente propagato, quell’altro non più teen-ager che gioca nella sua cameretta ovale sembra di più difficile gestione.
C’è chi ritiene sia stato condizionato dalla cattive compagnie. Certe frequentazioni con coetanei condannati dalla Corte Penale Internazionale come criminali di guerra certamente non hanno giovato e, anzi, hanno innescato il desiderio irrefrenabile di mostrare a tutti di esser capace di fare ben di peggio.
Al grido di “Vi faccio vedere io” quel birichino di Donald ha forse immaginato di spaventare gli amichetti che magari lo ricattano da mesi con foto e documenti che sono spariti dalla versione ufficiale degli Epstein Files, ma forse non dalle infinite copie che i Servizi Segreti di mezzo mondo hanno prudentemente conservato per un utilizzo futuro.
E’ così che – magari dopo aver ingurgitato cibi pesanti e sconsigliatissimi la sera – il giovincello dalla criniera bionda ha pensato di pubblicare sul suo social Truth il video di un bombardamento nel cuore dell’Iran. Lo ha fatto con la stessa scioltezza con cui i bulletti da bar di periferia scrivevano sul fianco della testata del flipper il proprio nome seguito dal punteggio conseguito e costituente il nuovo record.
Probabilmente gli adulti che sono al vertice dei Paesi occidentali dovrebbero intervenire un po’ più energicamente del “non condivido e non condanno” dinanzi alle marachelle del piccolo Donald e del suo amichetto Bibi con cui compete in nefandezze.
La promessa di un gelato o di un giocattolo se si comporta meglio potrebbe non bastare. Può darsi sia giunto il momento di consegnargli il riconoscimento che da tempo tanti personaggi di spicco della politica italiana ritengono giustamente sia doveroso attribuire al vivace ospite della Casa Bianca.
Proprio la Premier Meloni – come titolava l’Agenzia ANSA il 23 gennaio scorso – aveva detto “Confido in Trump, spero potremo dargli il Nobel per la pace”.
Sembra esser venuto il momento, prima che l’ostinazione porti quel birbaccione a distruggere il Pianeta.













