Gli esiti del quesito referendario ormai sono stati acquisiti da ambedue gli schieramenti politici. Gli effetti delle ragioni e della vittoria del NO nella coalizione governativa si sono estrinsecati prontamente e non è detto che non vi saranno ulteriori assestamenti nelle prossime settimane, così da poter passare in sordina.
Cerchiamo di comprendere cosa bolle nella pentola dell’opposizione.
Un primo punto sul quale si sono lanciati è quello di una sicurezza nel vincere nelle prossime elezioni politiche, suffragati dall’affluenza alle urne e dall’esito del voto referendario. In primis è bene rimanere con i piedi a terra e ricordarsi di uno dei tanti detti: “mai vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso”. L’euforia del giorno dopo dovrà essere metabolizzata e molte riflessioni dovranno essere avviate per non compiere errori irreparabili e risultare amaramente sconfitti alle prossime elezioni politiche.
Sarà bene non fare da contraltare ai toni roboanti e aggressivi utilizzati dalla destra sino ad oggi. I partiti che intenderanno coalizzarsi, con unità di intenti e programmi, dovranno procedere velocemente con alcuni step. Certamente non adagiarsi su tanti sondaggi, atteso che nelle consultazioni referendarie si sono rivelati abbastanza fallaci in alcune analisi quali l’incidenza dell’affluenza sull’esito e la partecipazione giovanile; nella realtà i fattori determinanti.
Innanzi tutto si deve decidere se procedere o meno con le primarie, evento non obbligatorio e spesso divisivo ante litteram. Tra l’altro alle primarie, considerato che sono uno strumento democratico, possono accedere tutti i cittadini. Chi garantisce che i partiti della destra non invitino i loro elettori a votare al fine di sabotarle? Se uscisse, ad esempio, come leader quello di una parte che ha solo una percentuale esigua dei voti in Parlamento cosa si farebbe? Probabilmente sarà più corretto correre insieme e, se la coalizione risulterà vincente, individuare la persona più idonea a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio. Perché ingessarsi per fare guerre interne? Sarebbe un suicidio annunciato.
Oltre a rimarcare quanto di errato ha prodotto in un quinquennio la coalizione governativa, ammesso che giungerà alla naturale scadenza di Legislatura, sarà necessario “federarsi”, ovvero trovare una sintesi su pochi “punti chiave” efficaci e comprensibili per l’elettorato. Parlare alla così detta “pancia del Paese”. Qui si è ad una biforcazione: quali sono i momenti di convergenza e chi potrà essere il mentore capace di far convergere i partiti dell’attuale opposizione sui citati sui pochi essenziali punti e stilare un programma credibile e realizzabile.
Per quanto attiene al secondo punto si potrebbero avere delle idee ma il mediatore, chiamiamolo così, dovrà avere la fiducia di tutti i convenuti al tavolo.
I punti del programma elettorale non potranno prevedere faraoniche e irrealizzabili baggianate ma un concreto programma comprensibile a tutti. Tra quanto l’elettorato si aspetta possiamo brevemente elencare qualche idea.
Si dovrà partire da fattibili e veritieri interventi che possano limitare l’aumento del costo della vita, tradotti nel contenimento dell’inflazione e un incremento delle retribuzioni. Una normativa che ponga dei minimi salariali sotto i quali non scendere, altrimenti è sfruttamento o caporalato. Sul piano generale rendere la sanità accessibile a tutti, non solo agli abbienti. Investire sulla sicurezza sia in termini culturali, iniziando dalla scuola, sia di deterrenza. Su questo tema vanno coinvolti i giovani che sono il futuro dello Stato e del mondo intero. Si è compreso al referendum che hanno testa e voglia di partecipare quando si toccano temi a loro cari. La Giustizia dovrà essere resa più efficiente snellendo procedure e comprimendo i tempi processuali. Madre di tutte le battaglie reprimere l’evasione fiscale perché per essere eque le imposte debbono pagarle tutti.
Un occhio dovrà essere gettato su quanto la Presidente di Fininvest, Marina Berlusconi, sta facendo per riposizionare verso il centro Forza Italia. Se non un alleato un possibile interlocutore.
Nel campo internazionale prendere le più nette le distanze dai guerrafondai, riposizionarsi come parte trainante dell’Unione Europea, svincolarsi dall’abbraccio mortale del bullo statunitense.
Chi otterrà più voti esprimerà e indicherà, di concerto con tutta la coalizione, il Presidente del Consiglio. La leadership dovrà essere il risultato delle urne, cioè della volontà del cittadino votante.
Non sembra un progetto-programma irrealizzabile. Solo poche, efficaci e chiare normative. Un quadro che, ricordando la prima Repubblica, si può definire di centro-sinistra evitando sbilanciamenti. Parafrasando il titolo di un vecchio film: riusciranno i nostri eroi a ritrovare la bussola scomparsa?
“Senza petrolio, la vita è un’altra cosa”, titolava Umberto Eco su l’Espresso del 25 novembre 1973 lo spassoso ed immaginario giro nella città “restituita alla natura” dalla crisi...
Leggi tuttoDetails












