Gianrico Carofiglio, nel corso della scorsa puntata di Piazza Pulita, ha elegantemente dichiarato che “quello del sorteggio è un sistema barbaro e costituzionalmente inaccettabile”.
Sorvolando sulla facile condivisibilità delle considerazioni dello scrittore e magistrato e sulla irascibilità di chi nello studio televisivo ha messo a dura a prova la personale struttura maxillofacciale per esprimere con smorfie e ghigni il proprio disappunto dinanzi ad osservazioni colte e precise, vien spontaneo chiedersi quale sia la radice del “sorteggio” di cui tanto si parla in questi giorni.
Il meccanismo – che ragionevolmente collide con il diritto, la logica e la rappresentatività democratica e mille altri elementari presupposti – è la gemmazione di una mentalità purtroppo diffusa. Mentre regna l’intolleranza più becera nei confronti dei disperati che approdano sulle nostre coste, si riconosce una certa compiaciuta confidenza con l’universo del gioco d’azzardo che festeggia ogni giorno una stagione di sempre maggiore prosperità.
Siccome il referendum non è questione politica, non dovrebbe esserlo nemmeno l’orizzonte delle scommesse e del gioco che – anche quando è “legale” – alimenta la ludopatia, l’usura e tanti altri problemi che non spiccano mai quando si traccia il bilancio delle entrate erariali.
Ci si può fare poco e credo di averlo imparato a mie spese. Nell’arco parlamentare non sembrano pullulare proposte concrete che riducano l’emorragia finanziaria delle famiglie che hanno in casa chi dilapida fisicamente o online lo stipendio o i risparmi. Il sorteggio è abbinato all’immagine della Dea Bendata e qualcuno spera di mettere anche la Giustizia nelle mani della fortuna.
Nel clima da guerra civile che sta spaccando in due l’Italia, dove si toglie il saluto a chi ha manifestato simpatie diverse o svelato in anticipo la propria difforme intenzione di voto, viene da fornire un patriottico contributo al Paese per approfittare al meglio della “riforma”.
Non ho letto gli eventuali immancabili regolamenti di attuazione e quindi – devo ammetterlo – non conosco le effettive modalità del sorteggio di cui tutti disquisiscono.
Vorrei suggerire un approccio strutturato e professionale. In primo luogo ritengo che il Governo debba rendere noti i margini di applicazione di questa novità e chiarire anzitutto quale sia il ruolo della Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che “esercita il presidio dello Stato nel settore dei giochi garantendo gli interessi dell’Erario attraverso la riscossione dei tributi e l’eventuale gestione del contenzioso”.
Secondo alcuni il sorteggio che prenderà forma dopo il 24 marzo non può rientrare nella categoria del Bingo e in alcuna delle sue sottoclassi del Bingo di sala e del Bingo a distanza. Si è infatti saputo che speculatori senza scrupoli avevano già tesaurizzato un enorme quantitativo di fagioli destinati a segnare sulle cartelle i numeri già usciti e non poche malignità sono subito state sentite a proposito di chi deve tenere il tabellone.
Mentre è evidente che l’attività introdotta dalla “riforma” non abbia nulla a che fare con giochi a base ippica (il leggendario Totip) o a base sportiva (la tradizionale schedina del Totocalcio), i tecnici sono concordi nel voler tener fuori il sorteggio dai giochi di abilità, di carte, numerici a quota fissa e a totalizzatore.
Qualcuno insiste nel riportare il tutto nell’alveo delle lotterie ma subito c’è chi pretende di sapere se si fa riferimento a quelle istantanee, tradizionali, istantanee telematiche, filantropiche, locali o “degli scontrini”.
La situazione è comprensibilmente caotica e chi è afflitto da dipendenze psicologiche legate al gioco in questo periodo non riesce a darsi pace.
Pensionati, che con le slot machine hanno già ceduto il TFR e stanno impegnando il quinto della mensilità di quiescenza, vagolano tra tabaccherie e sempre più rare edicole.
Stanno cercando i nuovi “gratta e vinci” ma vorrebbero saperne di più su “Magistrato per sempre”, “Toga miliardaria”, “Tombola d’udienza”.
I rivenditori dicono di pazientare proprio quando arriva un tizio frettoloso che, varcata la soglia, chiede ad alta voce un “CSM campa sempre meglio” e si sente rispondere dagli astanti “Mettiti in coda!”
Il palcoscenico dell’inquietante conflitto iraniano non vede in campo solo chi attivamente sta bombardando e massacrando.
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