Nonostante la lingua italiana sia bellissima, e non certo priva di vocaboli adeguati, spesso si preferisce usare termini britannici anche quando non necessari. Non si parlerà della lista della spesa che usualmente si redige prima di recarsi nei negozi e supermercati ma della “shopping list” del Presidente degli Stati Uniti. Lista della spesa di volta in volta arricchita di nuovi prodotti da aggiungere al carrello statunitense.
Sicuramente il regime di Maduro in Venezuela non è un esempio di democrazia, anzi è stato definito, a ragione, dittatoriale, cleptocratico, antidemocratico e altro. Ha generato povertà diffusa e la fuga di migliaia di cittadini. Arbitrio indiscusso gestito da una ristretta cerchia di potere. Non certo un esempio da seguire. Premessa doverosa per non essere additati quali difensori di un regime impresentabile.
Il Presidente degli Stati Uniti d’America nel suo recente documento sulla “Strategia di Sicurezza Nazionale”, che potremmo definire la “sua dottrina”, ha fatto ben intendere i suoi propositi. Non pochi hanno fatto richiami alla “dottrina Monroe” del 1823 ed al “corollario di Theodore Roosevelt” del 1904. Si è andati oltre definendo la nuova “dottrina Donroe”, dove le lettere “Don” richiamano il Donald statunitense.
Nella sua lista della spesa ha messo nel carrello il Venezuela, non certo per il portare democrazia o lotta al narcotraffico: Le basi di partenza sono in Uruguay ed i maggiori narcos in Colombia. Il piatto appetitoso è il petrolio venezuelano; pur non essendo di buona qualità, colà vi sono le maggiori riserve mondiali. Ha già, senza mezzi termini, declamato di voler introdurre nel carrello della spesa anche Colombia, Messico, forse Cuba se non si dissolve autonomamente. Nella sua shopping list vi è la Groenlandia, della quale parla sin dal suo insediamento alla Casa Bianca. La Danimarca ed i cittadini dell’isola non ci pensano minimamente ad unirsi agli USA. Una annessione non pacifica corrisponderebbe alla dissoluzione della NATO. La Groenlandia è un ghiotto boccone per il buongustaio in virtù della sua posizione strategica ma soprattutto per i giacimenti di petrolio, gas naturale, terre rare, cruciali per le nuove tecnologie, metalli e altro. In pratica si tratta di appetti geopolitici, geoeconomici e di sicurezza nazionale.
La Groenlandia è parte del Regno di Danimarca, Paese UE e membro della NATO. Se gli USA attaccassero la Groenlandia si aprirebbero quatto soluzioni per gli altri componenti dell’Alleanza: tutti dalla parte dell’attaccato, tutti dalla parte dell’attaccante, tutti divisi in modo ineguale tra le due parti, tutti neutrali. Praticamente le fondamenta della NATO crollerebbero facendo collassare il Trattato come in un terremoto un edificio senza criteri antisismici.
Purtroppo, per chi ancora lo ritiene un buontempone un po’ chiacchierone, non si tratta del celebre detto partenopeo “facite ammuina”, per ora si contano 80 morti in Venezuela. Presto si capirà chi siano state le quinte colonne reclutare dalla CIA affinché il blitz si sia rivelato quasi una passeggiata.
Dal delirio di onnipotenza emergono progetti neocolonialisti, neoimperialisti, un sovranismo esteso non solo all’emisfero occidentale, nord e sud America nel il pensiero statunitense. Nella shopping list si potrebbero annoverare l’Iran, forse la Nigeria. Domandiamoci: se il nobile principio ispiratore è la tutela dei diritti umani perché non colpire la Corea del Nord?
Coloro i quali credono nei sovranismi nazionali ne escono sconfitti dalla prepotenza di chi sogna di essere l’unico sovrano mondiale. Laddove non arriva con la forza vi giunge con le conquiste economiche e l’appropriarsi delle risorse naturali. Unione Europea e sovranisti, quasi sempre in aperto contrasto ideologico, forse dovrebbero unirsi per non essere schiacciati e soggiogati. Un futuro distopico: grigio scuro o rosso fuoco delle armi.












