L’incresciosa pagina che ha inaugurato la geopolitica del 2026 è ricca di dettagli bizzarri, a cominciare dal conflitto a fuoco tra Delta Force e la guardia presidenziale del Venezuela composta da militari cubani.
I ripetuti colpi d’arma da fuoco (32 morti tra soldati e poliziotti) non hanno svegliato o impensierito Nicolàs Maduro, forse convinto che si trattasse di una esibizione di fuochi d’artificio di alcuni venezuelani di origine partenopea. Il Presidente e la moglie si alzano solo quando arrivano gli incursori e nel tentare di nascondersi nella loro escape room non tengono conto che lo stipite della porta in acciaio è troppo basso ed entrambi danno una clamorosa capocciata che rallenta la loro fuga e consente la cattura.
Se questo sembrerebbe spiegare l’intontimento della coppia e le bendature della deposta First Lady ben visibili nei disegni d’udienza, non trova giustificazione il fatto che la señora Flores si ritrovi con fratture alle costole e contusioni poco compatibili con un buffo incidente.
Il processo comincia con incombenti contestazioni sulla legittimità dell arresto e con l’eventuale istanza di riconoscimento della potenziale immunità dell’imputato in quanto capo di un governo straniero. E dal cassetto dei ricordi riaffiora una vicenda del 1989, quella del leader panamense Manuel Noriega (detto faccia di ananas per il volto vistosamente butterato) che venne poi condannato a trent’anni di reclusione per traffico di stupefacenti
Sullo sfondo di tante dichiarazioni di addetti ai lavori che ritengono poco significativo il Venezuela nel business delle droghe e sminuiscono il peso di una simile imputazione, lo scenario delle ipotesi non esclude quelle più azzardate.
I più fantasiosi tenendo conto che il regime bolivariano piaceva a cinesi e russi ora indispettiti e che l’avvocato di Maduro è lo stesso di Julian Assange non riescono ad escludere un magnanimo perdono giudiziale che pioverebbe niente meno che dalla Casa Bianca.
Sono in parecchi a pensare che l’attuale periodo di detenzione possa rieducare il bellicoso Nicolàs, tramutandolo in scolaretto che ha capito la lezione e che potrebbe rivelarsi il più ubbidiente e zelante Capo di Stato. Potrebbe essergli persino garantito un quarto dora di sproloquio (il genovese diritto di mugugno) per sfogarsi appena rientrato e poi, magicamente indossati intelaiatura e fili, trasformarsi nel più mansueto burattino.
Il copione potrebbe in pratica essere lo stesso dell’insediamento della vicepresidente subentrante: allocuzione forbita per l’orgoglio nazionale, rassicurazioni inequivocabili ai padroni yankee, acquisizione del ruolo di custodi fisici dell’industria petrolifera americana, mantenimento di piccoli privilegi individuali, ripresa delle quotidiane attività ordinarie di persecuzione degli oppositori
Difficilmente Nicolas Maduro tornerà a casa co Caracas non dimentichi che i portatori di libertà, quelli che hanno eliminato Saddam e Gheddafi, hanno lasciato solo macerie, fame e disperazione.












