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Home LA STORIA CHE DIMENTICA

LA STORIA CHE DIMENTICA: GENNARO CANTIELLO

Francesco Bosticco di Francesco Bosticco
16/04/2024
in LA STORIA CHE DIMENTICA
LA STORIA CHE DIMENTICA: GENNARO CANTIELLO
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TE LO LEGGO IO

Alessandria, 1974: una rivolta nel carcere, finita nel peggiore dei modi, raccontata con la prosa di “nera” dell’epoca così come “salvata” dal sito penitenziaria.it : tra le sette vittime in totale, due caduti tra gli Agenti di Custodia, Sebastiano Gaeta e Gennaro Cantiello.

La storie che s’intrecciano dietro a questo episodio hanno contorni indefiniti, se non opachi.

Gli eventi si sono svolti tra il 9 e il 10 maggio 1974, poche ore prima dell’apertura dei seggi per il referendum sull’aborto, e questa “combinazione” potrebbe aver determinato anche il tragico epilogo della rivolta. Tra esitazioni, desiderio di “far passare a’ nuttata” senza turbare il voto, la convinzione di poter “prendere per fame” i rivoltosi, si è giunti ad un epilogo tragico, per il quale le vittime cadute sono state ricompensate “alla memoria” nel 1975 con tre medaglie d’oro al valor civile ed una al valor militare. Tranne Gaeta, cui fu concessa solo la medaglia d’argento (chissà perché…), rifiutata dalla vedova.

Ma la storia non finisce qui. Archiviati i fatti, Cantiello e Gaeta giustamente vengono ricompresi tra gli eroi del Corpo, e a loro sono intitolati proprio il penitenziario di Alessandria, una strada nella stessa città, una ad Aiello del Sebato (AV), paese natale di Gaeta, ed una motonave.

E proprio di questa nave vogliamo parlare, esiste ancora, e continua ad agitare le acque di ricordi ed eventi di cui è stata ed è tuttora protagonista.

La “Gennaro Cantiello” fu varata nel luglio 1977 a Mazara del Vallo, su commessa dell’allora Corpo degli Agenti di Custodia, e battezzata dalla madrina Lucia Nardin, vedova della M.O.V.M. Brig. Gennaro Cantiello.

La motonave (40 metri, 184 tonnellate di stazza lorda) fu destinata ai trasporti da e per l’isola dell’Asinara, sia per i rifornimenti, sia per le traduzioni dei detenuti da Porto Torres.

Ed invero lavorò parecchio, incurante delle condizioni meteo, per trasportare personaggi del calibro di Renato Curcio e Alberto Franceschini, o del “Professore” Raffaele Cutolo, o del sequestratore Matteo Boe, diretti verso la “Caienna italiana”, dove soggiornarono anche Falcone e Borsellino, nel loro “ritiro” protetto durante la stesura degli atti del maxi-processo che li vide protagonisti e, alla luce dei fatti, purtroppo anche vittime.

La “Cantiello” lavorò duramente, con gli equipaggi del Corpo, per circa vent’anni, fino alla dismissione dal servizio nel 1998, ma sopravvivendo in alcuni suoi accessori (la bussola e la ruota del timone) come simbolo orgogliosamente esibito dalla Polizia Penitenziaria nel famedio dei suoi eroi tra i più preziosi cimeli della storia del Corpo.

Tra la motonave e l’imprenditore cagliaritano Salvatore Pergola è scoccato il colpo di fulmine: aggiudicatosi la nave all’asta, nel 2004 la fece trainare a Cagliari, ormeggiandola alla marina di Sant’Elmo a Su Siccu, il bellissimo lungomare cittadino. E decise di trasformarla in un ristorante-pizzeria galleggiante, assumendo anche come cuoco un ex detenuto dell’Asinara, che fu uno dei trasportati sulla nave.

SI registra una stizzita ed accorata reazione del sindaco e della cittadinanza di Formicola (CE), paese d’origine di Cantiello, che chiesero (ed ottennero) che il nome dell’eroe fosse cancellato dalla prua di ciò che non rappresentava più la testimonianza di un atto di coraggio e dedizione estrema al dovere.

Fino al 2014 l’attività del locale “Peccati di Gola” continuò, fermata solo da un’ispezione sanitaria che contestò una serie di inadempimenti e violazioni, intimandone la chiusura.

Da allora, sempre sulla stessa banchina, la “Gennaro Cantiello” ha galleggiato a furia di carte bollate, con il proprietario che intende ripristinarla, e le Autorità (in particolare Comune ed Autorità Portuale del Mare di Sardegna) che ne impongono la rimozione dal waterfront cagliaritano.

La passeggiata di Su Siccu è diventata infatti un elegante e sollazzevole lungomare, progressivamente riqualificato (e ancora c’è da fare), e la “Cantiello”, che ho visto nel 2021 a galla, da un paio d’anni giace tristemente appoppata alla banchina, ancora con le sedie ed i tavoli della pizzeria accatastati sul ponte.

Con l’insegna ormai sbiadita e il nome dell’eroe Cantiello ancora visibile sulla murata, viene coraggiosamente (o forse oltraggiosamente…) proposta in vendita su subito.it

Sic transit gloria mundi.

 

Medaglia d’Oro al Valor Militare – alla memoria – Gennaro Cantiello

Brigadiere degli agenti di custodia, catturato tra gli ostaggi presi da detenuti armati in rivolta, nonostante avesse le mani legate, raccoglieva da terra il medico del reclusorio ferito a morte e incurante del fuoco dei criminali lo trasportava a portata del personale non coinvolto che provvedeva a soccorrerlo e ad inviarlo in ospedale. Rientrava poi volontariamente tra gli ostaggi per evitare che i ribelli mettessero in atto la minaccia di fare altre vittime se il sottufficiale non fosse tornato indietro. Nel drammatico epilogo della vicenda perdeva la vita. Fulgido esempio di alto senso del dovere e di consapevole sprezzo del pericolo.

Alessandria, 9 – 10 maggio 1974 (D.P. 11 novembre 1974)

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Francesco Bosticco

Francesco Bosticco

Classe 1968, papà, marito, Ufficiale nella Guardia di Finanza, informatico per lavoro e per passione, pilota e sub per hobby, laurea in Giurisprudenza e in Scienze della Sicurezza Economico-Finanziaria. Da Bergamo, dove ho vissuto la giovinezza scolastica, e dove la stessa mi è stata “rapita” con l’ingresso nell’Accademia della Guardia di Finanza nel 1986, ho iniziato il periplo della Penisola con gli incarichi che via via mi sono stati assegnati. Dalla Valle d’Aosta all’Alto Adige, dal Piemonte alla Campania, dalla Puglia alla Capitale fino alla Sardegna dove attualmente vivo, con la crescente responsabilità (il “comando”) di vari Reparti del Corpo. L’organizzazione militare, con tutte le sue deformazioni e rigidità, rappresenta tuttavia un’esperienza altamente formativa, che, soprattutto per la Guardia di Finanza, porta il Comandante a stretto contatto con i collaboratori (in particolare nei Reparti di minori dimensioni), con i quali mangi e vivi nella quotidianità. Questa conoscenza dell’umano, declinato in tutti i dialetti d’Italia, ti fa percepire il Paese come un grande frullatore dove ogni ingrediente apporta un aroma, un sapore, un colore che altrimenti mancherebbe. La passione autodidatta per l’Informatica, coltivata sin dal liceo, ha avuto sfogo professionale nella mia Amministrazione, grazie anche ad una conferenza di Umberto Rapetto, che ci venne ad “evangelizzare” in Accademia. Dopo un bel po’, ho avuto l’onore dell’assegnazione, nel 1999 appunto, al Servizio Informatica della Guardia di Finanza dove, per lunghi e più che soddisfacenti anni, sono stato il responsabile del CED nazionale, in una delicata fase di traghettamento dall’artigianato alla modernizzazione, grazie all’apporto di molti entusiasti giovani e anche di qualche “diversamente giovane” tra i miei collaboratori. Nella mia esperienza IT ho avuto la fortuna di conoscere persone eccezionali e di partecipare ad eventi, anche internazionali, di grande spessore, anche come panelist. E qui su GIANO.news me ne ritrovo pure alcuni!

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