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GLADIO, E SE CE NE FOSSERO ALTRE?

Giuseppe Bodi di Giuseppe Bodi
14/10/2026
in DIFESA
GLADIO, E SE CE NE FOSSERO ALTRE?
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TE LO LEGGO IO

Come moltissimi sanno, GLADIO è stata una organizzazione nazionale, inserita nel più ampio contesto di quella denominata “Stay Behind”; di quest’ultima facevano parte vari Paesi europei membri della NATO.
In merito a Gladio si sono susseguiti giudizi ideologici e politici, letteratura giornalistica, veri o presunti scandali e quant’altro ha permeato il mondo dei Servizi di intelligence da fine anni cinquanta in poi.
Gladio aveva la funzione di creare sacche di resistenza all’interno del Paese in caso di invasione di eserciti del Patto di Varsavia; inoltre, i suoi uomini potevano essere inviati oltre le linee nemiche. Sarebbe stata impiegata in forme di guerriglia, sabotaggio o, se si preferisce, in scontri asimmetrici (in linguaggio moderno high tech-low tech). Gladio e Stay Behind possono essere studiate sotto l’aspetto storico. Le strutture furono congeniali al mondo bipolare, svanito, almeno ufficialmente, con il crollo del “Muro di Berlino” nel novembre 1989.
Sostanzialmente ebbe vita nel periodo della “Guerra Fredda”. L’Ammiraglio Fulvio Martini (1923-2003), nel suo libro dal titolo “Nome in codice Ulisse”, ricorda che la stampa definì la rete “Stay Behind”: “il segreto politico-militare più custodito e più compromettente dalla fine della seconda guerra mondiale”.
Gladio fu costituita in Italia nel 1956 con un accordo SIFAR-CIA e fu sciolta ufficialmente il 27 novembre 1990. I “gladiatori” vennero reclutati a partire dal 1958 nel numero massimo finale di 622. Si consideri che nel 1990, a parte alcuni deceduti, molti erano tra i sessanta e gli ottanta anni. Si addestravano periodicamente in una base segreta vicino ad Alghero e vi erano depositi di armi ubicati in località segrete. Il tutto veniva effettuato seguendo rigide procedure. Il SIFAR entrò stabilmente nella rete nel 1964. Come sostenne il Gen. Paolo Inzerilli (1933-2024), che diresse Gladio per dodici anni, la funzione era di ”predisporre la Resistenza sin dal tempo di pace e condurla nel tempo di guerra”. La sua esistenza venne ufficializzata dall’allora On. Giulio Andreotti in un discorso alla Camera nell’ottobre 1990. Nel 1991 il Presidente della Repubblica pro tempore, Francesco Cossiga, si “autodenunciò” per averne fatto parte e per essere stato “l’unico referente politico”.
Si vuole, inoltre, ricordare che nella recensione (Giano news 14/11/2024) di un libro del Generale di C.A. Alberto LI GOBBI (1914-2011), MOVM e plurimedagliato, curato dal figlio Generale di C.A. Antonio Li Gobbi (1954), l’autore, affermava: “La guerriglia è un particolare inevitabile aspetto della guerra moderna e futura”. Vi sarebbero fronti esterni ed interni con truppe partigiane di segno contrario nelle retrovie di tutti i belligeranti. Ancora: “La guerriglia dà la misura della vitalità guerriera e politica di un popolo”. Il fenomeno della guerriglia essendo un aspetto della guerra moderna e futura non andava dimenticato ma tenuto vivo. Finito il mito romantico e garibaldino o dello “stellone” italico, si trattava di organizzare preventivamente la guerriglia. Il guerrigliero non si improvvisa. Parole che anticipavano di qualche anno quanto poi realizzato con Gladio in Italia e Stay Behind in Europa.
In Italia vi fu anche una organizzazione denominata “Gladio rossa”, facente capo all’allora PCI. Costituita intorno al 1945, in opposizione alla Gladio in ambito NATO, era formata da ex partigiani e pochi membri fidati del PCI. Doveva resistere in caso di colpo di Stato. Aveva, presumibilmente, depositi di armi. Fu costantemente all’attenzione dai Servizi di Informazione e sciolta nel 1974.
Come ben si può comprendere, le strutture clandestine, legali e non, prolificarono nella seconda metà del XX secolo. Quelle legali erano incastonate in ambito NATO o di Servizi di intelligence, le altre erano oggetto di continui rapporti informativi delle strutture preposte alla sicurezza dello Stato.
Il lettore si chiederà dove si vuole giungere.
In questo, nel clima internazionale, in particolare europeo, necessariamente ci si deve porre qualche domanda molto seria. La Russia dello Zar Putin, perché tale si sente, non lesina attacchi ibridi, leggasi alle strutture informatiche dei Paesi europei, alle infrastrutture critiche e sconfinamenti per testare la reazione della NATO, ovvero i tempi medi impiegati dalle forze aeree per respingere la provocazione. La propaganda, intesa anche come psyco operations, è attiva più che mai ingerendo nella politica, nell’informazione e nell’economia domestica ed europea. L’Italia abbonda, sin troppo, di filo putiniani. Molti non ne fanno mistero, anzi un vanto. Ricordiamo un Ministro della Repubblica che disse: “scambio due Mattarella per un Putin”. Nell’Unione Europea e, più in generale, in Europa vi sono Paesi già appartenuti al blocco ex sovietico. Si pensi alla ex Germania est (la DDR) dove un partito filo nazista è apertamente appoggiato e osannato dalla Russia. Non possiamo escludere, anzi è molto probabile che i tentacoli dei Servizi russi FSB e GRU siano da tempo infiltrati nei gangli dell’Europa occidentale. Le loro talpe fredde, insieme alle quinte colonne, potrebbero agire all’unisono per tentare di demolire la democrazia occidentale e facilitare un’invasione russa anche mediante azioni di sabotaggio, guerriglia, eversione e terrorismo. Le democrazie sono più fragili dei dispotismi e questo Putin lo sa benissimo, considerato che ne esercita uno molto ferreo. Lo sganciamento da parte del Donald, salvo ripensamenti, dell’Ucraina e del suo Presidente, gli accordi commerciali sul gasolio con la Russia non sono un buon presagio. Non dimentichiamo il rallentamento dell’impegno USA verso la NATO. E se Putin volesse fare, in direzione contraria, ciò che tentarono Napoleone e Hitler? L’inverno russo non lo fermerebbe. I Servizi di Informazione europei dovrebbero cercare notizie sulle tentacolari novelle “Gladio” o “Stay Behind” che potenzialmente lo Zar ha o sta per attivare in vari Stati. Il quadro non è fantasioso ma terribilmente reale. Ricordiamo che più di un aderente alle FF.A. ed ai Servizi è stato colto con le dita nella marmellata (il vil denaro) per aver passato informazioni ai russi. Riflettiamoci.

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Giuseppe Bodi

Giuseppe Bodi

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