Potrebbe sembrare una storia di fantasia oppure una prova di telepatia che dimostra come qualcuno sia capace di leggere nel pensiero e riesca a capire che state per dire o chiedere qualcosa.
Quante volte prendendo in mano il telefonino si trova miracolosamente sullo schermo la pubblicità di un oggetto di cui si è appena parlato? Si pensa subito che qualcuno ci stia spiando e ascolti (e magari registri) le nostre chiacchiere e ci piacerebbe tanto sapere chi è.
Mettendo da parte inutili sospetti, si sa – ad esempio – che gli assistenti vocali sono estremamente pronti a reagire alle sollecitazioni verbali degli utenti, al punto di annotare (e conservare) anche le frasi dirette ad altri interlocutori.
Chi vuole saperne di più e magari lamentarsi nelle sedi istituzionali delegate alla tutela della riservatezza può prendere spunto da queste quattro righe, redatte in un noioso pomeriggio a bordo di un treno che di alta velocità ha solo il nome. Chi pensa di addebitare a me il puntare il dito oggi contro Google deve sapere che se le Ferrovie dello Stato fossero puntuali non avrei trovato il tempo per guidare chi legge nel curioso percorso che ci accingiamo ad affrontare.
Nessuno legge l’informativa sulla privacy o le condizioni di utilizzo di qualunque piattaforma che rende Internet il Paese dei Balocchi. Chi si azzarda crolla stremato dopo poche righe e quindi tutti si affrettano ad accettare il diktat dei tanti colossi del web.
Tutti conoscono Google. Pochi sanno cosa fa davvero con le nostre informazioni.
Avventuriamoci nell’insidioso groviglio di regole e andiamo a visitare la pagina che si occupa della nostra privacy all’indirizzo https://policies.google.com/privacy?hl=it. Eliminando “?hl=it” il sito riconosce la lingua usata dall’utente e offre la versione nell’idioma parlato e scritto dall’interessato.
Il percorso è breve e agevole (per chi conosce la strada). Bisogna selezionare “Norme sulla privacy”, poi “Dati raccolti da Google” e quindi raggiungere il paragrafo “La mia attività”.
E’ lì che si trova la soluzione del mistero dell’orecchio che tutto ascolta e tutto sa. Gli amanti della mitologia o semplicemente della storia della Magna Grecia potrebbero evocare Dioniso, ma qui basta leggere quel che Google scrive senza dover far sforzi culturali o di semplice fantasia…
Ad un certo punto si legge “Raccogliamo informazioni circa le tue attività nei nostri servizi, che usiamo ad esempio per consigliarti un video di YouTube che potrebbe piacerti. Le informazioni riguardanti le attività possono includere termini che cerchi, video che guardi, visualizzazioni e interazioni con contenuti e annunci, informazioni vocali e audio, acquisti…
Anche se ogni tipologia di elementi raccolti da Google meriterebbe un approfondimento, limitiamoci a capire cosa si cela dietro la dizione Informazioni vocali e audio.
Facendo clic su quel collegamento ipertestuale (qui sopra o sulla pagina di Google) sullo schermo appare un breve testo esplicativo che recita precisamente “Quando il dispositivo rileva un comando di attivazione audio, ad esempio «Hey Google», Google registra la tua voce e l’audio, oltre ad alcuni secondi precedenti all’attivazione”.
Ho capito bene? “Google registra la tua voce e l’audio, oltre ad alcuni secondi precedenti all’attivazione”.
Ci si chieda come fa a prevedere o banalmente ad indovinare che l’utente sta per parlare alcuni secondi prima che questo cominci a farlo.
La spiegazione probabilmente è più semplice di quanto si possa pensare. Google è costantemente all’ascolto e registra ogni suono o voce che rientri nella portata del microfono del dispositivo elettronico adoperato dal suo utente. Lo fa in background senza interruzioni di sorta. Se l’utente attiva l’input vocale, Google prende la voce e taglia la sua registrazione “arrotolando il nastro indietro” per qualche secondo e facendo partire da quel momento la sua “cattura” della voce dell’interessato….
Ma il resto di voci, suoni e rumori della giornata, viene davvero cancellato?












