Si sente spesso parlare della straordinaria utilità dell’intelligenza artificiale nel contrastare le malattie e nel dare supporto alla ricerca in campo sanitario.
In un mondo in cui come cantava la buonanima di Francesco Guccini e continuiamo a cantare noi Dio è morto, la certezza che certe opportunità tecnologiche vengano utilizzate solo a fin di bene diciamo che vacilla.
Abbiamo visto come la IA è stata utilizzata dagli israeliani per colpire Gaza, centrando effettivamente la casa di presunti appartenenti ad Hamas ma uccidendo anche chi era all’interno o in prossimità dell’edificio individuato
Non è l’imprecisione o l’approssimazione a metterci in agitazione, ma piuttosto un deliberato uso di certe potenzialità per fare direttamente qualcosa di terribile.
Non parliamo di scenari di fantasia, ma prendiamo spunto da storie vere come quella dell’ARC Institute di Palo Alto in California.
I ricercatori di quella struttura, infatti, hanno utilizzato l’intelligenza artificiale per produrre nuovi genomi virali. Questi signori hanno iniziato insegnando ad un modello di IA a riconoscere la struttura del DNA di parecchi virus presenti in natura. Quando la macchina è diventata abbastanza brava la hanno incaricata di redigere le ricette di nuovi virus.
Se nel film Smetto quando voglio è la genialità di un brillante contrattista universitario a sfornare una miscela con effetti psicotropi non contemplata negli elenchi delle sostanze proibite, qui ci troviamo in una situazione ben più allarmante.
In primo luogo non è un film capace di far sorridere nonostante sia un affresco del declino del nostro Paese. In secundis siamo dinanzi ad una catastrofica dinamica suicida, che dimostra come la dolorosissima lezione del Covid non abbia insegnato nulla. E evidente che a dispetto degli striscioni sui balconi la pandemia non ci ha fatto diventare migliori. Anzi.
Prima che si pensi che questo corsivo sia solo frutto dei postumi di una cattiva digestione a seguito di una eccessiva libagione estiva, è bene dire che questo dramma è ripreso da un articolo di Science che chi ha pazienza di andarsi a leggere scoprirà essere meno divertente di queste poche righe.
L’elaborazione informatica ha fatto scattare un esperimento in cui determinati batteri hanno prodotto virus capaci di infettare altri batteri e di propagarsi rapidamente.
Gli esperti dicono che questo processo di sintesi dei virus esiste da anni e che l’intelligenza artificiale non centra nulla. Poi aggiungono che si tratta solo di un duello tra batteri e che gli esseri umani non devono temere alcunché.
Qualcuno pensa di tranquillizzare sottolineando che il DNA, da cui il modello di intelligenza artificiale ha attinto le informazioni, era quello di un virus relativamente innocuo noto come Phi X-174.
Ma se la prossima sperimentazione parte da un altro virus un pochino più aggressivo che fine facciamo?
Senza far sforzi e senza aver bisogno di competenze specifiche, proviamo ad immaginare che la roulette russa cui stanno giocando gli scienziati metta nel revolver dell’intelligenza artificiale il DNA del vaiolo
A parlarne con toni meno leggeri è The New York Times, non il solito sito di complottisti o la pagina Facebook di qualche malato di mente.












