Ha tutte le caratteristiche di un ossimoro. L’ossimoro è una figura retorica che consiste nell’accostare due parole dai significati opposti, o in forte contraddizione tra loro, in modo da creare un’espressione paradossale. Il termine deriva dal greco antico ὀξύς (acuto) e μωρός (ottuso/folle). Qualche esempio: ghiaccio bollente, dolceamaro, soli insieme. Guerra giusta?
No, “guerra giusta” (Bellum iustum) non è un ossimoro, bensì è una teoria etica, filosofica e giuridica che stabilisce quando l’uso della violenza armata è moralmente e legalmente giustificabile. Nata nel mondo classico e sviluppata dalla teologia cristiana, oggi si articola nel moderno diritto internazionale e la dottrina si suddivide in tre criteri principali:
Ius ad bellum (il diritto di andare in guerra): Regola le motivazioni per cui è lecito iniziare un conflitto. I principi fondamentali includono:
- Giusta causa: rispondere a un’aggressione, o difendere i diritti umani fondamentali.
- Autorità legittima: la guerra deve essere dichiarata solo da un’istituzione riconosciuta dallo stato o dalla comunità internazionale.
- Ultima ratio: la forza militare deve essere usata solo dopo che tutti i mezzi diplomatici e pacifici sono falliti.
- Proporzionalità e probabilità di successo: i benefici attesi dalla guerra devono superare i mali provocati e l’obiettivo deve essere realisticamente raggiungibile.
Ius in bello (il diritto nella guerra): regola la condotta delle ostilità una volta iniziato il conflitto. Si basa su due principi:
- Distinzione (o immunità dei civili): è vietato attaccare intenzionalmente i non combattenti.
- Proporzionalità: l’uso della forza deve essere limitato a quanto strettamente necessario per raggiungere l’obiettivo militare, evitando sofferenze superflue.
Ius post bellum (il diritto dopo la guerra): stabilisce le regole per una pace giusta e duratura, tra cui la ricostruzione, il rispetto dei diritti umani e la punizione dei crimini di guerra.
In sintesi, la teoria della guerra giusta sostiene che le guerre devono soddisfare condizioni rigorose: essere in autodifesa e solo se le alternative sono state esaurite; proporzionalità dell’uso della forza; esistenza della probabilità di successo e imminenza della minaccia.
Si ringrazia Comet dell’aiuto prezioso nel compilare questa necessaria premessa per parlare di un evento assai raro.
Il mese scorso, nella sua prima lettera enciclica “Magnifica Humanitas“, esplorazione di come proteggere la dignità umana nell’era dell’intelligenza artificiale, il santo Padre ha dedicato, nel paragrafo 192, un breve passaggio alla teoria della guerra giusta. Apparentemente innocuo, ma altamente critico.
“Oggi è più che mai importante ribadire il superamento della teoria della “guerra giusta”, troppo spesso invocata a giustificare qualsiasi guerra, fermo restando il diritto alla legittima difesa intesa nel senso più stretto”.
La teoria della guerra giusta, principio fondamentale del pensiero cattolico, è stata in gran parte sviluppata da Sant’Agostino d’Ippona nel V secolo ed elaborata poi da San Tommaso d’Aquino nel XIII secolo. Si tratta di un insegnamento millenario utilizzato da secoli per giustificare le guerre. Leone XIV lo definisce obsoleto e distorto, da rivedere e cambiare. Richiesta che può sembrare non ortodossa, persino radicale. Eppure nessuno può essere più adatto a revisionare un insegnamento di Sant’Agostino di questo Papa, educato dagli agostiniani, estensore di una dissertazione di laurea sulla governance dell’Ordine di Sant’Agostino di cui è stato poi il priore generale.
Nel mettere in dubbio l’utilità di insegnare nell’era moderna i concetti della guerra giusta, l’enciclica preserva “il diritto all’autodifesa nel senso più stretto“, ma non suggerisce un nuovo quadro per giustificare la guerra perché ne esclude la legittimità: “L’umanità ha strumenti molto più efficaci e capaci di promuovere la vita umana per affrontare i conflitti, come il dialogo, la diplomazia, il perdono. Il ricorso alla forza, alla violenza e alle armi testimonia una povertà relazionale che ha sempre conseguenze disastrose sulle popolazioni civili.”
Altri Papi hanno individuato nella distorsione della teoria della guerra giusta un problema. Ad esempio, nell’enciclica del 1963 “Pacem in terris”, Giovanni XXIII definisce la guerra come qualcosa di “alienum a ratione bellum iam aptum esse ad violata iura sarcienda”, (estraneo alla ragione [ritenere] che la guerra possa essere uno strumento adatto per rivendicare dei diritti violati). Papa Francesco, nella sua enciclica del 2020 “Fratelli tutti”, ai paragrafi dal 256 al 262 del settimo capitolo, dedicato ai percorsi di pace per un nuovo incontro, afferma che negli ultimi decenni ogni guerra, anche quando non era giusta, è stata “giustificata”, eppure non si può più parlare di “guerra giusta”, si può solo sostenere la legittimità di difendersi militarmente se si è attaccati. La guerra, ha detto, può essere facilmente scelta invocando ogni tipo di scuse, presumibilmente umanitarie, difensive, o precauzionali, persino ricorrendo alla manipolazione delle informazioni, ma la guerra è immorale, è sempre e solo una sconfitta per l’umanità e non può mai essere giustificata.
Papa Leone XIV non ha citato alcuna guerra specifica nell’enciclica, troppo raffinato diplomatico per farlo, ma è chiaro a tutti che avesse ben presente la guerra del presidente Trump contro l’Iran. D’altronde il 10 aprile 2026, sul suo account ufficiale su X aveva postato, riferendosi a proclami trumpiani: “Dio non benedice nessun conflitto. Chiunque sia un discepolo di Cristo, il Principe della Pace, non è mai dalla parte di coloro che una volta brandivano la spada e oggi sganciano bombe”.
Il 6 giugno scorso, in un incontro con i giornalisti a bordo dell’aereo in viaggio verso Madrid per una visita pastorale, gli è stato chiesto se in Iran si stesse conducendo una “guerra giusta”: “Credo che questo sia già stato reso molto chiaro: in Iran, i criteri per una guerra giusta non sono presenti”, ha risposto il Papa, aggiungendo poi: “La teoria della guerra giusta risale a secoli fa quando era impossibile immaginare le armi e la capacità distruttiva disponibile per l’umanità oggi”.
Scrive Leone XIV: “I sistemi d’arma autonomi rendono la guerra “più ‘fattibile’ e meno soggetta al controllo umano, ciò viola il principio secondo cui la forza armata dovrebbe essere utilizzata solo come ultima risorsa in caso di legittima autodifesa“.
Dunque, afferma il santo Padre, l’era dell’intelligenza artificiale mina i criteri morali della guerra giusta e solo gli esseri umani sono in grado di esprimere giudizi morali. Le macchine non dovrebbero prendere decisioni sulla guerra.
Il vicepresidente J. D. Vance, che è cattolico, ha citato la teoria della guerra giusta in un suo discorso il 14 aprile scorso tenuto all’Università della Georgia, ovviamente sapendo tutto meglio: “Quando il Papa dice che Dio non è mai dalla parte delle persone che brandiscono la spada, c’è più di una tradizione millenaria di teoria della guerra giusta. Possiamo, ovviamente, avere disaccordi sul fatto che questo, o quel conflitto sia giusto.”
Il 28 maggio, Vance nel discorso di chiusura della classe 2026 della Air Force Academy degli Stati Uniti, ha dimostrato di avere fatto i doverosi e necessari compiti a casa e invece di criticare ha elogiato l’enciclica di papa Leone XIV e la sua richiesta di un aggiornamento dei principi di guerra giusta date le nuove tecnologie utilizzate in guerra. Sentitamente si ringrazia.
Nel riformulare la visione della Chiesa sulla guerra, la posta in gioco per il cattolicesimo, gli Stati Uniti e il mondo è alta e il Vaticano deve procedere con attenzione. La chiesa universale, con millenni di ragionamento morale e il suo clero presente sul campo praticamente in ogni zona di conflitto, ha un ruolo primario nell’articolare un nuovo quadro intellettuale sulla teoria della guerra giusta, definendo etica e valori, essenziali per prendere decisioni sul campo di battaglia. Occorre farlo alla svelta, perché l’Intelligenza Artificiale non aspetta e le sue decisioni nei conflitti crescono continuamente di numero e sono sempre gelidamente automatiche.
Leone XIV, i suoi predecessori e i suoi fratelli chiedono di tornare alle radici cristiane, con un concetto apparentemente semplice: la guerra è fondamentalmente antitetica al Vangelo di Gesù Cristo.
Facile a dirsi, difficile a farsi.












