Come ognuno ben sa, la Carta Costituzionale attribuisce al Governo il potere esecutivo, quello legislativo in alcuni ristretti casi rigidamente normati. Il più impiegato è quello dei Decreti Legge. Questi sono legislazione d’urgenza, un atto normativo provvisorio con forza di Legge, che si dovrebbe adottare in casi straordinari di necessità e urgenza; entrano in vigore immediatamente e debbono essere approvati entro 60 giorni, pena la loro decadenza. Questa legislazione d’urgenza è abusata da molti anni da Governi di ogni composizione politica. Su di essi, non di rado viene posta la fiducia. A poco valgono, o sono valsi nel tempo, i richiami dei costituzionalisti e della Presidenza della Repubblica.
I partiti di governo, legittimamente, “distribuiscono” una notevole serie di incarichi pubblici in molteplici settori, compresi quelli di Governo. Da sempre si è parlato di “nepotismo” nell’assegnazione delle cariche e, in alcuni casi, anche nelle assunzioni nel settore pubblico e non. I famosi “amici degli amici” nell’accezione non criminale. La forma più evoluta del “nepotismo” è il “familismo” .
L’appartenenza alla stessa “famiglia politica”, ovvero condivisione di cultura, ideologia, tradizione politica è un aspetto, parzialmente discutibile, ma certamente consolidato nel tempo che non offre il fianco a critiche aprioristiche. Questa dinamica ha lasciato poco spazio a quelle che, in via teorica ed etica, dovrebbero essere i metodi e le caratteristiche nell’assegnazione degli incarichi: probità e competenza.
Nell’ambito del “familismo”, non di rado, si è assistito a qualcosa che può essere definita “successione dinastica”. Il professor Alessandro Campi le ha definite “democrazie dinastiche” o “democrazie claniche”. Ovviamente il termine ”clanico” non ha significato o riferimento alla criminalità organizzata.
Laddove si entra in una logica “familista” o “dinastica” spesso gli incarichi da assegnare sono in numero troppo elevato. Accade, non volendosi esprimere giudizi di etica o di probità a vanvera, che le competenze personali non sempre sono adeguate rispetto al numero dei veramente competenti di questa anomala cerchia. Negli ambiti del “familismo” le ristrette competenze personali non sempre coprono tutte le necessità per cui si assegnano cariche anche senza un reale merito.
Il “nepotismo”, particolarmente impiegato nella vituperata quanto rimpianta, Prima Repubblica, in parte collegato al “codice Cencelli”, famosissimo ma non scritto, offriva maggiori possibilità. Queste erano collegate a un ampio spettro di persone dove le competenze, almeno in alcuni incarichi chiave, erano evidenti. Per gli incompetenti si riservavano sinecure dalle quali era impossibile fare danni e, comunque, erano ben controllati in eventuali debordamenti.
Restringendo il campo dal nepotismo al familismo le possibili competenze si riducono drasticamente per un oggettivo problema di numeri; il ventaglio delle candidature tra le quali scegliere si restringe al massimo.
Pertanto, non diciamo di abolire “nepotismo” e “familismo”, le tradizioni, anche se non particolarmente esaltanti, vanno rispettate. Nessun partito vi rinuncerebbe mai e poi mai. Almeno cerchino di inserire persone competenti negli incarichi di rilievo dove si possono fare danni all’Italia intera. Ad alcuni si dovrebbe insegnare a collegare il cervello alla bocca prima di parlare. Absit iniuria verbis.
5 luglio: il papa torna a vivere l’estate nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. Il giorno prima, 4 luglio, da mattina a sera, è uno e trino: Pastore...
Leggi tuttoDetails












